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Gen 10, 2015 - arte antica    No Comments

Lucca: Le dame del Pollaiolo

Ripartono con il nuovo anno gli incontri organizzati dalla Fondazione Ragghianti di Lucca con un ricco e variegato programma dedicato al mondo dell’arte. Venerdì 16 gennaio  nella linea di apertura e collaborazione con altre istituzioni e iniziative culturali di grande interesse, interverranno Annalisa Zanni, direttore delMuseo Poldi Pezzoli e Aldo Galli, curatore della mostra “Le Dame dei Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento” in corso fino al 16 febbraio 2015.    

Si tratta di un’esposizione esemplare poiché promossa da un museo partendo da un’opera delle proprie collezioni e frutto di una ricerca storico- scientifica che ha dato sorprendenti esiti su una delle più importanti botteghe artistiche del Rinascimento.

Il 6 febbraio sarà ospite Paolo Matthiae, professore di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico alla Sapienza di Roma e direttore della Missione Archeologica Italiana in Siria.

Matthiae, che è l’ unico archeologo al mondo che nella seconda metà del Novecento con Ebla ha scoperto una nuova città ed una civiltà antica, terrà una conferenza dal titolo “La scoperta di Ebla e il dramma del patrimonio artistico in Siria”.

Per gli incontri atti ad approfondire la storia culturale e artistica della città, venerdì 13 marzo si terrà un seminario su Pietro Testa curato dalla storica dell’arte Giulia Fusconi coautrice del volume “Pietro Testa e la nemica Fortuna. Un artista filosofo (1612-1650) tra Lucca e Roma”, una monografia monumentale, promossa e voluta dall’Istituto Nazionale della Grafica, che illustra e documentare la figura, l’opera e l’attività di Pietro Testa, detto Il Lucchesino, disegnatore, incisore, pittore e teorico della pittura, fra le personalità di artisti grafici più interessanti del Seicento italiano.

Venerdì 10 aprile interverranno i curatori della Fototeca della Fondazione Federico Zeri di Bologna ed il 24 aprile si terrà l’incontro-dibattito “Le città d’arte tra cultura e turismo”, precedentemente rimandato, del professor Vittorio Emiliani, invitato a discutere sul tema del futuro delle città d’arte divise tra recupero e conservazione delle radici culturali ed esigenze turistiche.

Gli ultimi due appuntamenti del ciclo, condotti da Federica Chezzi e Chiara Toti, previsti per l’ 8 e il 22 maggio saranno di approfondimento su temi di arte contemporanea.


@LoSchermo

Gen 7, 2015 - arte antica    No Comments

Firenze: Botticelli agli Uffizi

adorazione dei magi

Sandro Botticelli (1445-1510) Adorazione dei Magi, ante 1476 (1470-1475 circa).  tavola, cm 111×134 Committente, collezionista: Guasparre di Zanobi Del Lama o Lami (1409-1481)

Nel giorno dell’Epifania la redazione di ArtsLife vi propone un approfondimento sul dipinto di Sandro Botticelli esposto alla Galleria degli Uffizi di Firenze con testo e contenuto a cura di Elena Capretti

 

Sandro Botticelli (1445-1510)
Adorazione dei Magi, ante 1476 (1470-1475 circa)
Tavola, cm 111 x 134
Committente, collezionista: Guasparre di Zanobi Del Lama o Lami (1409-1481)

 

Provenienza:
Firenze, Santa Maria Novella, cappella Del Lama (distrutta) in controfacciata (dall’origine); Palazzo Mondragone (1570 ca.); collezione di don Antonio de’ Medici (1587); Villa di Poggio Imperiale (post 1621); Galleria degli Uffizi (1796).

 

Descrizione, soggetto:
L’Adorazione dei Magi presenta una serie di ritratti di personaggi contemporanei. Come ricorda il Vasari (1550, 1568) i Magi stessi sono impersonati dai tre maggiori esponenti di casa Medici, defunti negli anni Sessanta: il mago anziano, che si avvicina a baciare il piedino di Gesù, è Cosimo il Vecchio; il mago col manto rosso è Piero il Gottoso, suo primogenito; infine quello accanto, in veste bianca, è Giovanni di Cosimo, fratello di Piero. Nel corteo che li accompagna si trovano anche i figli di Piero, Lorenzo il Magnifico e Giuliano, riconosciuti alternativamente nel giovane con la spada in primo piano a sinistra e in quello sulla destra, di profilo con capelli corvini e sguardo abbassato e con veste nera e rossa. L’identificazione degli altri personaggi è controversa (Hatfield 1976; Pons 1989). Il committente, Guaspare Del Lama, è ritratto nell’uomo con capelli grigi e abito azzurro, nel gruppo sulla destra: egli è rivolto verso lo spettatore, mentre stringe la vesta con la mano destra tenendo l’indice alzato. Il giovane in manto giallo all’estrema destra, in primo piano, è l’autoritratto di Sandro Botticelli.

