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Feb 18, 2015 - arte antica    No Comments

Firenze: Da Palazzo Vecchio al Quirinale

C’entrano i Medici, una sinergia tosco-fiamminga e una lunga storia di divisioni con gli arazzi esposti da oggi al Quirinale. Dove la casa del Presidente vuole essere anche museo mario finazzi

Cosimo I de’ Medici nel 1545 commissionò 20 arazzi con le storie di Giuseppe Ebreo per decorare il Salone dei Duecento in Palazzo Vecchio a Firenze. Il patriarca Giuseppe è cacciato dalla famiglia e dunque protagonista di mille spiacevoli traversie, tra sogni e avventure quasi picaresche – «una enorme storia a fumetti» azzarda il Prof. Louis Godart, Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica Italiana e curatore della mostra “Il Principe dei Sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino”, che apre oggi. Alla fine ne esce più forte e potente, anche nel saper perdonare i fratelli traditori: ottimo modello dunque per legittimare politicamente i Medici e Cosimo I, diventati infine Duchi, nonostante più volte cacciati da Firenze.
Il principe dei sogni, veduta della mostra
Gli arazzi rappresentarono l’occasione per una sinergia tosco-fiamminga: i cartoni di Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati vennero infatti tessuti nelle manifatture medicee da Jan Rost e Nicolas Karcher, già arazziere dei Gonzaga, utilizzando fili di lana, di seta, d’oro e d’argento. Poi, nel 1882, vennero divisi tra il Quirinale e Firenze per volere dei Savoia, e mai più riuniti insieme. Fino a oggi.
Fino al 12 aprile infatti, nella suggestiva e silenziosa Sala dei Corazzieri, si potranno ammirare i mastodontici panni (6 metri di altezza circa, stesi farebbero 400 mq) e le tipiche formule del Manierismo riportate alla loro originaria e vivace colorazione.
Il principe dei sogni
I soldi
Dietro l’operazione ci sono importanti sponsor privati che hanno permesso il restauro e l’esposizione dei delicatissimi arazzi. Finalmente, sembrerebbe, un caso in cui l’intervento privato non solo non è arrogante e superficiale, ma è addirittura proficuo. Ad esempio il restauro dei 10 arazzi fiorentini è stato finanziato dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze con un milione e 100mila euro nel corso di 27 anni, investiti anche per creare nuove competenze professionali nell’Opificio delle Pietre Dure.
Di poco seguenti i restauri di quelli del Quirinale: iniziano nel 1996, in totale si calcolano circa (secondo le stime del prof. Godart) 119mila ore di lavoro certosino e altamente qualificato.
Altro forte sponsor sostenitore dell’impresa è la Fondazione Bracco, interessata alla qualità del “saper fare” italiano, caratteristica sia degli arazzi stessi, sia del lavoro di restauro su di essi. Ma è Gucci a fare la parte del leone, trovando negli arazzi «molte caratteristiche dello spirito e dello stile contemporaneo della Casa», e finanziando massicciamente l’opera con 340mila euro raccolti attraverso il Gucci Museo di Firenze.
Sala dei Corazzieri
Il ritorno d’immagine
La mostra, lasciata Roma, proseguirà itinerante per Milano, dove occuperà la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, e sarà poi a Firenze, che celebra quest’anno i 150 anni di Firenze capitale, dove finalmente gli arazzi riposeranno insieme nella loro sede originaria Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio, prima di separarsi di nuovo.
Il 2015 è anche l’anno dell’EXPO, la visibilità è altissima, ma se gli sponsor avranno di certo un rientro di immagine bello grasso, bisogna dire che la partita è ben bilanciata. Oltre alla crescita dell’Opificio Pietre Dure e al miglioramento dei suoi già elevati standard di eccellenza, e oltre al restauro costosissimo ma eccezionale degli arazzi, si tratta di un’operazione che promuove l’immagine dell’Italia all’estero in modo forte e elegante nel momento in cui molti occhi internazionali sono puntati sul Belpaese.
I Giardini del Quirinale
Il rispetto
Inoltre, a differenza di altri casi in cui cultura e privato sembrano felicemente convolare a nozze ma in realtà nascondono bieche operazioni di vampirismo, in questo caso si nota anche un grande rispetto storico-filologico dei manufatti, mai sradicati dal loro contesto, ma anzi di nuovo inseriti nel contesto storico-geografico originario, se pensiamo al Salone dei Duecento, peraltro restaurato anch’esso e portato a norma per l’occasione, sempre grazie a Gucci, radicatissimo nel territorio. Si tratta, insomma, di un’operazione in armonia con questo, che non rapina, ma anzi arricchisce il patrimonio dei beni culturali, inteso anche nei suoi aspetti di fruizione, tutela e conservazione.
Manca in troppe circostanze il rispetto ultimamente, e a noi, il rispetto, ci piace.
Feb 11, 2015 - arte antica    No Comments

Lucca: Matteo Rosselli

 

Dopo appena sei mesi dall’avvio dei lavori di restauro, il Segretario Generale della Fondazione CittàItalia, Ledo Prato e il Sindaco del Comune di Lucca, Alessandro Tambellini, consegnano alla Città il dipinto “Natività della Vergine” di Matteo Rosselli, conservato nella Chiesa della Santissima Annunziata dei Servi di Lucca.

