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Giu 9, 2014 - archeologia e affini    No Comments

Lucca: Alla ricerca del decumano massimo

 

L’architettura delle città d’arte è un po’ come il cinema, o il teatro. E’ uno spettacolo a cui assistiamo tutti i giorni, solo che in questo caso – a differenza di ciò che succede in sala – siamo noi a muoverci sulla scena e non il contrario, sulla base di un “percorso angolare”. Insomma, fin dall’antichità i monumenti sono stati creati secondo un preciso canone spettacolare – una sorta direaltà aumentata ante litteram – che però spesso è andato perso nel tempo a causa di un’urbanizzazione non sempre coerente e spesso scellerata. Basti pensare che piazza San Michele, oggi ritenuta dagli studiosi una delle piazze medioevali che meglio hanno conservato la “vista angolare” (assieme a piazza del Duomo, a Modena), in epoca romana ospitava come molti di voi sapranno il “Foro”, ossia il centro commerciale, religioso e politico della città, si estendeva su circa il doppio della sua attuale superficie, arrivando fino a quella che oggi si chiama piazza San Salvatore (foto 1) e fungendo da crocevia fra le due grandi strade del centro: l’asse nord sud (chiamato “Cardo”) e la perpendicolare a quest’ultima, tracciata da est verso ovest e via più importante della città: il Decumano Massimo, che verrà portato alla luce questa settimana in piazza San Michele nel pacchetto del restauro della pavimentazione. Ma prima di parlare di questo, facciamo il punto dei lavori.

Dai la cera, togli la cera…

Si aprirà domani (lunedì 9 giugno) il secondo lotto dei lavori per il “Progetto di riqualifificazione e lavori di restauro della pavimentazione” (foto 2), iniziati il 19 maggio e che sarà compiuto il 18 agosto. Al lavoro sul cantiere, sotto l’alto controllo della Soprintendenza, ci sono 5 operai, 2 archeologhe e 2 restauratori. L’intervento in atto sulla piazza – il primo dopo circa 130 anni – è il frutto di una fase di preparazione durata mesi, che attraverso tutta una serie di ricerche storiche ha individuato i materiali usati secoli fa per la pavimentazione e i luoghi da cui sono stati estratti, come per esempio la pietra grigia di Matraia provienente da una cava dismessa di Santa Maria del Giudice e tagliata nelle misure richieste in un laboratorio di Carrara (foto 3). Il lavoro, che finora ha interessato la parte est della piazza (ma da domani, lunedì 9 maggio, si sposterà a quella ovest), consiste nella sostituzione delle pietre danneggiate (foto 4) e nella pulizia delle altre (foto 5). Quest’ultima fase, di competenza dei restauratori, viene praticata usando un impacco per far sciogliere lo sporco (foto 6) ottenuto miscelando una polpa chiamata Arbocel (costituita di fibre di pura cellulosa) con l’argilla Seppiolite (che trattiene l’umidità) e il Carbonato d’Ammonio. Applicandola sulle pietre (foto 7) le pulisce dallo sporco senza provocare abrasioni. Questa tecnica, molto diffusa, è la stessa utilizzata in passato per il restauro dell’abside della stessa chiesa di San Michele (foto 8 e 9), un tempo nelle stesse pietose condizioni riscontrabili oggi nella parete esterna nord (foto 10). Per quanto riguarda invece le nuove pietre, esse prima di essere collocate sono ulteriormente lavorate sul posto al fine di smussarne gli angoli (foto 11). Insomma, il risultato finale del restauro renderà alla piazza un colpo d’occhio ben visibile, raffinato e gradevole.

La storia sotto i nostri piedi

Le operazioni di restauro sono affiancate dagli studi archeologici delle dottoresseElisabetta Abela e Susanna Bianchini, che approfittano dei lavori per compiere scavi estemporanei a scopo scientifico (foto 12), destinati ad essere ricoperti, ma essenziali per ricostruire nel dettaglio la storia della città. Ovviamente, vista la location, ovunque e comunque si scavi salta fuori qualcosa, per questo è necessario un lavoro di documentazione preventivo, per poi agire in modo chirurgico, così da impattare il meno possibile sulla piazza. Nella buca di due metri per due portata alla luce la scorsa settimana (foto 13), le due archeologhe sono scese fino a 70 centimetri di profondità, arrivando a rinvenire i resti della pavimentazione della piazza datata 1705 (foto 14). Si tratta un lembo mattonato con disegno a lisca di pesce (foto 15), in parte consumato e “rattoppato” dove danneggiato con ciottoli di fiume: la versione antica delle odierne colate di bitume sui buchi delle strade (foto 16). All’interno dello scavo, comunque, la profondità rende l’età storica. Il numero 19 della foto 17, per esempio è lo strato più profondo: il periodo medioevale. Certo, non è la prima volta che si arriva così in profondità: lo scavo eseguito in occasione della ripavimentazione del 1887 (foto 18) è arrivato fino a tre metri, sul lato ovest, ossia fino all’epoca in cui qui si trovava il Foro, localizzando – a quanto pare – di fronte al Palazzo Pretorio il leggendario Decumano Massimo della Lucca Romana. E siamo arrivati al punto…

