Browsing "a volte ritornano"
Dic 2, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Lucca: Lucca-Pontedera? No ferrovia, ma greenway

 

Recuperare il tratto capannorese della linea ferroviaria Lucca-Pontedera, oggi dismessa, per trasformarlo in una greenway, un percorso alternativo di mobilità dolce da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo. E’ questa l’intenzione dell’amministrazione Menesini per potenziare il sistema di ‘strade verdi’ già presente  sul territorio con la rete dei sentieri escursionistici che si estende a nord e a sud per complessivi 200 chilometri e che comprende anche il tour delle ville e gli anelli integrativi della Via Francigena.

A questo scopo il Comune ha commissionato uno studio di fattibilità sul ripristino del tracciato di 11 chilometri che interessa il territorio di Capannori della  strada ferrata realizzata nel 1919, distrutta dai bombardamenti nel 1944 e poi abbandonata. Il tratto parte dal confine con il comune di Lucca in località ‘Parole d’Oro’ ed arriva fino al confine con il comune di Bientina, in provincia di Pisa.

Un nuovo percorso per mezzi non motorizzati che andrebbe ad inserirsi nel più ampio piano della mobilità sostenibile che è una delle priorità dell’amministrazione comunale.

“Il recupero di questo tracciato inserito in un‘area di particolare interesse ai piedi del Monte Pisano – spiega l’assessore al turismo e al marketing territoriale, Serena Frediani – e la sua trasformazione in una greenway acquista grande valore nell’ottica di una ulteriore valorizzazione turistica e ambientale del nostro territorio, andando ad integrare e ad ampliare i percorsi escursionistici e ciclabili già esistenti. Le strade verdi offrono un accesso rispettoso alle aree di particolare pregio naturale e svolgono un’importante funzione educativa consentendo una conoscenza e una fruizione sostenibile del territorio. Vogliamo  quindi incentivare l’uso di percorsi alternativi di mobilità dolce a servizio dei cittadini e dei turisti e puntare sempre più su un turismo verde e sostenibile che, come dimostrato anche dagli ultimi dati relativi alle presenze turistiche sul territorio, è in considerevole aumento” .

Il percorso lungo la vecchia ferrovia Lucca-Pontedera rappresenta una linea ideale di collegamento del comune di Capannori con Lucca, passando lungo l’acquedotto del Nottolini e Pisa, passando da Bientina e Buti ed un punto di intersezione con le frazioni di Guamo, Massa Macinaia, San Leonardo in Treponzio, San Ginese di Compito Pieve di Compito, Colle di Compito e Castelvecchio di Compito. Il suo recupero e la sua trasformazione in una greenway,  oltre a recuperare un’infrastruttura dismessa,  rappresenterebbe quindi un’ importante opera di valorizzazione ambientale e turistica del territorio capannorese e in particolare per la zona sud dove potrebbe collegarsi all’eccellenza della mostra delle antiche camelie della Lucchesia.

@LoSchermo

Nov 27, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Lucca: Il pianoforte di Puccini

Si avvicina l’appuntamento con i grandi concerti del 28, 29 e 30 novembre al Teatro del Giglio in occasione del novantesimo anniversario della morte di Giacomo Puccini“Lucca i giorni di Puccini – Lucca Puccini Days” entra nel vivo con una intensa “tre giorni” di concerti e celebri interpreti.

Protagonista assoluto il pianoforte Steinway & Sons appartenuto al Maestro, che tornerà a rivivere sotto le dita di artisti di fama internazionale: un’occasione unica e imperdibile per ascoltare dal vivo il suono dello strumento su cui Puccini compose le sue melodie più belle.

Il pianoforte, custodito ed esposto al Puccini Museum – Casa Natale, sarà eccezionalmente trasportato al Teatro in occasione del primo anno della rassegna dedicata al Maestro. Acquistato da Giacomo Puccini nella primavera del 1901, loSteinway & Sons, è sicuramente il pianoforte più importante tra i tanti posseduti dal compositore, sia per la qualità che per la ricca documentazione, epistolare e visiva, che ce ne racconta la storia.

Inizialmente il pianoforte era stato collocato nella casa di Milano, poi Puccini lo fece trasportare, alla fine del 1921, nella nuova villa di Viareggio. Su questo pianoforte Puccini ha composto molta della sua musica, ma soprattutto l’ultima opera, Turandot.

Il restauro filologico, ad opera della ditta Roberto Valli di Ancona, ha mantenuto intatte le caratteristiche originali e il suono che aveva quando il Maestro lo suonava.

