Ago 8, 2014 - marittimo    No Comments

Livorno: Intervista al Sen. Filippi

Mi si conceda un ardito paragone
letterario: a voler volare alto, fino
ad oggi la legge 84/94 è stata per
noi un po’ quella che per Wolfgang
Goethe era l’Urpflanze, la
pianta primigenia da cui si sono
via via sviluppate tutte le diverse
tipologie del mondo vegetale.
L’attuale legge di ordinamento
del sistema portuale italiano è
stata per tutti noi un importante
passo in avanti sul sostegno alla
competitività dei nostri porti, un
testo che ha modificato il Codice
della Navigazione, privatizzando
le operazioni portuali, dando la
possibilità di concedere aree pubbliche
portuali a concessionari esclusivi,
aprendo insomma il nostro
sistema portuale alla concorrenza.
Orbene, dopo quattro legislature, un
iter lungo e traumatico iniziato nel
lontano 2002, sta per vedere la luce
una nuova pianticina. Tra breve potremo
vederne i primi germogli tra
le pagine del decreto legge Sblocca
Italia. La dead line è fissata per il 29
agosto, o giù di lì. Alla fine del mese,
insomma, dovremmo avere qualcosa
di più che non semplici dichiarazioni,
e forse qualcosa meno che una
vera legge organica. Perchè, da quel
che si dice, ad andar bene la riforma
portuale avrà si e no tre articoli e
punterà a dare soluzione soltanto ad
una piccola parte dei problemi di cui
soffrono i nostri scali portuali. Non
ci troveremo, insomma, di fronte ad
una “grande svolta”, come quella di
cui si parla nell’omonimo film diretto
da Fridrich Markovič Ermler,
che nel 1946 vinse il Festival di Cannes.
Tanto per restare dentro questo paragone
cinematografico, se è vero che
la crisi, la competizione globale, il
gigantismo navale e la sovraccapcità
offertistica dei terminal, rappresentano
oggi le forze della Wermacht
che nel 1942-43 si apprestavano ad
assediare Stalingrado, è altrettanto
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vero che, almeno sino ad oggi, il nostro
paese non ha avuto a disposizione
un generale Murav’ev pronto
a capovolgere le sorti della battaglia.
Anzi, forse di generali ne abbiamo
avuti anche troppi, quello che ci è
mancato è stato – invero – uno di
piani strategici di azione di cui era
appassionato lo Zio Toby del Tristram
Shandy.
La riforma inserita nel dl sblocca
Italia dovrebbe servire almeno a questo,
a fornire, cioè, al sistema portuale
italiano un piano nazionale
strategico che definisca, una volta
per tutte, quali sono le priorità infrastrutturali
su cui conviene investire
di qui ai prossimi anni. Stiamo parlando
di una Regia unica e della possibilità
di collegare soldi a progetti
infrastrutturali la cui bontà sia verificata
con attenzione dal Ministero
delle Infratsrutture e dei Trasporti.
Certo, quella del Piano Nazionale
non è l’unica vera novità contenuta
nella riforma. Assieme ad essa dovrebbero
trovare spazio elementi che
sono già noti al grande pubblico,
come l’accorpamento tra le autorità
portuali, che da 23 diventerebbero
15, o come la modifica del meccanismo
dell’Autonomia Finanziaria,
che sino ad oggi – si vedano le critiche
del Presidente dell’Authority di
Ravenna, Galliano Di Marco – non
ha funzionato a dovere, generando
delle diseguaglianze e dei gap tra i
vari porti. E poi dovrebbe esserci
anche l’aggiornamento dei meccanismi
di nomina dei presidenti
delle autorità portuali: via le terne,
e i bizantinismi che a volte hanno
creato non pochi grattacapi, sì ad
un rafforzamento dei poteri in
capo al ministro delle Infratsrutture
e dei Trasporti e al presidente
della Regione. Ma la domanda che
rimane è, siamo sicuri che la grande
svolta annunciata non sia infine un
compromesso al ribasso? Quanti di
questi elementi troveranno spazio
nel nuovo testo di legge? In questi
casi è bene rimanere prudenti, ma occorre
fare quanto meno il punto della
situazione.
Per questo motivo, abbiamo deciso di
uscire ad agosto con un piccolo numero
speciale dedicato all’argomento,
