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Ott 2, 2014 - arte moderna    No Comments

Pisa: Amedeo Modigliani

 

In mostra nelle suggestive sale di Palazzo Blu di Pisa, una ricca e attenta selezione di opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi insieme a magnifici capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere ricreeranno l’atmosfera culturale in cui maturò la straordinaria ed entusiasmante esperienza della pittura dell’epoca e la vicenda artistica di Modigliani dal periodo della sua formazione a Livorno fino al suo trasferimento a Parigi, nel 1906, nella costante e irrequieta ricerca del nuovo.

E’ nella Parigi della cultura avanguardista, dei fauves, tra amici quali Marc Chagall, Max Jacob, Georges Braque, Jean Cocteau che il dissoluto artista e tombeur de femmes, matura la sua poetica artistica, influenzato fortemente da Picasso, Toulouse-Lautrec e Cézanne.

Questa esposizione, la cui curatela scientifica è affidata a Jean Michel Bouhours, accreditato studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou, intende presentare la produzione artistica di Amedeo Modigliani nel contesto della cosiddetta Scuola di Parigi.

Con il termine Scuola di Parigi, coniato dal critico d’arte André Warnod, si è soliti indicare un manipolo di artisti per lo più di origine ebraica i quali, discriminati nei loro paesi d’origine, si riunirono a Parigi, la «Città aureolata degli audaci» già patria degli Impressionisti e di molti altri movimenti fin de siècle come il Simbolismo.

Reticenti verso l’astrattismo più spregiudicato di molte avanguardie storiche del tempo quali Cubismo, Futurismo, Dada e Surrealismo, gli esponenti della Scuola di Parigi preferirono sperimentare la loro modernità pittorica rimanendo entro parametri figurativi.

La mostra è stata concepita a partire da un corpus di circa 70 opere appartenenti alle collezioni del Centre Pompidou, (Museo nazionale di arte moderna/ Centro di creazione industriale) di Parigi. La prima tela di Modigliani entrò a far parte delle collezioni del Museo Nazionale di Arte Moderna nel 1932, successivamente verso la fine degli anni ’40 e l’inizio anni ’50, con l’acquisto di due teste in pietra e della straordinaria tempera raffigurante una Cariatide, si costituì una prima significativa raccolta di opere. Seguirono altri acquisti, donazioni e dazioni che contribuirono all’arricchimento del fondo Amedeo Modigliani.

Una quarantina di ulteriori opere di Modigliani sono state prese in prestito da altri musei francesi, italiani o da collezionisti privati. Tra questi vogliamo sottolineare in modo particolare, l’impegno del Museo dell’Orangerie di Parigi che ha accettato di prestare le proprie opere di Amedeo Modigliani, provenienti dalla collezione Jean Walter et Paul Guillaume.

A completare il percorso espositivo, una significativa selezione di sculture di Modigliani e dei grandi scultori dell’epoca come il celebre Constantin Brancusi e ancora una eccezionale serie di fotografie scattate da Brancusi stesso. Un’opportunità unica, dunque, per rivisitare una fondamentale stagione culturale che ha influenzato l’intera produzione artistica europea.

In concomitanza con la mostra di Palazzo Blu, il Museo Nazionale di San Matteo ospiterà “Falsi Modigliani”, mostra un’esposizione che riunisce tre sculture di teste erroneamente attribuite a Modigliani e rappresenta un’occasione unica per ammirare da vicino questi celebri falsi.

Comunicazione e ufficio stampa
MondoMostre Tel: (+39) 06 6893806 Fax: (+39) 06 68808671 ufficiostampa@mondomostre.it

BLU | Palazzo d’Arte e Cultura
Lungarno Gambacorti, 9 Pisa
Le collezioni della Fondazione Pisa sono fruibili dal martedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 19:00 e il sabato e la domenica dalle ore 10:00 alle ore 20:00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).
Biglietti
intero: € 10,00 (con audioguida)
ridotto: € 8,5 (con audioguida)
per visitatori fino a 25 anni, oltre i 65 anni e per i portatori di handicap;
ridotto: € 7,5
per biglietti convenzionati e possessori Tessera AmicoBluFriend, comprensivo di audioguida:
ridotto: € 7,00
per gruppi oltre 10 persone e fino ad un massimo di 25 persone (esclusa la prenotazione e il sistema di radiocuffie);
ridotto: € 4,00
per i gruppi scuola, comprensivo di oneri per prenotazione e prevendita obbligatorie pari a €1,00;
gratuito per giovani fino a 12 anni accompagnati da familiari, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti iscritti all’albo, tesserati ICOM.

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Set 30, 2014 - arte moderna    No Comments

Seravezza (LU): L’oro delle Apuane

 

E’ una straordinaria selezione di opere, ispirate alla storia e alla vita delle cave di marmo, quella che compone “L’oro delle Apuane”, la mostra che il Palazzo Mediceo di Seravezza dedica alla “pietra degli Dei” e mai realizzata prima d’ora.

Dai disegni originali di Saverio Salvioni del 1810 alle grandi opere pittoriche dell’800 e del ‘900, il percorso espositivo tratterà i diversi aspetti della mitologia apuana.

Il titolo della mostra, ripreso dall’opera emblematica di Giuseppe Viner del 1906, ben sintetizza il valore che il marmo, la risorsa più importante del territorio, ha rappresentato – e rappresenta – per la cultura, le tradizioni e l’economia delle Apuane.