Il 28 novembre, alle ore 21 al Teatro del Giglio, sarà il pianista Aldo Ciccolini a dare nuova vita allo strumento in un concerto realizzato in collaborazione con A-Group.

Ciccolini, uno dei rari e grandi maestri del pianoforte che percorre instancabilmente le strade di una carriera mondiale, fedele ad una costante ricerca interpretativa, intima e geniale, propone un programma che ben rappresenta la sua ecletticità. Dopo l’omaggio al pianoforte originale di Puccini con l’esecuzione dell’intermezzo della Manon Lescaut, il concerto proseguirà con le sonorità sospese di Claude Debussy (tra i brani, due Arabesques e la Suite Bergamasque), per poi apprezzare una selezione di sei intensi Pezzi Lirici (op.43) di Edvard Grieg e concludere con un affondo nella musica del novecento con Pedigrotta 1924, Rapsodia napoletana diMario Castelnuovo Tedesco.

Il 29 novembre alle 21, in occasione dell’anniversario della morte del Maestro, sul palcoscenico del Teatro del Giglio un concerto dedicato al Puccini inedito e al Puccini più amato.

Dopo una prima parte dedicata alla prima esecuzionemondiale di due brani pucciniani – lo Scherzo per orchestra e la versione per baritono ed orchestra della lirica Ad una morta – il programma si estenderà alle più belle pagine delle opere diPuccini: da Vissi d’arte a Nessun dorma, arie ed intermezzi da Manon Lescaut, Gianni Schicchi, Madama Butterfly e altri brani per un’immersione nella musica affascinante di un compositore che non cessa mai di mostrare nuovi volti.

Il concerto è affidato a tre grandi voci di interpreti appassionati della musica pucciniana nel mondo: il soprano Hasmik Papian, talento armeno di affermata carriera, di casa con ruoli primari in teatri come il Carnegie Hall di New York, la San Francisco Opera, La Scala di Milano; il tenore Mario Malagnini, interprete della migliore lirica internazionale a fianco di illustri colleghi tra cui Renata Scotto,Montserràt CaballèRaina Kabaivanska; il baritono Massimo Cavalletti, astro nascente dell’opera lirica, che ha iniziato i propri studi a Lucca e già calca i palcoscenici dei teatri più importanti.

L’orchestra sarà quella del Teatro Carlo Felice di Genova, una delle più celebri compagini italiane, diretta dal maestro Giuliano Carella, che ritorna al Giglio – teatro dove ha diretto, tra le altre cose, la fortunata Madama Butterfly del centenario e un raffinatissimo concerto dal titolo “Japonisme, verso Madama Butterfly” dedicato al milieu musicale dell’Ottocento francese – forte di una carriera internazionale che lo vede sul podio delle più importanti orchestre e dei più prestigiosi teatri del mondo.

Il compito di far rivivere i tasti del pianoforte di Puccini sarà di un talento di radici lucchesi e raffinato pianista di ormai consolidata carriera, Simone Soldati, che eseguirà il Pezzo per pianoforte SC 86 e Piccolo valzer SC 66.

Il 30 novembre chiude questa speciale “tre giorni” di concerti un artista considerato tra i più interessanti interpreti bachiani viventi. Si tratta di Ramin Bahrami che salirà sul palco del Teatro del Giglio alle ore 17 per un emozionante concerto realizzato in collaborazione con A-Group. Il concerto inizierà con la Partita n.1 in si b maggiore BWV 825 suonata sullo Steinway & Sons del maestro, cui seguiranno le Variazioni di Goldberg BWV 988.

Gli appuntamenti speciali

Venerdì 28 novembre alle ore 15.30 i fogli musicali autografi che hanno permesso di ricostruire le due composizioni inedite saranno eccezionalmenteesposti al Puccini Museum – Casa Natale. Introdurranno la visitaalcune letture dal vivo dell’attore. I due inediti saranno poi oggetto del convegno a cura del Comitato scientifico del Centro Studi Giacomo Puccini, che si terrà nella Sala De Servi del Complesso San Micheletto (via S. Micheletto, 3); l’ingresso all’evento è libero. Durante l’appuntamento, coordinato da Fiamma Nicolodi, si confronteranno alcuni dei maggiori esperti di Giacomo Puccini: Virgilio Bernardoni, Gabriella Biagi Ravenni, Michele Girardi, Arthur Groos, Peter Ross, Dieter Schickling, Emanuele Senici. 

