Browsing "arte contemporanea"
Gen 26, 2015 - arte contemporanea    No Comments

Carrara: Mario Tapia

Melania Carnevali

Lo scultore ecuadoregno Mario Tapia
Lo scultore ecuadoregno Mario Tapia

CARRARA. Mario Tapia, scultore ecuadoregno di 48 anni, non è solo un artista sui generis, stando alle critiche del circuito artistico locale. È anche un uomo piacevolmente diverso dai canoni tipicamente occidentali.
Sorride continuamente, ha una parola buona per tutti, infonde ottimismo. Ascoltiamo la sua storia affascinati, viaggiando attraverso i suoi occhi scuri verso l’Ecuador di oltre vent’anni fa, quando viveva ancora nel bosco.
Senza elettricità né acqua calda. Andava a caccia. Aveva vent’anni e non aveva mai visto una città. Poi, l’incontro con un missionario piemontese, padreGiovanni Onore, che gli ha cambiato la vita.

Mario, è stato lui a scoprire che era uno scultore?
«Già… Devo molto a quell’uomo, perché mi ha dato la libertà: mi ha fatto scoprire di amare la scultura. Io infatti creavo statuette con il legno; lavoravo anche tutta la notte senza rendermene conto. Fu lui che un giorno, notando le mie statuette, mi disse: “Se lavori il legno verranno le tarme, devi lavorare il marmo”. E così prima mi iscrisse alla scuola dei francescani a Quito, poi a una scuola d’arte e poi ancora all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Mi pagò l’iscrizione e il biglietto dell’aereo e arrivai qua. Era il 1992. Mi disse “hai anche il biglietto di ritorno, se superi il test di ammissione sai cosa ti aspetta qua, se non passi il test hai il biglietto per tornare in Ecuador”. E mi lasciò davanti all’Hotel Dora, nel centro storico».

E come si è sentito?
«Come lanciato sulla Luna. Non avevo un amico, non conoscevo l’italiano. Poi in quel periodo era tutto chiuso perché era metà agosto. Per due mesi ho mangiato due gelati al giorno, perché non avevo molti soldi. Poi sono andato a lavorare nei laboratori a lucidare sculture e a restaurare mobili antichi».

Ai quei tempi era più facile trovare lavoro?
«Sì, si viveva molto meglio all’epoca. Grazie al mio lavoro sono riuscito a mandare i miei fratelli a scuola in Ecuador. Adesso non si riesce nemmeno a pagare le bollette».

Colpa della crisi?
«Anche, le sculture d’altronde sono beni di lusso. Si vende meno mentre le tasse aumentano. È diventata invivibile l’Italia. Ma è anche il mercato che è cambiato. Da una parte infatti ci sono i robot, che stanno uccidendo il lavoro artigianale. Li accendi e lavorano notte e giorno. Poi c’è la competizione della Cina. Loro riescono a comprare il marmo, a portarlo là, farlo lavorare a manodopera sottopagata o ai robot stessi e a riportare qui la statua finita per venderla a un terzo del prezzo di un artigiano locale».

Quindi la Cina si è presa tutta la filiera: dalla lavorazione alla vendita?
«Purtroppo sì. Ed è un peccato. Non bisognerebbe trascurare i lavoratori, perché sono una ricchezza grande. Anche con i robot sparisce la tecnica, la tradizione. Mi sono accorto infatti che sono scomparsi gli artisti figurativi; per farli infatti bisogna conoscere l’anatomia. Ma adesso ci sono i robot che da una fotografia creano l’85% dell’opera, poi l’artigiano rifinisce l’ultimo 15%. Tanta è grande la competizione che noi artisti non riusciamo più a fare niente di personale. Siamo costretti a terminare quel 15% lasciato dai robot, dietro ai quali a volte c’è un artista e a volte nemmeno quello o a creare ex novo sculture per artisti che hanno soldi».

Sembra quasi la descrizione del lavoro in fabbrica…
«Ed è così che ci sentiamo. Si lavora dodici ore al giorno per gli altri e, oltretutto, si riesce a malapena ad avere i soldi per pagare le bollette. Ma la cosa in assoluto più triste è che questo sistema non lascerà opere d’arte al futuro. Prima o poi questo patrimonio nazionale morirà».

