Ott 31, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Lucca: Roberto Giacobbo

 

Il libro nasce da un’intuizione, da una scoperta fatta quasi per caso: il soffitto non visibile di una tomba egizia nascondeva sotto l’intonaco il saggio di un grande sacerdote, Senenmut, su Hatshepsut, la donna faraone che lui amò, riamato a sua volta. Una storia vera, anche quella del soffitto segreto, che ho raccontato come un romanzo, proprio perché c’è ancora molto mistero attorno a tutta questa vicenda”.

E lui di misteri se ne intende. Con le sue trasmissioni ha sempre esplorato quella ‘linea di confine’, la ‘zona grigia’, tra la verità già assodata e la realtà di domani: “Spesso siamo a conoscenza di fatti e scoperte scientifiche – racconta – molto prima che questi vengano divulgati attraverso i canali ufficiali e, per correttezza verso le nostre fonti, attendiamo che ci venga dato il ‘via libera’ alla loro divulgazione. Eppure, nonostante sia un dato di fatto che le notizie che diamo sono sempre attentamente verificate, non manca mai chi ci critica”.

Il caso più emblematico in questo senso, secondo l’autore e conduttore di ‘Voyager’ è quello del teletrasporto del fotone: “Cinque anni prima che fosse reso pubblico – ricorda – parlai con lo scienziato che ci lavorava. Ovviamente la ricerca era all’inizio e, quindi, era prematuro darne notizia. Presi degli accordi e, due mesi prima che venisse divulgata la notizia, ne parlai in trasmissione. La notizia, come naturale, suscitò critiche, venni accusato di dare eco alle ‘solite cose fantastiche’. Poi uscì l’annuncio ufficiale e qualcuno dovette rimangiarsi quello che aveva detto”.

Il rigore nei confronti delle notizie è qualcosa a cui Giacobbo tiene molto: “Negli anni ci hanno accusato di aver spettacolarizzato la scienza. Questo sì. Ma mai ci hanno detto di aver dato notizie non vere, poiché quella che mettiamo nel verificarle, è un’attenzione veramente maniacale”.

Per quanto riguarda la spettacolarizzazione, Giacobbo non ha certo dubbi: “Mettere una bella musica e delle belle immagini non è certamente qualcosa che inficia la veridicità di quanto viene detto. Al contrario. E’ qualcosa che attrae le persone, le fa ascoltare magari con maggiore attenzione e, alla fine, avvicina persone, soprattutto giovani, che diversamente vi resterebbero lontani, ad alcuni argomenti e, forse, li porta a leggere qualche libro in più e appassionarsi alla storia o alla scienza”.

E i fatti gli danno ragione, dato che da anni, ‘Voyager’ resta una delle trasmissioni di punta della Rai, con un seguito di spettatori da far invidia. “Una delle particolarità del lavoro che faccio è che vado sempre di persona nei luoghi che racconto. Posso sempre dire ‘Io ci sono stato e l’ho visto’, magari non posso spiegare quello che vedo, ma sicuramente lo posso raccontare”. Una particolarità che fa sì che alla fine sia difficile smentire i fatti che nelle sue trasmissione riporta. Ma quello che passa al telespettatore è soprattutto la sua passione per quello che fa e l’emozione che, lui per primo, prova quando si approccia a un argomento: “Quando si fanno le riprese che poi si vedono in trasmissione – racconta – non sono mai immagini artefatte. Io entro assieme alle telecamere per la prima volta. Non facciamo prove. La mia emozione di fronte a quello che vedo: quello voglio che sia ripreso e a quello voglio che i telespettatori assistano”.
Insomma, è un po’ come accompagnarlo nelle esplorazioni, stando però comodamente seduti sul divano di casa: “Mettersi in gioco in prima persona non è sempre semplice: non lo racconto mai, perché non mi piace parlare di me, ma spesso per andare in qualche luogo un po’ impervio, riporto fratture, gambe o bracci rotti. Ma ne vale la pena. Poi ‘mi aggiusto’ e riparto”.

Intanto, il tempo è passato, i temi si sono succeduti e la stessa ‘Voyager’ si è evoluta: “Adesso abbiamo scelto di ‘geolocalizzare’ le puntate, in modo che siano monotematiche rispetto ai luoghi, scoprendone aspetti forse ignorati anche da chi ci vive. Ecco, ad esempio, abbiamo e parlato dei Templari a Venezia, o della Stonehenge di New York. Abbiamo visto che questo tipo di ‘organizzazione’ è molto gradito dagli spettatori, forse perché dà più ordine agli stessi argomenti”.

Il luogo che più lo ha emozionato è l’Isola di Pasqua dove ci sono ancora visibili “Le tracce di una civiltà perduta, tutta ancora da scoprire e da capire. E’ un posto lontano da tutto, dalla civiltà, ma l’ambiente è molto simile all’Italia della Toscana o dell’Umbria, con colline, mucche che pascolano. E’ stato il solo posto dove non ho sentito, dopo un po’, il desiderio di tornare a casa. Forse perché già mi sentivo a casa”. Il mistero che maggiormente lo affascina a distanza di anni, invece, è ancora la Piramide di Cheope e la sua costruzione, tuttora avvolta nelle nebbie.

Se, invece, gli si chiede di un episodio da ricordare, a sorpresa, lui che ha a che fare con i luoghi più misteriosi e magici del mondo, con i fatti più strani e gli eventi più singolari, racconta di un incontro in un’osteria: “Ero a Catania per delle riprese, non mangiavo dalla mattina e dissi ai miei collaboratori che sarei andato a cena. Andai in un’osteria a gestione familiare, di quelle che piacciono a me, dove si mangia bene e l’atmosfera è ‘casalinga’. Nei tavoli accanto c’erano due coppie e, al termine della cena, uno di questi si alza e mi viene a salutare. Io pensavo che volesse scambiare qualche parola, magari fare una foto, cose di questo genere e, invece, mi ha ringraziato per quello che facevo e mi ha chiesto di abbracciarmi. Sono rimasto molto colpito e mi ha veramente emozionato”.

 

loschermo

Lucca: Roberto Giacobboultima modifica: 2014-10-31T09:42:57+01:00da freguggia12
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento