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Apr 2, 2015 - arte moderna    No Comments

Lucca: Ribelli si nasce

Ha appassionato, incuriosito e fatto discutere quasi 15 mila visitatori la mostra “Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce”, a cura di Maurizio Vanni e Stefano Cecchetto, ancora in corso al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art e che rimarrà aperta al pubblico fino a lunedì 6 aprile 2015 compreso. Ancora quindi pochi giorni per non perdere l’occasione di vedere le opere degli artisti della “macchia” riletti sotto un’ottica nuova per riscoprire la loro modernità.

 

“Siamo molto contenti dei numeri che ha prodotto la mostra dei Macchiaioli – sottolinea Angelo Parpinelli, presidente della Fondazione Lu.C.C.A. Museum –: crediamo di poter superare anche questa volta la soglia delle quindicimila presenze. Non è stato semplice far capire, soprattutto ai toscani, il taglio trasversale che abbiamo voluto dare, ma alla fine l’intento di rivedere gli artisti ribelli attraverso chiavi di lettura alternative ha permesso di catapultare pittori come Fattori, Signorini e Lega nella nostra contemporaneità”.

 

L’esposizione ha finora avuto un pubblico molto eterogeneo e ha visto una costante e massiccia presenza dei giovanissimi, soprattutto di scolaresche, grazie ai progetti didattici giornalieri. Un ulteriore stimolo alla visita, coinvolgendo giovani pubblici di altre città, è venuto dal racconto scenico a tema, curato da Maurizio Vanni, che si è tenuto al Palazzo dei Vescovi di Pistoia. Una proposta multidisciplinare che attraverso teatro, danza, musica e parole, ha fatto rivivere i momenti in cui i Macchiaioli hanno rotto con gli schemi dell’Accademia, lo spirito patriottico e la totale libertà espressiva di artisti che ancora non sapevano che avrebbero fatto la storia.

 

La mostra, prodotta da MVIVA e organizzata dal Lu.C.C.A., ha ottenuto il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Opera delle Mura, Camera di Commercio Lucca, Assindustria Lucca, Confcommercio Lucca, Confesercenti Lucca con il supporto di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Gesam Gas+Luce.

 

 

“Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce”

A cura di Maurizio Vanni e Stefano Cecchetto

Dal 21 novembre 2014 al 6 aprile 2015

ta, 36 – 55100 Lucca tel. +39 0583 492180

www.luccamuseum.com  info@luccamuseum.com

 

Mar 27, 2015 - arte moderna    No Comments

Poggio a Caiano (PO): Soffici e Sironi

 

nel programma di approfondimento sull’arte italiana del Novecento il Museo Ardengo Soffici organizza un’esposizione documentaria, curata da Luigi Cavallo, con 20 opere del maestro di Poggio a Caiano e altrettante di Mario Sironi.

La mostra (Ardengo Soffici e Mario Sironi. Silenzio e inquietudine, aperta da domani 28 marzo al 19 luglio) sintetizza l’attività dei due pittori nel XX secolo ed è concepita come antologia parallela: non una comparazione storico-critica, dunque, bensì un’occasione importante per rileggere capitoli essenziali nell’evoluzione della nostra storia.

Tra le opere più significative dei vari periodi l’esposizione presenta: per Sironi Il tram e la gru (1921), Nudo di schiena (1942), Paesaggio urbano (1943), L’idolo (1955); per Soffici Scomposizione di piani di zuccheriera e bottiglia (1913), Fruttiera con pere, 1915, Farfa, 1946, Paesaggio toscano (1960), oltre a un inedito Paesaggio (1956), dono di nozze alla figlia dell’editore Vallecchi.

Lo stacco culturale e creativo di Soffici (1879 – 1964) e di Sironi (1885 – 1961) è valutato in un raggio di partecipazioni che con la poetica del ‘richiamo all’ordine’ si svolse quale presa di coscienza della realtà: per Soffici il ‘realismo sintetico, per Sironi la realtà scavata nelle lacerazioni esistenziali dell’individuo.