Diversamente dalla tradizonale iconografia della Adorazione dei Magi, la Sacra Famiglia è posta al centro in posizione sopraelevata e frontale, anziché laterale. Giuseppe, Maria e Gesù ricevono il solenne corteo dei Magi sotto una tettoia appoggiata a ruderi. Su questi sta appollaiato un pavone, simbolo di Resurrezione. Sul fondo a sinistra i resti archeologici di un edificio antico, richiamano la fine dell’era pagana, a cui succede la nuova era segnata dalla nascita di Gesù Cristo, dalla sua morte e resurrezione e dalla fondazione della nuova Chiesa.

 

Notizie storiche:
Il dipinto è stato commissionato a Sandro Botticelli da Guaspare di Zanobi Del Lama per la propria cappella situata sulla parete della controfacciata della chiesa di Santa Maria Novella. La cappella era dedicata appunto ai Magi, probabilmente perché il nome del Del Lama (o Lami) era omonimo a quello che la tradizione attribuiva a uno dei Magi stessi (Gasparre). Il committente, sensale dell’Arte del Cambio e aperto sostenitore dei Medici, dovette ordinare il dipinto entro il 30 gennaio del 1476, quando cadde in disgrazia condannato dai consoli dell’Arte per affari illeciti.

Il dipinto ritrae e celebra nelle vesti dei Magi, tre illustri personaggi di casa Medici, morti precedentemente: Cosimo il Vecchio defunto nel 1464 e i suoi figli, Piero e Giovanni morti rispettivamente nel 1469 e nel 1463. Dunque la datazione dell’opera, di solito posta dalla critica verso il 1475, ha come termine post quem certo il 1469.

La composizione richiama probabilmente la festa dei Magi che ogni anno organizzava la compagnia omonima, a cui erano iscritti i Medici (si veda: <La compagnia dei Magi>)

La cappella Lami, ormai passata sotto il patronato dei Mondragone, fu distrutta nel 1569 a seguito delle ristrutturazioni all’interno della chiesa realizzate dal 1560 sotto la direzione di Giorgio Vasari. Il dipinto venne quindi trasferito in Palazzo Mondragone.

 

Massa: Natività a lume di candela (Domenico Fiasella?)

 

La tela di Domenico Fiasella...
La tela di Domenico Fiasella restaurata ed esposta a Massa

MASSA. Viene inaugurata sabato 13 dicembre alle 16 al Museo Diocesano, in via Alberica, la mostra «La Natività a lume di candela. Storia di un dipinto e della sua città».

È un itinerario storico-artistico che, partendo dalla tela, attribuita al pittore sarzanese Domenico Fiasella, racconta ai visitatori quasi 400 anni di storia della città. Il senso e la filosofia dell’allestimento, sono stati presentati ieri pomeriggio, nella conferenza stampa che ha «rivelato» in anteprima dati storico-archivistici poco noti, collegati al prezioso quadro. «Il restauro – hanno spiegato Elena Scaravella e Barbara Sisti, curatrici del Museo – è stato affidato a Francesca Gatti, sotto la direzione della Soprintendenza di Lucca, nella persona di Claudio Casini, ed ha riportato alla luce la bellezza dell’opera, permettendo di rileggere, da una prospettiva diversa, alcuni momenti fondamentali della vita di Massa». Si deve al giovane studioso massese Andrea Ginocchi, il lavoro archivistico, che ha ricostruito la storia del quadro, attraverso i secoli: dall’originaria collocazione, nel Seicento, in un altare laterale dell’antica Pieve di San Pietro, in piazza Aranci, fino alla sistemazione, dopo l’abbattimento della stessa, per volere del governo Baciocchi, nell’oratorio dei Servi in via Palestro. Anche l’Università di Pisa partecipata all’iniziativa. La professoressa di Museologia e Museografia, Antonella Gioli, ha illustrato i dettagli della collaborazione.
«Abbiamo realizzato un documentario che racconta la storia del dipinto e della sua città, secondo il linguaggio audiovisivo, unendo rigore scientifico alla più moderne tecniche di ricerca visuale. È prodotto da “La vita delle opere: dalle fonti al digitale”, un progetto pilota sostenuto dal Miur». Presente alla conferenza stampa il direttore del Museo don Luca Franceschini ha ribadito l’importanza per la città di Massa di una mostra così originale. «Sono in esposizione – ha rilevato il sacerdote – anche documenti di archivio, rari e preziosi, che gli studiosi ben conoscono e che, spesso, il grande pubblico ignora». Oltre al quadro si potranno ammirare manoscritti, riproduzioni, disegni e progetti che sono venuti alla luce nel corso delle ricerche. «Un ringraziamento speciale va alle donne della Fidapa – ha detto Scaravella – che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa: grazie a loro è stato possibile assicurare i documenti che abbiamo in esposizione». La mostra resterà aperta fino al 15 marzo.

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