La “X” è il punto dove scavare

Il ritrovamento del 1887, seppure di grande importanza e documentato da alcune stampe dell’epoca (foto 19), è scientificamente da riscontrare sebbene le indagini georadar supportino i materiali d’archivio nel localizzare il Decumano Massimo nella porzione 2.2 della foto 20, ossia dove si trova oggi un affossamento del terreno dovuto probabilmente a una ricopertura non abbastanza zelante dello scavo. E dove il disegno della pavimentazione forma una “X”, se visto dall’alto (foto 21). Da domani, con lo spostamento del cantiere sul nuovo lotto, si scaverà fino a tre metri di profondità e finalmente sapremo se la più importante strada dell’antichità lucchese si trova ancora sotto i nostri piedi, praticamente integra come descritto dalle cronache del 1887. Se così fosse il suo studio con le nuove tecnologie sviluppate negli ultimi 130 anni rivelerebbe tasselli inediti e importanti sulla storia e l’architettura della Lucca Romana, aprendo a nuove e affascinanti teorie verso la soluzione di quell’affascinante puzzle che è il nostro passato. E la “X” è il punto dove scavare.


@Stefanogiuntini per loschermo

Mag 22, 2014 - archeologia e affini    No Comments

Firenze: Daall’Egitto al Giappone

 2014
Dall’Egitto dei Faraoni al Giappone dei Samurai attraverso il Medio Oriente islamico: recenti restauri del Settore Materiali Tessili dell’Opificio.

OPIFICIO DELLE PIETRE DURE
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Via Degli Alfani 78 (50121)
+39 055210102 , +39 055264406 (fax)
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Eventi in corso nei dintorni

la mostra permetterà di ripercorrere mille anni di storia dell’arte tessile compiendo un viaggio da Siena al Giappone attraverso l’Egitto, in un luogo nel quale da secoli si manifesta il sapere di artisti e di maestranze specializzate nella produzione di raffinati manufatti in pietre dure.

 
vernissage: 21 maggio 2014. h 17
genere: documentaria, arte antica

exibart

Mag 19, 2014 - archeologia e affini    No Comments

Pisa: Il bagaglio del marinaio

Dal 20 maggio al 30 giugno a Pisa, presso il Cantiere delle Navi Antiche di Pisa, avrà luogo la mostra “Il bagaglio del marinaio: un percorso accessibile”.

La mostra ripropone materiali provenienti dall’eccezionale contesto della cassetta lignea rinvenuta nel corso dello scavo della nave A, nell’area archeologica del Cantiere delle Navi Antiche di Pisa; l’evento è stato realizzato in collaborazione tra la Provincia di Pisa e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

L’idea di accessibilità che contraddistingue il progetto Accessit è in questo caso principalmente rivolta al pubblico non vedente, in una sperimentazione di arredi specifici che riguarderà anche il futuro allestimento del Museo delle Navi Antiche di Pisa. Grazie all’utilizzo delle innovative metodologie di scansione e riproduzione 3D, è stato possibile replicare fedelmente sia gli oggetti rinvenuti all’interno del bagaglio, che i modelli in scala delle navi. I pulsanti interattivi di cui sono dotati i modelli attiveranno con una lieve pressione una voce guida che spiegherà le parti più significative dell’imbarcazione.

Le repliche della cassetta e degli oggetti in essa contenuti saranno esposti su un tavolo affinché il pubblico non vedente possa toccare, e quindi conoscere, il contesto in tutte le sue componenti.

Orario: dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 18,30

Inaugurazione martedì 20 maggio 2014:
ore 17, presso l’atrio del Palazzo della Provincia di Pisa (anteprima)
ore 18, presso il Cantiere delle Navi Antiche (il percorso espositivo)

Provincia di Pisa

Per visite e prenotazioni: 0555 520407

 

www.provincia.pisa.it

turismo@archeologia.it

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