Però lei è molto conosciuto e apprezzato, sia a Carrara sia nel suo Paese. Come ci è riuscito, partendo dal nulla?
«Ho iniziato con i Simposio, convinto che la cosa più importante per uno scultore fosse il nome, il personaggio. Poi ho avuto anche un po’ di fortuna. Grazie ai miei contatti con la Chiesa ho creato la Santa Mariana de Jesus di sei metri, che è esposta in Vaticano. Questo mi ha aperto le porte in Ecuador. Essendo la santa del mio Paese, per due anni, il tempo che ho impiegato a fare la scultura, sono venuti numerosi giornalisti a intervistarmi che hanno parlato di me in Ecuador. Una mia scultura, la “Adolescenza”, è stata anche stampata sui dei francobolli».

Quindi è una celebrità nel suo Paese?
«Ero. E’ facile creare un nome e arrivare all’apice. È difficile mantenerlo. Bisognerebbe stare sempre attivi, continuare a fare opere, cose che appunto non riesco più a fare. E questo è uno dei motivi per cui vorrei andarmene via».

Sta pensando di andarsene?
«Dovevo rimanere quattro anni… Vede, penso che Carrara sia un enorme cratere, con un bellissimo sasso in fondo, dove dormono i tuoi sogni. Ti trovi davanti al sasso e scolpisci e scolpisci, senza renderti conto di quello che ti succede intorno e poi ti svegli e son passati ventidue anni».

Che bella immagine che ha evocato! Dà a intendere una passione profonda per questo lavoro. O meglio per il marmo…
«Sono innamorato. Potrei lavorare dodici o quindici ore senza rendermene conto. Beh (sorride, ndr), adesso magari me ne rendo conto, perché a forza di stare in piedi incomincio ad avere le vertebre schiacciate, ma quando lavoro non sento fatica. Carrara ti attira, sei felice con il marmo e se guadagni o non guadagni non ti interessa. Poi però ti rendi conto che non vale più la pena faticare così tanto per nulla, quando la tua famiglia è oltreoceano».

Cosa potrebbe fare?
«Verrei a prendere il marmo qui e lo lavorerei là».

C’è mercato?
«Sì, ci sono molti benestanti. L’Ecuador è uno dei Paesi dell’America Latina in crescita, grazie anche all’ultimo presidente. Sta diminuendo la corruzione, aumentano i finanziamenti ai giovani e all’istruzione. La città sta crescendo. Insomma c’è un futuro. E come sogno, poi, ho quello di creare una scuola del marmo là. Vorrei trasmettere la mia conoscenza ai giovani. E una volta formato qualcuno, gliela lascerei in mano e ne aprirei un’altra. E così via».

Ma quindi tornerebbe a vivere nel bosco?
«No, no. Non ci riuscirei più. Non è facile tornare indietro».

A Carrara ha sculture esposte?
«No nulla, a Carrara non ho mai fatto niente».

Come mai?
«Ho provato due volte a partecipare al Simposio e non mi hanno preso. Poi volevo donare al Comune un pellicano in marmo bianco gigante da mettere a Marina di Carrara. L’idea era di posizionarlo nella piazza in modo che i bambini lo usassero come cavallino. Mi risposero che dovevo essere molto conosciuto e non lo hanno voluto. Ora quel pellicano è all’Isola d’Elba. Ma qui mi sono trovato benissimo. Mi hanno accolto e dato tutto ciò di cui avevo bisogno. E poi ho incontrato la mia seconda famiglia: gli Scarfò. Appena arrivato andai a lavorare agli Studi Nicoli, dove lavora ancora uno di quella famiglia che mi invitò a mangiare a casa loro. Dopo l’accademia mi sono trasferito da loro. Mi ricordo che un giorno mi prestarono una bicicletta e io, entusiasta, andai fino a Colonnata. Al ritorno vidi un sasso gigante di marmo e lo caricai. A uno certo punto, mentre tornavo in città, ho sentito “pam”: era scoppiato il cerchione della bicicletta».

Gen 22, 2015 - arte contemporanea    No Comments

Lucca: Pier Toffoletti

 

Sabato 24 gennaio 2015 alle ore 17 sarà presentato al pubblico il catalogo della mostra “Pier Toffoletti. Splash”, realizzata in collaborazione con Casa d’Arte San Lorenzo e ospitata nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground fino al 15 febbraio 2015.

 

A moderare la serata sarà Maurizio Vanni, direttore del Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, supportato dall’artista Pier Toffoletti e da Roberto Milani di Casa d’Arte San Lorenzo. Un’occasione per approfondire le tematiche affrontate dall’artista friulano e soprattutto la nuova tecnica pittorica che ha sperimentato nei lavori più recenti esposti nel museo lucchese. “Le sue mani – spiega Maurizio Vanni – vanno a cercare il colore schiacciandolo, completando di fatto un lavoro che prende forma deflagrando la forma, che si manifesta come una positiva negazione, come una rinascita dalle ceneri di ciò che rimane della pura esistenza, come un passaggio dimensionale che va oltre il teatro delle nostre vite. Nulla a che vedere con il dripping o l’action painting di pollockiana memoria”.

 

Si potrà approfittare della presentazione del catalogo anche per visitare la mostra e gustarsi il video, proiettato nella sala video arte, che documenta le azioni performative dal vivo di Pier Toffoletti. L’ingresso è libero.

 

 

 

Note biografiche di Pier Toffoletti

Pier Toffoletti nasce nel 1957 in provincia di Udine. La sua passione per la pittura è molto precoce. Nel 1976 si diploma presso il Liceo artistico di Udine. Nel 1979 apre uno studio pubblicitario operando come creativo in campagne pubblicitarie e come regista di spot televisivi e video clip. Collabora con emittenti televisive nazionali e locali realizzando diversi cortometraggi d’animazione e video clip. Fino al 1995 Toffoletti dipinge nei ritagli di tempo, alternando questa sua passione a quella della speleologia. Tra il ’92 ed il ’95, una serie di viaggi nel Centro e Sud America segnano l’inizio di un importante cambiamento che lo porta ad impegnarsi a tempo pieno nella pittura.

Nel 2014 espone alla Biblioteca Umanistica dell’Incoronata a Milano, all’Archivio Pria di Biella, a Palazzo Bernabei ad Assisi e alla Simboli Art Gallery a Firenze. Nel 2013 è allo Spazio Tadini a Milano e ad Arte Padova, nel 2012 ad Art Basel Miami, nel 2011 alla 54ª Biennale di Venezia e, con una personale, presso il Palazzo Molino Stucky a Venezia.

Ha partecipato ad oltre duecento mostre personali e collettive fra le quali, nel 2009, quella a Villa Farsetti di Santa Maria di Sala (Venezia). Sono del 2008 le mostre personali al Museo Correr di Venezia, a Palazzo Senato a Milano e ad Open XI al Lido di Venezia. Nel 2007 è a Verona al Palazzo della Gran Guardia e al Palazzo Pretorio di Cittadella (Padova) con una collettiva di dieci artisti di fama, dal titolo “Epifania di un albero”. Nel 2005 tiene una personale presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo ed espone con artisti giapponesi al Palazzo Scuola Grande San Giovanni Evangelista a Venezia. Nel 2004 è al Consolato Generale d’Italia a Coral Gables e all’Art Center in Lincoln Road a Miami. Nel 2002, invitato dall’Asahi Art Communication di Tokyo, espone a Palazzo Zenobio a Venezia e nel 1999 presso l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo.

Numerose anche le sue partecipazioni ad importanti fiere internazionali d’arte, tra cui quelle di Madrid, New York, Yokohama, Las Vegas, Philadelphia, Innsbruck, Strasburgo. Sue opere si trovano presso enti pubblici e collezioni private in Austria, Belgio, Croazia, Germania, Giappone, Francia, Lussemburgo, Olanda, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Stati Uniti d’America, ecc.

 

 

 

 

 

Gen 21, 2015 - arte contemporanea    No Comments

Lucca: Tista Meschi

La mostra apre il programma espositivo 2015 – “Aspro e dolce. Acquerelli di Tista Meschi”.
Inaugura il 24 gennaio l’esposizione alla Fondazione Banca del Monte di Lucca

“Aspro e dolce. Acquerelli di Tista Meschi”: inaugura sabato 24 gennaio alle 18 nelle sale del Palazzo delle Esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca (piazza San Martino, 7) la mostra del pittore lucchese che apre il calendario 2015 delle esposizioni nel Palazzo della Fondazione.

“Tista Meschi, lucchese, insegnante e pittore, è uno dei protagonisti del mondo culturale ed artistico della città – spiega il presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca Alberto Del Carlo -. Radicato in una ricca tradizione familiare e locale, è andato oltre, fino ad affermarsi tra i migliori acquarellisti italiani contemporanei. Dipinge i paesaggi della sua terra con mano sapiente, che si manifesta nelle sciolte stesure del colore, nel rigore degli impianti, nelle calibrate armonie delle scene, nell’originalità dei tratti prospettici e delle atmosfere. La pittura di Meschi smuove il nostro sopito desiderio di tornare a godere della natura nelle sue infinite varianti stagionali, di ricercare ed apprezzare la ‘lentezza’ del vivere. È con questo bell’invito e con questo buon augurio che Meschi apre la stagione pittorica 2015 delle sale espositive della Fondazione Banca del Monte di Lucca”.