Sabato 29 novembre, 90° anniversario della morte di Giacomo Puccini, alle ore 16 al Puccini Museum – Casa Natale, si terrà una speciale visita guidata arricchita da letture di documenti, visione di immagini funebre e dalla presenza della maschera funebre del Maestro che l’Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti ha cortesemente concesso per l’esposizione.

loschermo

Nov 23, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Lucca: Luis (Luigi) Ghilardi

 

Un convegno partecipato è stato quello di stamani alla Biblioteca Statale, che ha approfondito la figura di ‘uomo d’arme’ e ‘scrittore d’azione’ di Luis/Luigi Ghilardi, eroe nazionale in Messico e sostanzialmente ignoto -almeno finora- in Italia e in particolare qui a Lucca, dove nacque nel 1810 in San Michele, e abitò fino all’adolescenza.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Alessandro Tambellini, dell’ambasciatoreMiguel Ruiz Cabanas Izquiero, della presidenza della Provincia, del presidente dell’Istituto storico lucchese Antonio Romiti e della pronipote di Giuseppe Garibaldi,Annita Garibaldi Jallet, è toccato ai due docenti di storia moderna dell’Università di Pisa, Fabio Bertini e Carla Sodini, scandagliare i contorni di questa figura di combattente della libertà, che ha concepito la sua vita come azione e che ha considerato la scrittura un proseguimento dell’azione stessa. Il tutto partendo dalla biografia scritta in spagnolo nel 1997 dall’addetto culturale all’Ambasciata d’Italia a Città di Messico, Antonio Peconi, che il Vallisneriano ha recuperato e tradotto, e ha poi fortemente voluto rendere omaggio e memoria a questo lucchese dimenticato.

Ghilardi partecipò ai moti rivoluzionari per l’indipendenza italiana, operando sempre con i capi delle cospirazioni repubblicane, specialmente in Toscana tra Livorno e Lucca, divenendo poi, secondo la felice espressione di Bertini “volontario professionale per tutta la vita”, andando a combattere ovunque al servizio degli ideali libertari e democratici. Lo troviamo così in Francia, Portogallo e in Belgio già prima del 1830. Subito dopo passa in Spagna dove viene fatto prigioniero, poi torna in Italia dove prende parte attiva alla prima guerra d’indipendenza. Nel 1853 approda in Messico e, dopo essere ritornato in Europa passando da Washington, è di nuovo in America Latina: in Perù e in Messico, dove muore fucilato dai francesi nel 1864.

‘Uomo d’arme’ fu dunque Luigi Ghilardi, ma anche ‘scrittore d’azione’ che nel 1849 compose due opuscoli, indirizzati uno ai siciliani e uno “Ai suoi compatrioti toscani”. Con le due pubblicazioni il generale difende il proprio onore e in particolare con il secondo libretto intende sottolineare il tradimento perpetrato da alcuni falsi liberali che avevano portato alla resa di Livorno.  Cinque anni più tardi, dopo l’esperienza maturata direttamente sul campo, in Messico pubblica la sua terza opera: il “Curso del arte y ciencia militar”, un vero e proprio trattato di scienza militare destinato agli allievi dell’Accademia.

Il convegno è stato moderato dal professore Luciano Luciani, coordinatore scientifico del museo del Risorgimento. Attraverso l’iniziativa di questa mattina la memoria di Ghilardi, combattente eroe nazionale del Messico, dove tuttora gli si tributano onori, è stata  dunque recuperata anche da parte dei suoi concittadini lucchesi.

@loschermo

Nov 17, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Viaeggio (LU): Torna in vita Villa Argentina

 

Domenica 23 novembre alle 15,30 Villa Argentina aprirà per la prima volta nella sua storia alla città di Viareggio. Esempio di Liberty italiano – che mostra sulla facciata una delle più significative pannellature in ceramica realizzata da Galileo Chini – Villa Argentina viene infatti restituita alla città come edificio pubblico, spazio aperto per iniziative, mostre e incontri, grazie all’imponente opera di restauro condotta dalla Provincia di Lucca, che dell’immobile è proprietaria e sull’immobile ha investito quasi 8 milioni di euro, con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali e della Regione Toscana.

«Ora è ufficiale: Villa Argentina è pronta e domenica prossima aprirà per la prima volta alla comunità. Per tutti noi si tratta di una grande soddisfazione – ammette con una punta di orgoglio il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli –.Vogliamo che la Villa diventi il simbolo della riscossa viareggina, della rinascita della città che si riappropria finalmente di un bene pubblico, storico, simbolico, di grande valore artistico e architettonico. Abbiamo previsto l’organizzazione di visite guidate per ripercorrere, grazie anche a una sala dedicata, la storia del lungo e accurato restauro e poi un ricco programma di iniziative per celebrarne la riapertura».

