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Carrra: La marrmoteca initolata a Giulio Conti

Il Consiglio di Amministrazione di Internazionale Marmi e Macchine Carrara Spa, su proposta del presidente Fabio Felici, ha deciso di intitolare a Giulio Conti, primo presidente e fondatore della società, la sala conferenze della Marmoteca, uno dei gioielli del centro Direzionale dove si tengono molti degli eventi dedicati allo studio e all’approfondimento delle problematiche del marmo in una struttura dedicata proprio alla promozione e rappresentazione dei materiali lapidei.

“Credo che ricordare Giulio Conti intitolandogli uno dei luoghi dove tradizionalmente, nell’ambito delle nostre attività, si parla di marmo e dei problemi legati ad un settore che Conti conosceva come pochi – dice Fabio Felici, presidente di IMM/CarraraFiere – sia doveroso soprattutto perché si trova all’interno di una struttura e di una società che è nata grazie alla sua intuizione e al suo lavoro. Anche nell’ambito dei ruoli che ha ricoperto successivamente, sia come presidente della Camera di Commercio sia come Sindaco di Carrara, Giulio Conti è sempre stato vicino alla nostra società e attento alla sua attività e al lavoro di quanti operano all’interno dell’azienda e siamo convinti che questo sia il miglior modo per tenere viva la sua memoria”.

La cerimonia ufficiale per l’intitolazione della sala si terrà nelle prossime settimane alla presenza dei famigliari.

 

 

 

Prato: Beatrice Gallori

E’ stata selezionata per partecipazione alla 56 Edizione della Biennale di Venezia, Padiglione Costa Rica, il Padiglione della Pace.
Cosa significa per lei?
Sicuramente la realizzazione di un sogno. Inoltre è una grandissima possibilità per far conoscere il mio lavoro a livello internazionale.
E’ un nuovo punto di partenza, un forte input per poter continuare al top la mia ricerca.

Come si definirebbe, come artista?
La parola artista racchiude un mondo talmente vasto di idee e creatività che non necessita di altre definizioni. Sono un’artista, punto!

Qual è il suo messaggio?
La mia ricerca artistica si basa sullo studio del movimento. Ricreo sulle opere un time lapse di un movimento, tendenzialmente di cellule vitali, fermandolo nel suo divenire. Le mie opere indagano la vita ed i suoi infiniti cambiamenti.

La sua biografia in poche righe
Beatrice Gallori, nasce nel 1978 a Montevarchi (AR). Trasferitasi a Prato consegue nel 1996 Diploma di Maturità Classica. Frequenta poi fashion Design e Maglieria al Polimoda (Fi). Il suo lavoro è monocromatico e volumetrico. La sua ricerca è incentrata sullo studio del MOVIMENTO che ricrea sia su tela che in scultura, Dal 2012 lavora con la galleria Armanda Gori Arte, Prato-Pietrasanta. Le sue opere sono presenti in varie collezioni pubbliche e private italiane ed internazionali.

Come nasce un’idea? Cosa è per lei l’ispirazione?
Per quanto mi riguarda, l’idea arriva all’improvviso nei momenti più disparati, poi si definisce pienamente dentro di me ed infine arriva sulle opere. L’ispirazione è tutto ciò che mi circonda, dall’ambiente circostante alle emozioni che provo.

Che cosa è l’arte?
E’ la sublimazione di un messaggio, di un modus operandi che attraverso l’artista trova la sua espressione finale nell’opera d’arte.

In che circostanze le vengono le migliori idee?
Quando meno me l’aspetto, in ogni momento, colpiscono e poi rimangono dentro.

Esiste la prova del nove per capire se un’idea è buona o no?
Quando le opere suscitano emozioni nello spettatore.

Tre idee creative che le piacerebbe fossero venute a lei?
I tagli di Fontana
L’estroflessioni di Bonalumi
Le architetture di Kapoor

Quando e come ha iniziato a vedersi come Artista?
Da sempre.

Perché tanti artisti hanno personalità complesse?
La complessità è una prerogativa dell’essere artista. Penso dipenda dal continuo movimento d’idee che l’artista vive dentro, dalla ricerca spasmodica, dal suo sentire le vibrazioni in maniera diversa rispetto alle altre persone.

Si considera post-moderno?
Mi considero contemporaneo. Vivo e lavoro filtrando tutto ciò che mi circonda in questo preciso momento.

Come si deve valutare un’opera artistica?
Dal mio punto di vista un’opera va valutata per le emozioni che trasmette, per la sua “bellezza”, per tutto ciò che ci dice. Ritengo che siano le opere a scegliere noi e non viceversa.

 

Lucca: Marco Andreotti

SARA BERCHIOLLI

Sei a casa tua nel TeamPelù”. J-Ax accoglie così Marco Andreotti, giovane talento lucchese entrato stasera nella scuderia di Piero Pelù al talent di Rai2 “The Voice”. Una blind audition sospesa fino all’ultimo secondo, quando il toro loco ha premuto il bottone giusto in tempo.

Classe 1987, di San Cassiano a Vico, Marco studia canto e musica da tanti anni, iniziando fin da bambino a cantare per la sua famiglia.

Battute di rito sulla voluminosa chioma del nostranissimo talento, Marco è stato accolto da tutti i giudici con entusiasmo grazie anche alla grinta con cui ha cantato “Mama Maè” dei Negrita.

Il primo ostacolo è superato, rivedremo Marco Andretti alle battle.

Sara Berchiolli

San Romano Garfagnana (LU): Antonio Bertei

ta: premiato il lavoro di Antonio Bertei

 

(AdnKronos) – Dalla Garfagnana all’Imperial College di Londra per produrre energia pulita ed assicurare al pianeta un futuro libero dall’inquinamento. E’ partito da San Romano di Garfagnana, dove è nato, il percorso che ha portatoAntonio Bertei, 30 anni, in Inghilterra. Assegnista di ricerca del dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa, grazie a una borsa di studio ‘Marie Curie’ potrà adesso sfruttare per due anni le avanzate tecnologie e strumentazioni dell’Imperial College dove, insieme a un team che da oltre dieci anni è attivo nella ricerca sui sistemi elettrochimici destinati alla produzione di energia, metterà le sue competenze al servizio del perfezionamento del funzionamento delle batterie a celle di combustibile ad ossidi solidi, in particolare il suo lavoro sarà finalizzato a prolungare il tempo di vita operativa di questi strumenti. Si tratta di una delle più promettenti fonti di energia pulita ad oggi in studio, per un futuro libero da combustibili inquinanti.

Il funzionamento di questo particolare tipo di dispositivo è attualmente limitato da fenomeni di degradazione dei materiali che ne causano una scarsa applicazione commerciale – spiega Bertei ad AdnKronos –. L’utilizzo di tecniche sperimentali e modellistiche del tutto innovative permetterà, con indagini a livello della nanoscala, di mettere in relazione le cause dei fenomeni degradativi con opportune contromisure, legate in particolare alla progettazione dei materiali, per superare i limiti attuali dello stato dell’arte della tecnologia“.

@LoSchermo

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