“Irrimediabilmente toscano – scrive il curatore della mostra Marco Palamidessi – artista che senza lasciarsi allettare da ‘mode’ o distrazioni obbedisce unicamente al suo credo e alla sua ispirazione, Meschi ha una mano fiera che sa di esserlo, forte della sua sapienza tecnica, apprezzabile nella raffinatezza cromatica dei dipinti, nella loro impostazione spaziale, nella sempre variata temperatura atmosferica. È il paesaggio lucchese, con tutte le passioni che egli ha visto e sentito sbocciare in sé fin dai tempi della fanciullezza: la campagna delle ore e delle stagioni, degli odori e dei rumori, dei fischi e delle voci che risuonano da lontano; la campagna con le case a misura dell’uomo che le ha costruite per viverle, ed il muro che cinge l’orto ed i cannicci attorno ai pochi metri di terra sarchiata con amore e sudore. E ancora i profili delle colline dai fianchi scavati, e là in fondo una linea dritta, magari il poggio di una golena; più in là i monti che come un anello abbracciano la piana di Lucca in tutta la sua grandezza; e poi zone boschive o palustri, viste dall’alto così che si dispieghino fino ai più lontani orizzonti, nel suggestivo alternarsi di acquitrini e strade fangose, falaschi e canne al vento, sottili lingue di terra e lame d’acqua argentate, balenanti alle ultime luci del giorno”.

L’esposizione, a ingresso libero, sarà aperta fino al 15 febbraio con il seguente orario: dal lunedì al venerdì 15,30-19,30; sabato e domenica 10-13, 15,30-19,30.
Info: www.fondazionebmluccaeventi.it; info@fondazionebmluccaeventi.it

Gen 18, 2015 - arte contemporanea    No Comments

Vorno (LU): Alla Tenuta dello Scompiglio

Il termine per presentare le iscrizioni è il prossimo 27 aprile. Sì, c’è tempo, ma il progetto che stavolta vi si richiede è piuttosto impegnativo? Avete presente l’assenza di causalità e coincidenza tra il sesso biologico, il genere (mascolinità–femminilità) e l’orientamento sessuale, che vengono “definiti” all’atto pratico nel momento della nascita, ma che poi sono destinati a cambiare nel corso della crescita, sviluppando conflitti, dubbi, desideri, contraddizioni, ibridazioni temporanee e chi più ne ha più n metta? Ecco: Tenuta dello Scompiglio sta cercando, senza distinzioni di genere e sorta, chi possa rispondere a queste domande attraverso un punto di vista preciso, da sviluppare in un’opera o nella messa in scena di un progetto da installare in uno degli innumerevoli spazi del casale toscano, sia interni alla residenza, sia esterni, dal vigneto alla collina, dal bosco allo stagno. “La prima domanda che si pone circa un nascituro è: “maschio o femmina?”. Da quel preciso momento il nuovo io viene rivestito, omologato e incapsulato nelle costruzioni e negli stereotipi socio-culturali del genere maschile o femminile, come se questa dicotomia fosse un fatto “naturale”, come se fra i due ci fosse un muro o un’incompatibilità intrinseca. Questa presunta dicotomia potrebbe invece considerarsi come un vasto spettro sul quale muoverci liberamente o come qualcosa di cui liberarci definitivamente per trovare altri spazi di azione e nuovi assemblaggi identitari”, si legge nell’open call del nuovo contest, intitolato non a caso Assemblaggi Provvisori. E ancora, “In che modo le convenzioni, le costruzioni sociali e culturali, interferiscono con l’identità? Fino a che punto la tradizione, gli stereotipi del linguaggio, dell’educazione, dei gesti, dello stile, dei costumi o degli approcci influenzano e forse mascherano chi siamo, come ci presentiamo, che tipologia di relazione instauriamo con l’altro e che ruolo ricopriamo nella società? In che modo possiamo scompigliare gli stereotipi come se fossero oggetti di scena, parti di un gioco in continua trasformazione o creare linguaggi che trascendano la dicotomia maschile/femminile e l’atto stesso della rappresentazione?”. Stavolta, insomma, la si butta sul quel “gender” in versione trasformale – per fortuna – di cui forse per un ritrovato bigottismo sembra si parli meno, dopo le ricerche sul corpo mutante di una quindicina di anni fa. E allora, torniamo a rifletterci, in maniera forse più romanzata e certamente più contemporanea: www.delloscompiglio.org
Gen 17, 2015 - arte contemporanea    No Comments