Dapprima abitazione privata, poi pensione per le vacanze estive, l’edificio, dislocato su tre piani per un totale di 1650 metri quadrati, dagli anni Ottanta versava in uno stato di abbandono e degrado che pareva senza ritorno. Così, però, non è stato e questo grazie all’Amministrazione provinciale che da gennaio scorso si è decisa a recuperare tredici anni di ritardi e rinvii. Il principio che sta alla base del processo di recupero è quello della restituzione alla comunità e di questo parla, ad esempio, anche il protocollo d’intesa che la Provincia di Lucca ha firmato con altre realtà del territorio per garantire la massima apertura e valorizzazione della struttura, mettendo a punto anche un programma di iniziative che proseguirà per tutto l’inverno.

Si comincia il 6 dicembre con la mostra dedicata alla Prima guerra mondiale. “La Grande Guerra di Lorenzo Viani. Viareggio-Parigi-Il Carso. Pittura e fotografia della Grande Guerra in Lorenzo Viani e Guido Zeppini”, questo il titolo del percorso espositivo. Nell’anno del centenario dallo scoppio del primo conflitto mondiale, Viareggio celebra i suoi 381 caduti, dedicando loro un allestimento inedito del maestro indiscusso dell’espressionismo italiano.  Le opere, alcune delle quali mai esposte fino ad oggi, verranno affiancate dalle fotografie di Guido Zeppini, medico e fotografo dal fronte.

@loschermo

Nov 11, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Livorno: Il primo Santo livornese

 

pio

Roberto Olivato

Dopo tanti annunci e promesse ormai è certo, Pio Alberto Del Corona sarà Santo. Nato a Livorno nel quartiere della Venezia  il 5 luglio 1837 da Giuseppe ed Ester Bucalossi negozianti di calzature. Dopo aver promesso, all’età di diciassette anni, ai piedi della Madonna di Montenero, di consacrasi a Dio, nel 1854 entrò nel convento di San Marco a Firenze. Fondatore delle Suore Domenicane dello Spirito Santo, nel 1875 venne nominato vescovo della Diocesi di San Miniato. All’età di  75 anni, il 15 agosto 1912 chiuse gli occhi per salire al cospetto di Dio ed il suo corpo venne sepolto nel cimitero della Misericordia di Firenze sino al 21 ottobre 1925, quando venne traslato nella cripta del Monastero delle Suore Domenicane, sue figlie spirituali.

A distanza di ottantanove anni dalla sua morte, il 14 febbraio del 2001, avvenne la ricognizione dei suoi resti mortali che vennero esaminati e  giudicati in buono stato nonostante il terreno umido e di alcune infiltrazioni d’acqua..  In previsione di una conclusione positiva del processo di beatificazione, vennero prelevati alcuni resti da conservare come reliquie. Oggi dopo 72 anni dall’inizio della causa di beatificazione, il livornese Pio Alberto Del Corona, del quartiere della Venezia dove è nato e vissuto sino all’età di diciassette anni, salirà agli Onori degli Altari nella giornata di sabato 19 settembre 2015, divenendo il primo Santo livornese.

 

Ott 31, 2014 - a volte ritornano    No Comments

Lucca: Roberto Giacobbo

 

Il libro nasce da un’intuizione, da una scoperta fatta quasi per caso: il soffitto non visibile di una tomba egizia nascondeva sotto l’intonaco il saggio di un grande sacerdote, Senenmut, su Hatshepsut, la donna faraone che lui amò, riamato a sua volta. Una storia vera, anche quella del soffitto segreto, che ho raccontato come un romanzo, proprio perché c’è ancora molto mistero attorno a tutta questa vicenda”.

E lui di misteri se ne intende. Con le sue trasmissioni ha sempre esplorato quella ‘linea di confine’, la ‘zona grigia’, tra la verità già assodata e la realtà di domani: “Spesso siamo a conoscenza di fatti e scoperte scientifiche – racconta – molto prima che questi vengano divulgati attraverso i canali ufficiali e, per correttezza verso le nostre fonti, attendiamo che ci venga dato il ‘via libera’ alla loro divulgazione. Eppure, nonostante sia un dato di fatto che le notizie che diamo sono sempre attentamente verificate, non manca mai chi ci critica”.

Il caso più emblematico in questo senso, secondo l’autore e conduttore di ‘Voyager’ è quello del teletrasporto del fotone: “Cinque anni prima che fosse reso pubblico – ricorda – parlai con lo scienziato che ci lavorava. Ovviamente la ricerca era all’inizio e, quindi, era prematuro darne notizia. Presi degli accordi e, due mesi prima che venisse divulgata la notizia, ne parlai in trasmissione. La notizia, come naturale, suscitò critiche, venni accusato di dare eco alle ‘solite cose fantastiche’. Poi uscì l’annuncio ufficiale e qualcuno dovette rimangiarsi quello che aveva detto”.