L’amministrazione Comunale di Seravezza intende, con questa iniziativa, mettere in evidenza il rilevante e fecondo rapporto che da sempre esiste tra la popolazione locale, le maestranze specializzate e gli artisti che con le loro opere hanno interpretato, di questi luoghi, le atmosfere e le vicende, sociali e storiche.

Il duro lavoro nelle cave, volto a estrarre la nobile e preziosa pietra, la presenza, nei secoli, dei più grandi personaggi e artisti che la storia dell’arte annovera, hanno ispirato la realizzazione di opere d’arte di straordinario valore storico, bellezza e suggestione, visibili in questa mostra.

L’esposizione è curata da Enrico Dei e Andrea Baldinotti. Sono 82 le opere proposte all’attenzione del pubblico, del periodo compreso fra il 1860 e il 1980, dei maestri Filadelfo Simi, Giuseppe Viner, Angiolo Tommasi, Riccardo Tommasi Ferroni, Carlo Carrà, Ottone Rosai, Lorenzo Viani, Galileo Chini, Renato Birolli, Leone Tommasi, Pietro Annigoni, Raffaele De Grada, Domenico Cucchiari, Hansjörg Wagner, Achille Funi, Ugo Celada da Virgilio, Benvenuto Benvenuti, Oreste Paltrinieri, Giovan Battista Santini, Renato Santini, Duilio Pasquinucci, Alberto Magnelli, Delfo Guidi, Giulio Marchetti, Antonio Puccinelli, Lorenzo Gelati, Stefano Ussi, Andrea Markò e Giovanni (Nino) Costa. Completano la rassegna 12 disegni di Saverio Salvioni e 5 incisioni di Sergio Vatteroni.

Il Comitato scientifico, coordinato da Costantino Paolicchi, responsabile del Settore cultura del Comune di Seravezza, è composto da Andrea Baldinotti, Vincenzo Farinella, Enrico Dei, Marcello Ciccuto, Umberto Sereni, Anna Laghi, Massimo Bertozzi, Gianfranco Bruno e Alessandro Marabottini. Il catalogo della mostra, edito da Bandecchi&Vivaldi, è curato da Enrico Dei e Costantino Paolicchi.

LA MOSTRA

Nell’immaginario artistico otto-novecentesco, il mondo delle Alpi Apuane si rivela, ancor più che nel passato, indissolubilmente legato al ricordo e al mito di Michelangelo. I gesti dei cavatori, le loro secolari fatiche, si alimentano sempre dell’apporto viscerale e passionale del Buonarroti, rapito dall’anima pura e inquieta di queste stupefacenti montagne, quasi un’analogia con il suo essere.
Ma la prima rappresentazione delle cave di marmo e del paesaggio apuano risale ai 55 disegni di un autore anonimo del XVII secolo, conservati a Massa nell’Archivio di Stato. Eseguite a scopo documentario, probabilmente su commissione del Marchese Cybo Malaspina, le 27 tavole mostrano “…vedute delle città di Massa e di Carrara e delle loro ville e dei possedimenti dei principi Cybo” e mostrano scorci dei Ducati di Ayello e di Ferentillo, immagini delle ville di Bedizzano, Miseglia e Torano ove sono chiaramente indicate le cave e i ravaneti dei bacini estrattivi di Torano, di Fantiscritti e di Colonnata.

Nel secolo successivo, Saverio Salvioni (1755-1833), artista massese di formazione toscana e romana, esegue (1810) a penna e acquerello 18 vedute delle cave di Carrara che documentano, con dovizia di particolari, le attività di estrazione, lavorazione e trasporto del marmo.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento il paesaggio apuano, i bacini marmiferi, gli uomini del marmo e la loro fatica, hanno ispirato diversi pittori italiani e stranieri, che in questo ambiente hanno trovato lo slancio per introdurre nei loro dipinti elementi compositivi e coloristici nuovi. Pittori e scultori si misurano con le esperienze di coloro che con il proprio lavoro forniscono la materia nobile per le realizzazioni dell’architettura e della scultura. Nascono così le grandi tele romantiche di Antonio Puccinelli, dei fratelli Markò, di Nino Costa, di Adolfo e Ludovico Tommasi dove, con penetrante capacità interpretativa si coglie la bellezza degli scorci montani nell’elegia della quotidiana fatica, tema, quest’ultimo, che troverà ampi spazi di denuncia nella pittura a sfondo sociale dei primi decenni del Novecento.

Sollecitati dall’esempio di alcuni grandi pittori stranieri – uno su tutti John Singer Sargent isolatosi, nel 1911, per due mesi sulle Apuane per fissare il lavoro dei cavatori in una serie di straordinari dipinti e acquerelli – artisti come Ettore Cumbo, Mario Puccini, Giuseppe Viner e Lorenzo Viani daranno vita a opere di forte suggestione, tele i cui protagonisti sono gli umili lavoratori, personaggi mai descritti fino ad allora con accenti così diretti e solenni. Accanto a loro, il carrarese Sergio Vatteroni (1890-1975), scultore e pittore, “…profondamente legato allo spirito dannunziano della cultura ligure e versiliese”, si cimenta nella realizzazione di acqueforti che sorprendono per forza evocativa e originalità compositiva.