pubblicando una lunga
intervista al senatore Marco Filippi,
capogruppo Pd nella Commissione
VIII di Palazzo Madama. Filippi è
colui che, assieme alla governatrice
Debora Serrachiani e all’onorevole
Michele Meta, ha lavorato negli ultimi
tempi sul testo di riforma, piegando
a volte i tempi delle decisioni
alle complessità delle mediazioni e
rinviando più volte la tanto agognata
resa dei conti con i conservatorismi
che ad oggi hanno rallentato lo sviluppo
dei nostri porti. Data la grande
attualità del tema, e il concreto timore
che il materiale raccolto invecchiasse
prima che potesse essere pubblicato
nel numero di ottobre di Port News,
abbiamo deciso di confezionare, in
via eccezionale, questa piccolissima
pillola agostana. L’intervista al senatore
Filippi, ne sono sicuro, potrà offrire
al gotha dello shipping nazionale
qualche ulteriore spunto di riflessione.
Ora non resta che arrivare al 29
agosto: la speranza di tutti è che il
film sia veramente a lieto fine. Buona
lettura.
La Riforma Portuale sulla rampa di lancio
È davvero una Grande Svolta?
Un piccolo numero agostano per parlare del restyling della legge 84/94
Un die Urpflanze
Opera scritta da Wolfgang Goethe
La riforma portuale è all’ultimo giro
di boa. Il 29 agosto, giorno più,
giorno meno, verrà presentata in
Consiglio dei Ministri come parte
integrante del decreto legge
“Sblocca Italia”. Il Senatore Marco
Filippi, capogruppo PD nella Commissione
VIII di Palazzo Madama,
lo ha definito un lavoro non più rinviabile.
L’obiettivo principale della
riforma, secondo Filippi, è quello di
realizzare uno sviluppo della portualità
italiana attraverso una effettiva
integrazione logistica degli scali
portuali, con il rafforzamento dei
loro poteri di governance. Sullo
sfondo la questione di Assoporti,
che appare sempre più indebolita
dopo l’uscita dalla compagine di
Genova e Ravenna. «Basta con le
prime donne – è in buona sostanza
il monito che Filippi lancia sulle colonne
di questo numero speciale di
Port News –, il sistema portuale italiano
può recuperare competitività
solo se i suoi principali stakeholder
mantengono intatta la loro capacità
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tire da quelli che saranno prodotti
dall’esame delle aule parlamentari.
Il mio timore caso mai è un altro,
che entrino in gioco – e ciò sarebbe,
dal mio punto di vista, sciaguratoeventuali
leggi speciali con riferimento
a realtà come quelle di Genova,
di Venezia o di Gioia Tauro.
A cosa pensa, esattamente?
Penso a tutte quelle proposte avanzate
in questi giorni sulle colonne
dei giornali, che puntano ad una definizione
di ambiti portuali differenti
rispetto al complesso nazionale, o
che introducono ipotesi di sdemanializzazione
delle aree o di trasformazione
degli organi di governo
delle authorities in fantomatiche
Spa.
A proposito di Spa, la proposta del
governatore della Regione Liguria,
Claudio Burlando, e del presidente
dell’Authority di Genova,
Luigi Merlo, non le piace?
Per quanto mi riguarda, si tratta di
una proposta che non condivido e
che ritengo irricevibile.
Perché?
I porti hanno attualmente una personalità
giuridica di diritto pubblico,
gestiscono il demanio marittimo e
ricevono risorse pubbliche. La proposta
di sdemanializzazione degli
ambiti portuali e di trasformazione
dei canoni di concessione in canoni
di affitto avvierebbe di fatto un processo
di privatizzazione surrettizia,
il cui principale effetto sarebbe
quello di una svendita degli asset
strategici del nostro Paese. Tanto varebbe
puntare direttamente a delle
vere e proprie privatizzazioni,
quanto meno il ricavato consentirebbe
l’abbattimento di parte del debito
pubblico.
Siamo vicini ad un punto di svolta
Presto i porti saranno realmente integrati
La riforma portuale al giro di boa.

Livorno: Intervista al Sen. Filippiultima modifica: 2014-08-08T14:07:49+02:00da freguggia12
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