Le due diverse esperienze si estendono fino alle incalzanti vicende degli anni Cinquanta, quando Soffici distillava nel paesaggio toscano una perfetta identificazione, ritmando le sue opere sul corso naturale delle stagioni, mentre Sironi giungeva fino alle più rischiate sperimentazioni dell’informale.

Silenzio’ e ‘inquietudine’, le definizioni che fanno da sottotitolo alla mostra, possono essere applicate a entrambi gli artisti: c’è silenzio nei lavori di Sironi sostanzialmente ispirati alla classicità mediterranea e nelle sue periferie, luoghi di una inedita solitudine; c’è silenzio nelle figure e nei paesi dipinti da Soffici per renderne l’esemplare immutabilità.

Quanto a ‘inquietudine’ il termine calza perfettamente con l’intreccio di vita e opere, nel cammino che ai più alti livelli hanno entrambi percorso nella nostra società. Un cammino che risulta evidente leggendo le loro biografie, con pagine anche drammatiche e nel sussulto dei loro vari periodi stilistici, dal futurismo al realismo.

I contatti tra Soffici e Sironi non sono certo stati frequenti come, ad esempio, quelli tra Soffici e Medardo Rosso, Carrà, de Chirico, de Pisis, Carena. Li legano però significativi argomenti: anzitutto il rispetto per i maestri del passato, per la nostra tradizione formale, per la cultura figurativa. Caratteri del resto, che rappresentano il ceppo riconoscibile dell’arte italiana.

Mar 25, 2015 - arte moderna    No Comments

Fauglia (PI): Giorgio Kienerk


Giorgio Kienerk Sotto la lampada
Dal 19 aprile al 19 luglio 2015, nel museo a lui intitolato, si terrà la mostra Giorgio Kienerk. Ritratti. Si potranno ammirare oltre trenta opere di cui diverse inedite, recentemente ritrovate in collezioni private o apparse sul mercato, che consentono di ampliare la conoscenza di questo poliedrico artista (pittore, scultore, illustratore e grafico) attivo a cavallo tra Otto e Novecento e di arricchire significativamente il quadro offerto dalla collezione permanente del museo.

Giorgio Kienerk Fra due luci 1915

La mostra parte dalla presentazione della scultura inedita di Giorgio Kienerk, Il ritratto in terracotta dello zio Guido, eseguito nel 1886 quando l’artista, appena diciassettenne, è allievo di Adriano Cecioni a Firenze. Questa scultura ha una primaria importanza nel percorso di Kienerk e segna il momento in cui il giovane artista, che pure si dimostra naturalmente dotato per la scultura, si affida al nuovo maestro Telemaco Signorini dopo la morte improvvisa del Cecioni, accostandosi nel giro di pochi anni alle principali e più innovative correnti artistiche italiane e internazionali.

Da qui la mostra si articola attorno al tema del ritratto, attraverso l’esposizione di sculture, dipinti, stampe e disegni selezionati, che segnano particolari passaggi nella carriera dell’artista: dai ritratti eseguiti a pastello, tecnica moderna per eccellenza attorno al 1900, passando attraverso gli esperimenti sul volto umano condotti con l’ausilio della fotografia e delle arti litografiche per sviluppare il potere evocativo della ‘macchia’, fino al rapporto con la modella e lo studio, tipico della stagione matura, quando Kienerk si alterna tra Fauglia e Pavia città a cui è stato legato dal suo incarico di direttore della Civica Scuola di Pittura.

Giorgio Kienerk Bosco incantato 1917

Il catalogo della mostra ospiterà anche un ampio approfondimento relativo ai rapporti intercorsi tra Kienerk e lo storico dell’arte tedesco Aby Warburg, che nel suo diario ha lasciato traccia dell’incontro con l’artista avvenuto nel suo studio fiorentino ai primi del 1900. Kienerk ha inoltre eseguito un ritratto a macchia di Warburg, solo recentemente identificato, che è tra i pochi ritratti dello storico dell’arte tedesco realizzati da artisti a lui contemporanei.