“Un sapiente lavoro di restauro ha riportato all’antico splendore uno dei quadri più celebri di Matteo Rosselli e custodito nella nostra Città – commenta il Sindaco Tambellini – Un intervento importante che ha ridato alla fruizione comune un vero capolavoro artistico. E’ con grande soddisfazione quindi che oggi possiamo ammirare di nuovo il dipinto nella Chiesa della Santissima Annunziata dei Servi, luogo oggetto già di vari interventi di restauro negli ultimi anni. Il quadro ricollocato al suo interno – conclude il Sindaco – contribuisce a valorizzare il vasto patrimonio artistico-culturale della nostra Città e per questo ringrazio tutti i soggetti coinvolti per il prezioso contributo”.

Analoga soddisfazione per il risultato raggiunto viene espressa dal Segretario Generale, Ledo Prato che dichiara: “La realizzazione del restauro di un’opera particolarmente importante per il patrimonio culturale lucchese e per la comunità è una chiara dimostrazione che la collaborazione tra enti privati, come la Fondazione CittàItalia, e pubblici, il Comune di Lucca e la locale Soprintendenza, possano attivare fruttuose sinergie che si tramutano in risultati concreti e tangibili. La Fondazione CittàItalia, di cui la Città di Lucca è socia, da anni si occupa della tutela e della valorizzazione dei beni culturali salvando opere a rischio, promuovendo tutte le attività utili a reperire fondi e coinvolgendo tutte le risorse del territorio. In questo caso, il restauro del dipinto “ Natività della Vergine” è stato inserito dalla Fondazione CittàItalia nel programma dei progetti finanziati con il 5xmille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche destinata alle attività di tutela, promozione e valorizzazione del Patrimonio culturale ed è stato realizzato dalle mani esperte del restauratore lucchese Massimo Bonino. Davvero una bella storia di cui siamo orgogliosi”.

“L’emozione che si prova intervenendo, con un approfondito restauro, su un’opera di questa qualità è sempre inesprimibile – continua il restauratore Massimo Bonino.Abbiamo lavorato per oltre cinque mesi a contatto diretto con i personaggi, a misura naturale, che popolavano l’opera. E’ stato come avergli dato di nuovo la voce, sepolta sotto strati di sporcizia, per parlarci ancora delle nostre radici culturali ed umane”.

Un sentito ringraziamento è giunto anche da parte di Giuseppe Stolfi, Soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Lucca e Massa Carrara, che ha particolarmente apprezzato la scelta di intervenire sull’ opera di Rosselli, riconoscendone l’importanza della fattura e del valore storico-artistico, affidando l’alta sorveglianza dei lavori a Antonia D’Aniello direttore dei Musei Statali di Lucca.

CENNI STORICI SULL’AUTORE

Nato a Firenze nel 1678, il Rosselli fu presto collocato alla scuola del concittadino Gregorio Pagani presso il quale rimase fino alla morte del maestro avvenuta nel 1605, conservando poi di questo apprendistato impressioni profonde e durature. In seguito il pittore frequentò per qualche tempo il Passignano, che seguì a Roma per assisterlo nell ́esecuzione degli affreschi di S. Maria Maggiore. Il viaggio a Venezia, compiuto tra il 1611 e il 1612, permetterà al Rosselli di unire al fondamentale senso della materia brillante e preziosa, ereditato dal Pagani, una più profonda sensibilità per i valori luministici e cromatici. Alla metà del secondo decennio il pittore è impegnato a Firenze nel chiostro grande della Santissima Annunziata, dove esegue ad affresco quattro storie dell ́Ordine dei Servi di Maria, nelle quali si registra una sempre più convinta adesione ai modi del Cigoli nell ́impiego di combinazioni cromatiche calde e vivaci. All ́inizio degli anni venti il Rosselli risulta attivo insieme ai suoi collaboratori nella decorazione a fresco della Villa di Poggio Imperiale e nel Casino di San Marco, mentre parallelamente porta avanti la produzione di opere su tela tra le quali si ricordano per l ́intensa, anche se controllata, temperatura emotiva che pervade le scene, la Semiramide condotta per la sala delle Udienze di Poggio Imperiale (Firenze, Depositi Villa Petraia a Castello) e il