Di altro tono le opere di Carlo Carrà, Galileo Chini, Benvenuto Benvenuti, Francesco Fanelli, Dario Bardinero, Giulio Marchetti, Duilio Pasquinucci, Leone Tommasi, Renato Santini, Pietro Annigoni, testimonianze poetiche di quei luoghi, geografici e dell’anima, che si lasciano osservare con occhi pacificati e rassegnati. Opere che oggi appaiono come segni della memoria. Fissi sulla tela, volti e luoghi, echeggiano dal profondo della loro matrice pittorica e poetica, per documentare, inoltre, la storia di quegli anni. Nella produzione contemporanea, Romano Cosci, Riccardo Tommasi Ferrosi, Marcello Tommasi, lo statunitense Joseph Sheppard e il tedesco Hansjorg Wagner, non hanno mancato di cogliere il fascino delle Apuane, del territorio e delle sue genti, sempre, pur se in maniera diversa, caratterizzati dal loro passato.

La Mostra, visitabile fino al 7 ottobre 2007, vede il coinvolgimento e la partecipazione del Ministero per i Beni Culturali, della Regione Toscana, della Provincia di Lucca, della Provincia di Massa-Carrara, della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, della Banca della Versilia e della Lunigiana, della Henraux s.p.a., della Fondazione Henraux e dell’Accademia di Belle Arti di Carrara.

foto di Vittorio Prayer.
foto di Vittorio Prayer.
foto di Vittorio Prayer.
foto di Vittorio Prayer.
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Set 21, 2014 - arte moderna    No Comments

Forte dei Marmi (LU): La collezione del Museo

 

Il Museo Ugo Guidi – MUG e gli Amici del Museo Ugo Guidi Onlus, in collaborazione con la Galleria Il Collezionista di Roma, presentano la V edizione della Mostra “ La Collezione del Museo Ugo Guidi – Testimonianze di esposizioni al MUG”, comprendente sculture, dipinti, fotografie, poesie, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio indette dal Ministero dei Beni Culturali.

Le opere esposte sono dei seguenti artisti: Ernesto Treccani – Paolo Pratali & Akio Takemoto – Miguel Ausili – Stefano Paolicchi – Battista Antonioli – Monica Michelotti – Michele Peri – Pippo Altomare – Graziano Guiso – Laura Viliani – Roberto Tigelli – Antonino Bove – Oronzo Ricci e Vittoria Romei – Carlo Volpi – Serena Pruno – Arturo Puliti – Sandro Borghesi – Luigi Mormorelli – Francesco Siani – Elisa Corsini – Renato Carozzi – Glauco Di Sacco – Renato Santini – Elena Zanellato – Mariano Domenici – Giorgio Michetti – Luciano Pera – Enzo Tinarelli – Clelia Cortemiglia – Serale Liceo Artistico Carrara – Liceo Passaglia Lucca – Flavio Bartolozzi – Maria Corte – Julio Silva – Fabio Maestrelli – Tatiana Lawresz – Mario Carchini (Cobàs) – Lucilla Gattini – Simona Bertocchi – Maura Jasoni – Stefano Graziano – Maria Rita Vita – Giuseppe Menozzi – Cate Maggia – Gabrio Ciampalini – Giuseppe Bianco – Giulio Ciniglia – Antonio Barberi – Chirin Malla – Tatiana Paoli – Ilaria Bonuccelli – Alberto Pistoresi – Armando Xhomo – Matteo Faben – Mauro Griotti – Davide Foschi – Mario Tamberi – Enzo Marco – Vezio Moriconi – Mario Colzi – Marcello Bertini – Marco Gondoli – Alba Gonzales – Maria Conserva – Antonio Giovanni Mellone – Rita Paola – Alessandro Giorgi – Giuseppe Bertolozzi e Clara Tesi – Aleandro Roncarà – Francesco Di Traglia – Renata Ferrari – Francesco Cremoni – Silvia Percussi – Michele Monfroni – Anna Cecchetti – Marta Gierut – Achille Pardini – Giacomo Mozzi – Roberto Agnoletti – Tito Mucci e degli Artisti presentati in collaborazione con la Galleria il Collezionista di Roma: Felice Beltranelli – Michele Cardone – Anna Bruna Cusumano – Svetlana Ivanova – Dana Pandici – Maria Scorpati – Ruth Stirnimann – Gabriella Teresi – Elisabeth Tuythof.

Il MUG ha il sostegno di Logos Hotel e la partecipazione della Banca Credito Cooperativo Versilia, Lunigiana e Garfagnana, del Parco delle Apuane, di Italia Nostra sez. Massa-Montignoso, del Piccolo Teatro della Versilia e della Fondazione Peccioliper. Con l’adesione del Comune di Forte dei Marmi, dell’Unione Europea, dell’International Council Of Museums, Regione Toscana, Toscana Musei, Edumusei, Provincia di Lucca, Sistema Museale della Provincia di Lucca, Istituto Confucio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, APT Versilia, Fondazione R. Del Bianco.
Memoria fotografica della mostra a cura di Antonio Raffaelli, presidente Ass. Versiliese Audiovisivi Didattici.
Soci FAI, Italia Nostra e TCI: Sconto 20 % su pubblicazioni e bookshop.