Giorgio Kienerk Interno con modella 1918

L’attività del Museo Kienerk in questi ultimi anni ha contribuito a ridare all’artista il giusto peso nel panorama nazionale, a conclusione di un lungo percorso di rivalutazione segnato da importanti mostre monografiche (Firenze, 1970; Pavia, 1997; Bologna, 2004), e dagli essenziali contributi storico-critici di Eugenia Querci, di Piero Pacini, di Raffaele Monti e di Rossana Bossaglia. L’importanza di alcune opere di Kienerk per l’evoluzione della storia dell’arte italiana è testimoniata dalla loro presenza in alcune mostre chiave degli ultimi anni: da quella sul Simbolismo di Palazzo Zabarella a Padova (2011-12), dove venne esposta Giovinezza del 1902, alla recentissima mostra sul Liberty di Forlì (2014), in cui il grande trittico L’Enigma umano, già protagonista di una recente esposizione all’Ermitage di San Pietroburgo, viene utilizzato come icona stessa della mostra

 

Gen 27, 2015 - arte moderna    No Comments

Firenze: Picasso a Palastrozzi

Credo sia molto difficile allestire una buona mostra su Picasso, che dica realmente qualcosa, e non solo forte del nome di vasto richiamo. Ma il problema della mostra “Picasso e la modernità spagnola”, ospitata fino a ieri a Palazzo Strozzi, non è stato l’uso del nome di Picasso come specchietto per le allodole perché le opere di Picasso c’erano, e d erano anche buone. Solo la sezione con i disegni preparatori a Guernica, e vari minotauri, potrebbe reggere da sola una mostra.
Il problema è stata la sensazione che si sia voluto giocare su tavoli separati: da un lato Picasso, da un altro il confronto tra Picasso e le avanguardie spagnole, da un altro ancora la storia dell’arte spagnola dal 1910 al 1960 circa, attraverso 90 opere della collezione del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, di cui 42 di Picasso. La mostra non è stata né una retrospettiva completa su Picasso, né una mostra filologica sull’arte modernista spagnola, ma sembrava assestarsi sulla questione se quell’artista o quell’altro sia simile a Picasso o ne differisca, e in che cosa, comprendendo però anche artisti per i quali un confronto appare superfluo o inutile, vista l’ampiezza del periodo considerato, da Antoni Tàpies al realista magico Alfonso Ponce de León all’informale Manuel Millares. Tra l’altro con opere non tutte dello stesso livello qualitativo. Oppure in alcuni punti si accantonava Picasso per seguire, abbastanza semplicisticamente, lo sviluppo dell’arte spagnola attraverso il XX secolo, ignorando quasi del tutto le relazioni con la scena artistica internazionale.
Picasso e la modernità spagnola, vista della mostra, Palazzo Strozzi
D’altra parte il curatore, Eugenio Carmona, cattedratico di storia dell’Arte all’Università di Malaga, avrebbe potuto approfondire solo una delle linee toccate, come del resto già ha fatto in diversi studi specifici lungo la sua carriera. Oppure, ad esempio, la stessa edizione del 1931 di Le Chef-d’œuvre inconnu di Honoré de Balzac, illustrata su commissione di Ambroise Vollard con disegni e incisioni di Picasso – la cui fruizione è stata invece svilita nella sala iniziale in una triste proiezione – avrebbe potuto essere il perno di una costruzione critica più avvincente e coraggiosa.
L’idea è che la mostra sia stata preparata con il minor sforzo possibile, avvalendosi di materiali generici, quasi già pronti, e contando molto sul ruolo attrattivo di Picasso. Ottima tuttavia per il turista di passaggio che voleva prendersi un break dalla sbornia rinascimentale, o per introdurre l’arte contemporanea a dei bambini. E per le casse di Palazzo Strozzi, ovviamente.
Mario Finazzi per exibart

 

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