Congedo di San Paolo eseguito per la Cattedrale di Volterra. Nei dipinti realizzati nel corso degli anni trenta e quaranta del Seicento per la chiesa fiorentina dei Ss. Michele e Gaetano è possibile osservare il passaggio dal tono sobriamente devozionale che impronta le prime opere della serie verso una maggiore monumentalità, riscontrabile tanto nelle forme quanto nell ́impianto compositivo, attribuibile all ́ascendente esercitato sul

Rosselli dalla visione degli affreschi eseguiti da Pietro da Cortona a Palazzo Pitti. E ́ forse grazie alle credenziali presentate dai Servi di Maria di Firenze, per i quali il Rosselli era stato attivo nel secondo decennio del secolo, che nel 1636 il pittore iniziò a lavorare per la chiesa lucchese di S. Maria dei Servi fornendo le tele con “l ́Adorazione dei pastori” e la “Natività della Vergine”, mentre al 1640 risale la pala con la Madonna dona l ́abito ai Sette Santi Fondatori dell ́Ordine dei serviti e al 1648 “la Presentazione di Maria al tempio”, condotte con il linguaggio chiaro e colloquiale che rese il Rosselli particolarmente benvoluto nell ́ambito della committenza ecclesiastica dell ́epoca.

IL RESTAURO

La pulitura da sporcizia e vernici ossidata è stata la parte più eclatantedel restauro che ha rivelato colori squillantissimi e particolari eccezionali. Tuttavia, la difficoltà più coriacea che il team di restauratori ha dovuto affrontare è stata quella di dare di nuovo una planarità adeguata alla superficie cromatica che, nelle condizioni climatiche in cui era conservata l’opera, presentava una morfologia a piccole,ma molto concave “scodelle”. Eliminata questa problematica mediante un’operazione realizzata con l’ausilio del “sottovuoto”, il restauro è proseguito con il risanamento di un grosso taglio nella parte bassa. Le condizioni del dipinto imponevano la necessaria applicazione di una foderatura per fare riacquistare al supporto la necessaria stabilità compromessa da anni di incuria. L’accurata stuccatura di tutte le vecchie cadute di colore ha permesso di applicare una verniciatura obbligatoriamente semi lucida per agevolare un’ottimale visione attenuando al massimo fastidiosi effetti specchianti. Il ritocco pittorico è stato eseguito con una consueta“selezione cromatica”tale da fare riconoscere, a una visione ravvicinata, l’interventodei restauratori. Tutto il restauro è stato eseguito con l’attenta e sempre opportuna direzione della Dottoressa Antonia D’Aniello responsabile per Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara

@loschermo

Feb 8, 2015 - arte antica    No Comments

Lucca: Barocco andino

Marco Baldocchi
mostra-zecca Taglio del nastro,  al Museo della Zecca di Lucca, per la mostra curata da Edoardo Puccetti e Roberto Orlandi e organizzata dalla delegazione toscana del sacro ordine costantiniano di San Giorgio. 
Un esposizione davvero interessante, dedicata al barocco andino, conosciuto anche come stile meticcio.
In tutto sono presenti circa 50 opere, dipinte alla maniera antica, riconducibili alla tecnica della scuola di Cuzco, una tra le più importanti del periodo. La mostra resterà allestita fino al 6 giugno prossimo.
Gen 31, 2015 - arte antica    No Comments

Firenze: Gherardo Delle Notti

È in arrivo a Firenze una grande mostra su Gherardo delle Notti, in particolare sull’attività italiana del pittore, al quale non è stata ancora dedicata un’esposizione monografica, né in Italia né all’estero.

mostra_gherardo_1a

Con le acquisizioni più recenti, raccolte dagli studi degli ultimi anni, il catalogo della produzione italiana di Gherardo delle Notti non supera i quaranta numeri. La mostra presenterà quasi tutti questi dipinti e documenterà accuratamente sia la fase iniziale, più cruda e nordica (con opere come il Cristo morto con due angeli del Palazzo Reale di Genova o la nuova Preghiera di Giuditta prima di decapitare Oloferne, di collezione privata), sia quella più famosa e matura.

A questa seconda fase appartengono i risultati straordinari che hanno reso celebre il pittore, come appunto le tele conviviali fiorentine (Cena con sponsali, Buona ventura, Cena con suonatore di liuto) o quelle appartenute a Vincenzo Giustiniani (eccezionale il prestito del Cristo dinanzi a Caifa della National Gallery di Londra).

Saranno presenti anche tre pale d’altare: quella genovese per la chiesa di Sant’Anna (Santa Teresa incoronata da Cristo), quella per Santa Maria della Scala a Roma (Decollazione del Battista) e la grande tela della chiesa dei Cappuccini di Albano, del 1618 (Madonna in gloria con i Santi Francesco e Bonaventura).

 

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