Prato: Il Centro Pecci nella Rete

 

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ha presentato un bando diretto alle associazioni no profit che organizzeranno attività collaterali al museo, in occasione della sua riapertura dopo i lavori di ampliamento. La vera notizia, però, è che la Regione Toscana ha messo a disposizione ben 400mila euro per tutti i soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro che aderiranno: una buona nuova se si pensa ai pochissimi finanziamenti pubblici che vengono concessi alla cultura oggi.
Il fine è quello di “creare una sempre più efficace rete di coordinamento del contemporaneo su tutto il territorio regionale”, si legge sul bando. L’obiettivo sarà quindi quello di promuovere la cooperazione dei soggetti che operano nel campo dell’arte contemporanea rafforzando allo stesso tempo l’interesse per la riapertura del museo di Prato.
Per partecipare al concorso “Riapre il Pecci, riparte il contemporaneo in Toscana” si avrà tempo fino alla mezzonotte del 1 febbraio: il progetto presentato dovrà avere un’attenzione prevalente alle giovani generazioni, contenere una strategia coordinata con il Cento Pecci, sperimentare diversi linguaggi contemporanei, incentivare gli scambi culturali anche il relazione con l’Expo e sviluppare un sistema informativo regionale sull’arte contemporanea.
Un piano innovativo, che certamente offrirà spunti interessanti, che dimostra finalmente un interesse delle istituzioni per l’arte contemporanea, nel nostro Paese troppo spesso dimenticata. Speriamo che questa somma di denaro porti qualche frutto, dimostrando che investendo sulla cultura si pongono le basi per un sistema migliore.
Stasera invece un altro importante appuntamento con il ciclo “Changes / Cambiamenti”: alle 18 il talk tra Edwin Bendyk, coordinatore del Center for Future Studies al Collegium Civitas di Varsavia, scrittore e redattore scientifico del settimanale polacco “Polityka”, e Paolo Toccafondi, giornalista di politica, economia e cultura. L’incontro, intitolato “C’è vita dopo la rivoluzione?” verterà sulla situazione politica dell’Est Europa, partendo dai tumulti in Ucraina fino alla Polonia, per poi spostare lo sguardo verso occidente, anche alla luce dei recenti fatti che hanno colpito Parigi. Per chi non potesse partecipare, l’evento verrà trasmesso anche in diretta streaming sul sito del museo.
(Giulia Testa per exibart)
Gen 16, 2015 - arte contemporanea    No Comments

Pietrasanta (LU): Gemellaggio con Cefalù

Diminuisci carattere Ingrandisci carattere Stampa Invia RSS
L

i prepara un gemellaggio artistico tra Pietrasanta, capitale della Versilia, e Cefalù. Regista dell’iniziativa è il critico Lodovico Gierut che nelle scorse settimane ha tessuto un proficuo rapporto tra le due città. Una, Cefalù, è un polo turistico e culturale tra i più importanti della Sicilia. L’altra, Pietrasanta, è conosciuta come la “piccola Atene” per il patrimonio culturale e artistico di notevole interesse. L’evento culminerà con una grande esposizione tra settembre e ottobre a palazzo Panichi (a Pietrasanta) e successivamente presso l’Ottagono di Santa Caterina, al museo Mandralisca e alla Corte delle Stelle di Cefalù. 

“Esporteremo – dice il sindaco di Peitrasanta, Domenico Lombardi – l’attività dei nostri artisti e dei nostri artigiani, illustrando tecniche di lavorazione e maestria locale. Documenteremo la presenza di Michelangelo in Versilia e la presenza in città di numerosi artisti di ieri e di oggi che dalla Sicilia hanno scelto di portare la loro creatività a Pietrasanta. Tra questi Murabito, Messina, Ciulla. Quindi ospiteremo a palazzo Panichi una vasta vetrina di artisti siciliani. Ringrazio Lodovico Gierut per essere stato il prezioso tramite tra Pietrasanta e Cefalù”.
La promozione dell’evento è affidata domenica agli interventi dei sindaci Domenico Lombardi e Rosario Lapunzina a Radio Cammarata, che saranno trasmessi in streaming.