Partner Speciale: La Capannina di Franceschi con lo “ Spazio Museo Ugo Guidi / MUG Space”.
Partner: Città Infinite, Gli Otto Venti di Pistoia, Polo Istruzione Professionale “E.Barsanti” Massa e Carrara, Historia vbc di Ferrara, Liceo Artistico “S.Stagi” Pietrasanta, Comitato Archivio Artistico Documentario Gierut, Acomus International, Galatea Versilia, Club Unesco “Carrara dei Marmi”.

Media Partner: QN LA NAZIONE, Forte 100, Arte in Toscana www.arteintoscana.it, In Punta di Penna blog, BestVersilia.com, Life Beyond Tourism, La Parentesi della Scrittura, Reality Magazine.

Ufficio Stampa: Associazione “Amici del Museo Ugo Guidi onlus” – Info: 348-3020538 – 0585-348510.

Inaugurazione 21 settembre ore 17.30

Museo Ugo Guidi
via Civitali 33, Forte dei Marmi
su appuntamento
ingresso libero

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Set 21, 2014 - arte moderna    No Comments

Créspina (PI): Scambi di memoria

o verso l’Invisibile Citta’ degli scambi di memoria. Un percorso collettivo tra installazioni e performances intermediali.

 

COMUNICATO STAMPA

a cura di M. Francesca Pepi

Sentieri narranti nel bosco verso l’Invisibile Città degli scambi di memoria. Percorso collettivo tra installazioni e performances intermediali.

Gli artisti:
Riccardo Brotini, Gian Luca Cupisti, Comitato Teste Fiorite, Compagnia Teatrale Quint&ssenza, Ignazio Fresu, I Santini Del Prete, Bruno Larini, Lights, Carlo Romiti, Erica Sagona, Lizzy Sainsbury, Giacomo Saviozzi, Lorena Sireno, Bruno Sullo, Caterina Pecchioli, Stefania Puntaroli, Massimiliano Turini, Giacomo Verde.

Il senso del progetto.
Riappropriarsi in modo collettivo e personale del senso del Tempo e del Luogo, cogliendo chiavi di lettura e depositando a propria volta suggestioni e memorie, che confluiranno nella memoria stessa del ‘giardino’, già carico di visioni e di tracce, metafora di un’utopia della convivenza da lasciare in eredità come tensione e azione…

Tentare di scorgere indizi di memorie silenziose, sospese o scivolate nel tempo, dimenticate o in attesa di riprendere di nuovo forma e voce…

Liberamente ispirato a “Le Città invisibili” di Italo Calvino ed in particolare ad Eufemia, la città “in cui ci si scambia la memoria ad ogni solstizio e a ogni equinozio”, il percorso artistico si sviluppa attraverso installazioni e performances tese a spostare l’asse dall’antropocentrismo che contraddistingue la società utilitarista e consumistica. L’aspirazione è a far affiorare il senso profondo del tempo, la specificità di luoghi, paesaggi, accadimenti, di una pluralità di elementi naturali e artificiali che hanno preceduto il nostro affacciarci nel tempo e che continueranno ad “esserci”, nel variare delle stagioni, se non ne comprometteremo in modo irreversibile la natura e i tratti…

Figure simboliche presidiano il percorso tracciato nel luogo: la spirale, il labirinto delle stagioni, la dinamica contestualizzata dello scambio, cui fanno da contrappunto argomentato reificazioni diverse della memoria, intesa non come “suppellettile” inerte o tutt’al più decorativa, proveniente dal passato ormai lontano, ma come facoltà attiva da esercitare, sondare nelle sue ramificazioni che si declinano al presente, al passato e al futuro.
I “Semi di memoria” corrispondono infatti al processo di presa in carico del presente, in vista di un evento che si configura come attesa, sulla base di una data premessa materiale, segnata da ciò che è preceduto.

Piantare un bulbo, soprattutto se a farlo sono i figli (giovanissimi virgulti del Comitato Teste Fiorite), sta a significare la consapevolezza che le nostre azioni presenti, pur in un contesto preordinato, sono tracce gravide di futuro.
A predisporre il terreno per i bulbi, da cui sbocceranno fiori di diversi colori nelle quattro stagioni dell’anno, secondo un calendario biodinamico ed una geometria ancestrale, che risale dai pitagorici ai sumeri è l’Associazione Amanita. L’idea è di “dar vita” ad una città invisibile attesa nascere in giardino, alla variabilità degli agenti atmosferici e degli animali.
Il disegno si configura pienamente come un site and time specific.

Flashback/Antefatto.

La spirale, nella sua forma priva di spigoli che si svolge a partire dal centro, è simbolo dell’infinito, in diverse civiltà. E’ stata scelta da Sainsbury per il suo labirinto che si profila sul prato, en plein air, sottoposto agli agenti atmosferici.
Il labirinto (Città), suddiviso in quattro quartieri orientati ciascuno ad una stagione, è stato posizionato dall’artista nell’ultimo solstizio, con elementi del mondo vegetale provenienti dalla quotidianità domestica con la natura o collezionati nel corso di lunghe passeggiate nel bosco; gli unici manufatti presenti, dalle forme simboliche, sono non a caso, in terra cotta.