Il rigore nei confronti delle notizie è qualcosa a cui Giacobbo tiene molto: “Negli anni ci hanno accusato di aver spettacolarizzato la scienza. Questo sì. Ma mai ci hanno detto di aver dato notizie non vere, poiché quella che mettiamo nel verificarle, è un’attenzione veramente maniacale”.

Per quanto riguarda la spettacolarizzazione, Giacobbo non ha certo dubbi: “Mettere una bella musica e delle belle immagini non è certamente qualcosa che inficia la veridicità di quanto viene detto. Al contrario. E’ qualcosa che attrae le persone, le fa ascoltare magari con maggiore attenzione e, alla fine, avvicina persone, soprattutto giovani, che diversamente vi resterebbero lontani, ad alcuni argomenti e, forse, li porta a leggere qualche libro in più e appassionarsi alla storia o alla scienza”.

E i fatti gli danno ragione, dato che da anni, ‘Voyager’ resta una delle trasmissioni di punta della Rai, con un seguito di spettatori da far invidia. “Una delle particolarità del lavoro che faccio è che vado sempre di persona nei luoghi che racconto. Posso sempre dire ‘Io ci sono stato e l’ho visto’, magari non posso spiegare quello che vedo, ma sicuramente lo posso raccontare”. Una particolarità che fa sì che alla fine sia difficile smentire i fatti che nelle sue trasmissione riporta. Ma quello che passa al telespettatore è soprattutto la sua passione per quello che fa e l’emozione che, lui per primo, prova quando si approccia a un argomento: “Quando si fanno le riprese che poi si vedono in trasmissione – racconta – non sono mai immagini artefatte. Io entro assieme alle telecamere per la prima volta. Non facciamo prove. La mia emozione di fronte a quello che vedo: quello voglio che sia ripreso e a quello voglio che i telespettatori assistano”.
Insomma, è un po’ come accompagnarlo nelle esplorazioni, stando però comodamente seduti sul divano di casa: “Mettersi in gioco in prima persona non è sempre semplice: non lo racconto mai, perché non mi piace parlare di me, ma spesso per andare in qualche luogo un po’ impervio, riporto fratture, gambe o bracci rotti. Ma ne vale la pena. Poi ‘mi aggiusto’ e riparto”.

Intanto, il tempo è passato, i temi si sono succeduti e la stessa ‘Voyager’ si è evoluta: “Adesso abbiamo scelto di ‘geolocalizzare’ le puntate, in modo che siano monotematiche rispetto ai luoghi, scoprendone aspetti forse ignorati anche da chi ci vive. Ecco, ad esempio, abbiamo e parlato dei Templari a Venezia, o della Stonehenge di New York. Abbiamo visto che questo tipo di ‘organizzazione’ è molto gradito dagli spettatori, forse perché dà più ordine agli stessi argomenti”.

Il luogo che più lo ha emozionato è l’Isola di Pasqua dove ci sono ancora visibili “Le tracce di una civiltà perduta, tutta ancora da scoprire e da capire. E’ un posto lontano da tutto, dalla civiltà, ma l’ambiente è molto simile all’Italia della Toscana o dell’Umbria, con colline, mucche che pascolano. E’ stato il solo posto dove non ho sentito, dopo un po’, il desiderio di tornare a casa. Forse perché già mi sentivo a casa”. Il mistero che maggiormente lo affascina a distanza di anni, invece, è ancora la Piramide di Cheope e la sua costruzione, tuttora avvolta nelle nebbie.

Se, invece, gli si chiede di un episodio da ricordare, a sorpresa, lui che ha a che fare con i luoghi più misteriosi e magici del mondo, con i fatti più strani e gli eventi più singolari, racconta di un incontro in un’osteria: “Ero a Catania per delle riprese, non mangiavo dalla mattina e dissi ai miei collaboratori che sarei andato a cena. Andai in un’osteria a gestione familiare, di quelle che piacciono a me, dove si mangia bene e l’atmosfera è ‘casalinga’. Nei tavoli accanto c’erano due coppie e, al termine della cena, uno di questi si alza e mi viene a salutare. Io pensavo che volesse scambiare qualche parola, magari fare una foto, cose di questo genere e, invece, mi ha ringraziato per quello che facevo e mi ha chiesto di abbracciarmi. Sono rimasto molto colpito e mi ha veramente emozionato”.

 

loschermo

Pagine:«1234567...33»