Alla spirale sita in superficie corrisponde un’altra spirale nel sottosuolo, tracciata nel solstizio da Brotini nelle cantine dell’antica fattoria di Montelisi.
Un semplice barattolo di vernice –che questa volta eccezionalmente l’artista ha sostituito con l’acqua -, sospeso alle volte del soffitto con un filo metallico, dissigillato, è stato lasciato seguire il moto rotatorio della terra secondo il proprio asse. Disegna autonomamente una spirale.
Il disegno tracciato è il riflesso del moto del globo terrestre in cui siamo tutti.
All’equinozio ne rimangono ancora le tracce calpestate dai visitatori in questi tre mesi…

Sin dal solstizio l’Oratorio di Montelisi ospita tracce di “Paesaggio in ascolto”: un intervento di Sireno e Cupisti, che si dipana come work in progress, presentato, con varianti sostanziali, per il progetto “Fondi sfitti. Sguardi incrociati”, di Casciana terme. Gli artisti hanno lavorato collettivamente insieme ad altri con intenzionalità affini in più contesti, in particolare nel progetto “Paesaggi Utopici” di Sireno che si configura anch’esso come work in progress.

“Paesaggio in ascolto” è un duplice dialogo intessuto con l’environment, inteso come commistione tra elemento naturale e artificiale, in cui al primo è riconosciuta dignità interlocutoria soggettiva, una propria personalità, di cui tener conto.
Discusso secondo approcci propri a ciascuno dei due artisti, il progetto propone da un lato una raffinatissima ostensione di elementi vegetali classificati da Sireno. Con notazioni e contrappunti l’artista incrina il rigido ordine nomenclatorio del biologo insufflando una sottile vitalità musicale al dialogo con la natura. Dall’altro lato, le altrettanto raffinate carte di Cupisti restituiscono esiti di una proposta di equilibrio tra l’elemento naturale e la presenza tendenzialmente invasiva e fagocitante dell’Homo technologicus. La cattura dell’energia solare con lampade fotovoltaiche, le stesse installate nel parco nel 2013, compone una costellazione che, con la luce del sole, si accende di notte.

Un’altra installazione, monumentale, di Fresu, ricorda l’intervento dell’anno precedente: “Quel che resta”, un’accumulazione spiazzante di libri in una cantina; la avvolge un’idea sospesa di catastrofe, nel senso etimologico del termine. Ma potrebbe anche alludere alla catastrofe dell’oblio.
E’ come un rebus questa presenza di volumi, su cui, questa volta, si è sedimentata anche la polvere del tempo, oltre a quella connaturata all’oggetto estetico, così come è scaturito dalla mente dell’artista. A ricordo dell’arco cronologico intercorso dalla primigenia installazione, un quadro –mise en abîme- registra l’impressione fotografica.

Il parco di Montelisi–per un giorno Città invisibile – conserva nel suo DNA memoria di interventi ormai invisibili, come l’effimera living installation dal titolo “I’m my Sundial” (Meam vide umbram, tuam videbis vitam) di Federica Casarosa, che il pomeriggio del 25 settembre 2011 pose se stessa come meridiana e che il 30 settembre 2012 uscì prima del temporale a seminare la propria ombra sul prato.

Altri progetti, come “Habitat” di Gloria Campriani, intessuto nelle cavità di un acero secolare, parzialmente e volutamente rimasto esposto alle intemperie al termine del percorso del 2012, si sono invece modificati nel tempo.
Progetti di installazioni effimere e di performances comportamentali e multimediali hanno abitato questo luogo legandosi al suo DNA in un naturale innesto.

Scambi di memoria dal Solstizio all’Equinozio. Le declinazioni della memoria.

A segnare il senso crono-topografico del viaggio e da una situazione di ordinaria quotidianità del luogo ad una sollecitata visionarietà collettiva, sono I Santini Del Prete, all’insegna di una raffinata ricerca “Non artistica” –essi stessi si proclamano non artisti ma ferrovieri-.
Conducendo il pubblico dalla surreale Stazione di Montelisi alla Città Invisibile, lo introducono allo status di partecipanti attivi e consapevoli, attraverso un breve sentiero nel bosco, con tanto di rito apotropaico di allontanamento del progetto di cementificazione ipotizzato per quest’area dall’ultimo piano regolatore. Il viaggio, dopo una intensa sosta in cui viene recitata “a memoria” una poesia dell’artista Enrico Mori, recentemente scomparso, si conclude oniricamente tra i Cipressi dell’Evocazione, dove i viaggiatori possono ritrovarsi pienamente immersi nella dimensione delle Città invisibili ed in cerca della propria.

Il senso, tipico del viaggio, di estraniazione e di approdo in un luogo altro rispetto a quello della propria quotidianità, è presente nell’installazione performativa di Sullo.
Una situazione pirandelliana. Un cumulo di vecchie valige, posto davanti all’ipotetica Stazione di Montelisi, sta ad invitare i presenti ad assumersi un carico per il viaggio, ignari del contenuto e sollecitati a depositare a propria volta al termine della giornata un simbolo del proprio passaggio.
Uno scambio di memorie emotivo e materiale obbliga i partecipanti a connotarsi come tali per tutto il tragitto, con un carico, che solo al termine della giornata può essere depositato, in altro luogo, tornando ad essere di nuovo installazione, quasi inerte.

A Montelisi Sullo presenta il suo video “Assenze”. Centrale è la memoria dei luoghi, che restano intrisi di accadimenti, storie personali e collettive, anche quando sembrano destinati all’oblio. La memoria è il mezzo per riflettere su ciò che non c’è più e per recuperarlo non solo come documento o testimonianza, ma anche creando le situazioni che erano prima dell’assenza o che l’hanno in qualche modo determinata. Protagonisti sono dunque i luoghi nel tempo, colti come sospesi nella loro propria memoria, tra un prima e un dopo, in cui le persone sono di passaggio eppure restano come volumi invariabili, in un costante reiterarsi dell’assenza.

Nello stesso ambiente, un vecchio granaio che anticamente era stato abitazione e laboratorio di ebanista di Ersilio Cozzi, compositore e socio onorario dell’Accademia degli Inventori di Parigi, Massimiliano Turini propone una riflessione sulla alterazione della memoria, in rigoroso stile analitico.
A partire dalla riproduzione fotografica di dettagli del complesso di Montelisi (il parco, l’antica fattoria, i resedi rurali, le cantine, il granaio), l’artista riflette sulla sedimentazione della memoria del luogo, sulla modificazione nel tempo dei suoi connotati.

In un lavoro distinto ma ad esso complementare, analizza con acume le modalità di trasmissione delle immagini e del patrimonio cognitivo ed affettivo che ad esse si riconduce, con perdite di dettagli, di contorni, di definizione, al punto da far sbiadire totalmente e rendere irriconoscibili gli oggetti origine dell’attenzione. L’artista avvia una analisi del rapporto tra verità oggettive e modificazione attraverso l’interpretazione, la trasmissione di informazioni, sensazioni, ricordi che possono essere attivati in persone di provenienze geografiche e culturali diverse.

Sagona invita ad un luogo di meditazione. Discosto dallo stordimento dei commerci quotidiani, a poca distanza dai gradini consunti e coperti di licheni dell’antico oratorio di Montelisi, l’artista ha deposto una lastra di pietra che reca incisi la data del giorno dell’evento espositivo – 21.09.2014- ed un verbo all’infinito: DIVENIRE.
E’ una deposizione di testimonianza, un momento intimo e condiviso con chi vorrà soffermarsi nel tempo, al mutare delle stagioni, oltre la soglia delimitata della singola vita e farsi testimone, a propria volta, della continua, lenta, apparentemente invisibile trasformazione cui è soggetta ogni cosa. Da quella data incisa sulla semplice pietra irlandese, porosa e sobria, comincerà a stratificarsi la memoria tangibile ed emotiva di ciò che è in divenire in quel luogo.
Un intervento concettuale raffinato, privo di qualsiasi sete di protagonismo e senzionalismo, rimette al centro dell’attenzione il pensiero dell’essere nel tempo, che prende forma nella sua materialità discreta e assorta.

Alla memoria porosa dei luoghi e all’eco che si ripercuote su persone e in particolare su identità fragili è dedicata una serie di fotografie di Giacomo Saviozzi.
L’ultimo ospite è ritratto con discrezione, mentre torna nei luoghi, rimasti desolati e denudati in tutto il loro squallore, nell’ospedale psichiatrico Ferri di Volterra del “dopo Basaglia”. E’ lui questa volta a prendersi cura di un luogo, quello in cui è rimasto detenuto, curando nella sua memoria le ferite proprie e di tanti altri ospiti, le stesse graffite, in modo impressionante, nei muri dei padiglioni da un altro ospite, Nannetti Oreste Fernando detto N.O.F 4 “Nannettaicus Meccanicus Santo della cellula fotoelettrica», che non è altro poi che una citazione di ciò che ha scritto di sé sul muro.

Memorie fragili, incarnate nel corpo femminile non più seducente né autonomo, sono il pernio intorno a cui si sviluppa, con grande sensibilità visiva e concettuale, il video di Bruno Larini, scritto e diretto dall’artista con musiche di Luca Niccolai e Lara Tabarrani.
Affiora, in un incessante rimando analogico tra gli esseri del cosmo, non solo un senso di decadenza, di fine e annullamento di tutte le cose nel grembo cosmico inconoscibile, ma anche la forza costruttiva di una visione lirica appassionata, aperta sull’ignoto destino di ogni essere che sprofonda in un infinito capace di imperscrutabili metamorfosi.

Poco distante è un totem profetico, in resine, plastiche e smalti: “L’imminente palingenesi”, simbolo di cambiamento e nascita di un’era non ben definita. Tutti e tre i regni, vegetale, animale, minerale sono coinvolti in questo nuovo passaggio. Al centro dell’ipotetica stella, che può ricordare i quattro punti cardinali, si autopone, secondo la sua visione antropocentrica a cui sembra essersi condannato, l’essere umano in fase di mutazione: dal proprio tessuto lacerato e irrigidito da una concrezione di fossili fuoriesce in pieno rigoglio la vegetazione.

Facoltà della mente e capacità di conservare per l’avvenire, la memoria (dispositivo e magazzino-patrimonio) può incepparsi, esaurirsi nell’oblio, soprattutto se non è attivata e resa feconda nello scambio.
In questa attività subisce inevitabilmente alterazioni, come ricordano l’installazione e la performance interattiva Barattoli di Memoria del progetto “Come Radici per il futuro”, realizzata da Giacomo Verde per Crespina nel 2012 e che sarà di nuovo visibile nel contesto delle iniziative collaterali. In essa vi era infatti esplicitato il fattore di responsabilità che lo scambio della memoria contiene.

E di nuovo per Crespina l’artista ha ideato un progetto dedicato ai primi esperimenti di telegrafia a distanza realizzati in Toscana, ed in particolare nelle colline pisane, dallo scienziato Carlo Matteucci (che fu anche nel 1862 ministro della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia). Nel 1847 Matteucci aveva dato avvio alla prima linea sperimentale telegrafica italiana, tra Pisa e Livorno, dopo aver condotto una serie di esperimenti anche nelle ville di Crespina. Di questi rischiava di perdersi ogni traccia di memoria.
Con questo progetto in più fasi, Verde restituisce memoria di un episodio importante per la storia della comunità locale, e attiva, in modo totalmente innovativo e visivamente convincente, un dialogo tra le tecnologie della comunicazione riflettendo sull’impatto dell’introduzione del telegrafo e sulle nostre attuali inclinazioni a comunicare e a conservare memoria.

Dalla memoria collettiva, risvegliata attraverso fonti orali e documenti di archivio, l’asse di attenzione si sposta alle dinamiche intime della memoria individuale esplorando la dimensione dell’indicibile nel rapporto profondo tra gli esseri.

Con estrema sensibilità Puntaroli interpreta lo scambio di memoria individuale, interpersonale e cosmica nella sua performance “Double skin#Stars” (Doppia pelle#Stelle) esplorando le dinamiche delle relazioni tra gli esseri e l’universo. Attraverso il disegno di stelle sul palmo di mano con calco in colore e colla, l’artista condivide ricordi della propria infanzia. L’unicità di ogni persona è catturata da questa singolare impressione che restituisce una pellicola per la quale l’artista ha scelto il colore oro, a ricordare ad ognuno il proprio valore e la preziosità, come di una stella, a prescindere dalla propria provenienza sociale o geografica. Attraverso questa esperienza che va oltre il contatto epidermico, restano nuove pelli dorate: ciascuno entra a far parte dell’opera dell’artista impegnata a sottolineare l’urgenza e la radicalità del rispetto dei diritti umani, la relazione intima tra gli esseri nel cosmo.

Negli animali colti da Romiti in tutta la loro istintualità e maestosità sembra riaffiorare fascinosamente, con una carica estetica schietta, priva di compiacimenti, la pulsione ancestrale a catturare in un’immagine il mistero dell’energia vitale.

Romiti riesce a trasmettere la forza individuale, la soggettività, la psicologia dell’animale. Interessato ad esso come ad un’alterità avente pari dignità dell’interlocutore umano, l’artista ne porta alla luce l’intelligenza primordiale che gli deriva dall’essere totalmente parte della sfera naturale.
Si affida alla più antica sapienza del mestiere del pittore, osservando, non in modo pedissequo, le prescrizioni di Cennino Cennini nei suoi trattati di inizio Quattrocento. Seleziona personalmente le terre per i suoi dipinti in lunghe escursioni soprattutto nelle crete tra Siena, Volterra e la Valdelsa. La ricerca dei materiali fa parte del rito: di ritorno ed immersione cosciente nella natura, per trarne nuovo vigore.
Tornano alla mente incisioni e dipinti rupestri del Paleolitico, le pitture parietali di Altamira, della grotta di Chauvet, di oltre trentamila anni fa…

Pecchioli ricostruisce invece, in un percorso a tempo di 15 minuti per 5 spettatori per volta, una invisibile città della memoria, attraverso l’eccezionale stratificazione di fonti, opere d’arte e materiali di archivio di una collezione precisa, quella ospitata a Montelisi, a cui ha dato vita il collezionista Carlo Pepi, nel corso di lunghi anni.
La memoria stessa del suo primo depositario diventa parte viva e interagente di un’originalissima mappa pensata da Pecchioli tra le stanze e le carte, le lettere, gli appunti, i ritagli di giornale, andando a comporre per un preciso quadro temporale, una nuova pulsante stratificazione dell’archivio accompagnata dalle notazioni personali dell’artista ispirata dai celebri racconti di Calvino.

Meditazioni notturne intorno agli scambi di memoria.
Rosalba Bartolotti legge una selezione di Elémire Zolla tratto da “Lo stupore infantile”.

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Set 20, 2014 - arte moderna    No Comments

Firenze: Pablo Picasso

 

 

A cura di Eugenio Carmona

Dal 20 settembre 2014 Palazzo Strozzi a Firenze riporta l’attenzione sull’arte moderna con un nuovo importante evento dedicato a uno dei più grandi maestri della pittura del XX secolo: Pablo Picasso.
La mostra presenta un’ampia selezione di opere del grande maestro dell’arte moderna che permette di riflettere sulla sua influenza e sul confronto con importanti artisti spagnoli come Joan Miró, Salvador Dalí, Juan Gris, Maria Blanchard, Julio González: l’arte che riflette sull’arte e sul rapporto tra realtà e surrealtà, l’impegno dell’artista nella tragedia storica, l’emergere del mostro dal volto umano, e la metafora del desiderio erotico come fonte privilegiata di creazione e visione del mondo.
Picasso e la modernità spagnola accoglie circa 90 opere della produzione di Picasso e di altri artisti tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e una ripresa cinematografica, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. Tra le opere esposte sono presenti celebri capolavori come il Ritratto di Dora Maar, la Testa di cavallo e Il pittore e la modella di Picasso, Siurana, il sentiero di Miró e inoltre i disegni, le incisioni e i dipinti preparatori di Picasso per il grande capolavoro Guernica, mai esposti in numero così elevato fuori dalla Spagna.

Con opere scelte nelle collezioni del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, la mostra Picasso e la modernità spagnola vuole offrire approcci differenti alle poetiche e ai fondamenti plastici che sono stati determinanti per gli apporti di Picasso e degli altri artisti spagnoli all’evolversi dell’arte moderna.
Non si tratta solo di spiegare l’influenza di Picasso sull’arte moderna spagnola, ma soprattutto di presentare le novità più originali e significative che Picasso e i maestri spagnoli hanno ap­ portato al panorama artistico internazionale.
Per farlo, la mostra si propone di riferirsi al destino di Picasso come mito e come artista, suggerendo l’idea di “variazione” quale elemento differenziatore del suo concetto di modernità, e seguendo il modo in cui Picasso ha affrontato il trasferimento di significati, figure e simboli nella rappresentazione del Mostro e nella rappresentazione della Tragedia, fino a giungere alla realizzazione di Guernica.
Inoltre, e sempre partendo da Picasso, o dalla relazione di Picasso con Gris, Miró, Dalí, Domínguez o Tàpies, la mostra vuole presentare, da un lato, il singolare – e poco noto – contributo spagnolo all’arte della forma costruita, concreta e analitica e, dall’altro, il “nuovo lirismo” definito nella pittura del segno e della superficie, e nella scultura del disegno nello spazio. La mostra cerca anche di comprendere la peculiare dialettica della creazione spagnola tra realtà e sopra­realtà e si addentra, con un differente registro creativo, nella fondamentale relazio­ ne tra natura e cultura come espressione di identità, fondata da artisti vernacolari o radicati nelle proprie origini. La mostra si conclude, infine, considerando i percorsi attraverso i quali i creatori spagnoli hanno affrontato la svolta verso un’altra nozione di modernità, nell’apertura cronologica ed estetica del presente. Alcuni di queste maniere di interpretare e collegare gli apporti della modernità plastica spagnola sono presentati per la prima volta in una mostra e sono frutto del lavoro di comprensione e recupero della modernità spagnola compiuti negli ultimi decenni.

Palazzo Strozzi,
piazza Strozzi 1, Firenze.
Orari: tutti i giorni (compresi i festivi) con orario 10.00-20.00 e tutti i giovedì fino alle 23.00.
Intero € 10, ridotto € 8.50 / € 7.50 / € 4, famiglie € 20

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Set 13, 2014 - arte moderna    No Comments

Arena Metato (PI): Pittura toscana

ella pisana e versiliese orientata verso il futuro.

 

La pittura livornese guardava al passato, la pittura pisana e versiliese guardava al futuro. Queste diversità le vogliamo raccontare in questa mostra, ospitata in una delle ville più importanti del contado pisano.
Guardiamo con attenzione le opere esposte che vanno dai primissimi del 900 fino agli anni 80 del secolo scorso, dove il visitatore attento potrà vedere le varie influenze arrivate fino ad oggi con tutte le contraddizioni che il tempo e la storia ci raccontano.
Ferruccio Pizzanelli ( Pisa 1879 – 1950 ) artista di spicco della pittura pisana, esponiamo un meraviglioso dipinto “ Lavandaie sulla spiaggia a Torre del Lago ” datato 1924, ( In copertina )che meglio di altri fa vedere quanto i pisani e non solo seguivano i maggiori artisti del momento come il maestri viareggini Moses Levy e Lorenzo Viani.

Inoltre ci onoriamo di presentare in questa rassegna un piccolo , ma significativo dipinto di Giovanni Fattori ( Livorno 1825 Firenze 1908) raffigurante una campagna toscana con cascinale eseguito su tavoletta cm. 5×11 e che rispecchia perfettamente le caratteristiche della macchia.
Certo i pisani per numero non si possono paragonare ai livornesi e il successo non gli arriso come ad altri, ma sono riusciti a imparare dal passato e riportare le loro esperienze nel futuro.
La Toscana è stata una fucina di artisti, poeti e scrittori che incontrandosi hanno creato quell’atmosfera magica che ancora oggi si respira e quelle differenze tra il passato e il futuro rimangano a testimonianza della vita di personaggi che hanno fatto la storia dell’Italia artistica.

Saranno esposte opere dei seguenti artisti:

i Livornesi:
Fattori , Lega , Natali, Romiti, Filippelli, Domenici, Martini, Mauri,
Del Rosso, Seloski, Camici, Millus, Difficili, Vaccaro, Giovannelli,

I Pisani :
Ferruccio Pizzanelli, Leonardo Pizzanelli, Fabrizio Pizzanelli, G. Viviani, Carlini, Casini, Fiaschi, , Semeraro, Volpi, Menghelli, Rosi, Bellonzi , Caniaux, Nuti, Pizzarello, Rognini, N. Gentilini, V.Viviani , Pierotti, Massart, G. Bertini

I Viareggini: Levy e Viani

I Toscani : Malesci, Borghesi, A. Salvetti

Ringraziamo la proprietà della villa Medicea dell’Ammiraglio, il Comune e la Pro loco di San Giuliano Terme , la Fondazione Cerratelli e tutti coloro che hanno contribuito alla organizzazione della mostra inserita nell’ambito del Settembre Sangiulianese.

Info
Arc.900.pisa@gmail.com tel. 331 8690359, 050/ 815064

Villa Medicea Ammiraglio
via Cavour 35, Arena Metato – Toscana.
Orario:
dal lunedì al venerdì – 16/19,30
Sabato e festivi – 10/13 – 16/19

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