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Giu 25, 2012 - beghe    No Comments

Vinci (FI): La Toscana fa a meno dei parchi tematici

La Toscana ribadisce il proprio no ai parchi tematici. Lo ha detto il presidente della regione Enrico Rossi partecipando all’inaugurazione della Casa natale di Leonardo da Vinci, allestita a museo, ad Anchiano di Vinci.
«Questa struttura – spiega il presidente – restaurata anche con il contributo della Regione è stata trasformata in un museo high tech in cui moderne tecnologie ci guideranno nel mondo pittorico di Leonardo e addirittura ci permetteranno di incontrarlo, ovviamente sotto forma di ologramma.

Contiamo di raggiungere i 60 mila visitatori all’anno. Penso che la Toscana – prosegue – non abbia bisogno di parchi tematici come qualche volta ci viene proposto. Roba segnata dalla massificazione consumistica e distruttiva dell’ambiente».
Obiettivo deve essere quello di valorizzare la Toscana come un grande parco tematico naturale dedicato all’arte, alla cultura, al paesaggio, al lavoro e al genio dell’uomo.

 

travelquotidiano

Giu 21, 2012 - beghe    No Comments

Firenze: La nuova battaglia di Anghiari

 

 

L'impalcatura a Palazzo Vecchio, durante i lavori per la riscoperta della -Battaglia di Anghiari- di Leonardo
 
Matteo Renzi non molla e sembra l’unica autorità che riesca a interloquire con il Ministro Lorenzo Ornaghi, ormai proverbiale nella sua capacità di occultarsi. Entro la settimana, la notizia arriva oggi, il sindaco frontman di Firenze presenterà alla Sovrintendente del Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini, il progetto per la ricerca (e il recupero?) della discussa Battaglia di Anghiari, nascosta sotto il Vasari a Palazzo Vecchio, nel salone dei Cinquecento.
E ieri Renzi ha incontrato Ornaghi, che ha riportato che la decisione, da più parti definita come sciagurata, di tirare fuori le tracce della vecchia pittura di Leonardo, non spetta a lui. Senza ovviamente proferire opioni in merito. Tutto starebbe dunque nelle mani della Sovrintendenza, che a sua volta però ha rimarcato di essere in attesa della lettera sulla prosecuzione della ricerca. Un tema bollente che però, anche in questo caso, sembra rimbalzato di mano in mano quasi che nessuno voglia assumersi la responsabilità di spendere denaro per tirare fuori qualcosa che, probabilmente, assomiglierà a una macchia di colore. Ma Renzi probabilmente si immagina già il futuro, fatto di nuove file di centinaia di turisti in coda per vedere ciò che rimane dell’antico affresco. Nessuna polemica chiosa il sindaco: «Il ministro e la sovrintendente ci hanno assicurato una rapida risposta perchè almeno sia chiaro se questo recupero vi sarà o no, anche se io sono sempre fiducioso, altrimenti non farei il sindaco di Firenze».
E dell’incontro con Ornaghi, Renzi ha dichiarato una lunga chiacchierata su tante questioni, dagli Uffizi al ripristino della Battaglia di Anghiari fino Maggio musicale fiorentino e al Nuovo Tetaro dell’Opera. Una serie di impegni senza, ancora una volta, il benché minimo riferimento a nulla di contemporaneo.
 
exibart
 
Giu 9, 2012 - beghe    No Comments

Bettolle (SI): Carne chianina in pericolo

 

E’ necessario lavorare per incrementare la produzione, attraverso una maggiore tutela dell’origine e della qualità della carne Chianina, una maggiore promozione dell’immagine e del prodotto, un sostegno allo sviluppo della produzione e alla crescita degli allevamenti e sviluppando ulteriormente la commercializzazione del prodotto.E’ in sintesi quanto è emerso dal convegno organizzato dalla Cia Toscana sulla razza Chianina che si è svolto quest’oggi a Bettolle (Si), nella patria di Ezio Marchi “padre” di questa pregiata razza bovina toscana. A fronte di una richiesta da parte dei consumatori i dati parlano di una diminuzione dei capi di razza Chianina – negli ultimi cinque anni – del 4,9%, contro una crescita nelle regioni limitrofe di produzione, ovvero Lazio (+10,5%) e Umbria (+7,4%). Inoltre, negli ultimi tre anni, tante piccole aziende di allevamento sono state costrette a chiudere (-3,2% dal 2009 al 2011).

<<Fra le cause principali – ha sottolineato Giordano Pascucci, presidente Cia Toscana – ci sono i costi di produzione, che in Toscana, sono sempre più elevati e gli allevamenti ancora di tipo tradizionale, che vuol dire produzioni di qualità più elevata ma con costi maggiori. Inoltre le nostre aziende sono sempre più di piccole e medie dimensioni, e quelle che riescono a crescere in dimensioni non sono comunque in grado di “assorbire” quelle piccole costrette a chiudere le stalle. Di fonte a questa crisi bisogna puntare sul miglioramento genetico della razza, rendere competitivo il sistema di allevamento e avere rapporti più stretti all’interno della filiera (produzione, trasformazione e distribuzione) affinché sia maggiormente valorizzato il prodotto nato ed allevato in Toscana. Porteremo le nostre proposte al tavolo che convocherà la Regione e ci attiveremo affinché gli allevatori si organizzino per cogliere appieno le opportunità di questo progetto, in particolare rafforzando l’aggregazione>>.

<<Se la Chianina è una delle eccellenze dell’agricoltura Toscana – ha detto Alessandro Del Carlo, responsabile settori produttivi della Cia Toscana – anche le politiche di sostegno, tutela e valorizzazione dovranno essere adeguate alle necessità e agli obiettivi, primo fra tutti quello di dare una prospettiva di reddito agli allevatori toscani. Pertanto, è necessario che siano rafforzate le politiche regionali tese alla crescita e allo sviluppo degli allevamenti in Toscana. La domanda è superiore all’offerta, dobbiamo mettere in piedi una strategia congiunta, fra allevatori, istituzioni, mondo della distribuzione>>.

La proposta della Cia Toscana – Tutela dell’origine e della qualità della carne Chianina: attraverso un sistema di tracciabilità che va ulteriormente rafforzato e implementato sul terreno dell’informazione al consumatore per aggiornarlo, informarlo, fidelizzarlo, verso la qualità della carne Chianina degli allevamenti toscani. Promozione dell’immagine e del prodotto: ci vuole un salto di qualità nelle azioni concrete ed in termini di strategia; promuovendo l’immagine della Chianina con più spazio nella comunicazione pubblica agli allevamenti e agli allevatori per rinsaldare l’immagine del prodotto con il territorio.

La Cia Toscana chiede anche un sostegno allo sviluppo della produzione e alla crescita degli allevamenti:lavorare per incrementare la produzione, attraverso azioni e scelte politiche che portino gli allevatori ad investire. <<Sul piano urbanistico – ha spiegato Del Carlo – per consentire la realizzazione o la ristrutturazione e ammodernamento delle stalle, grazie a adeguamenti normativi e semplificazione dei processi autorizzativi. Ed inoltre attraverso i sostegni agli investimenti, con il Piano di sviluppo rurale e con i Progetti di filiera. Mettere poi a disposizione degli imprenditori strumenti finanziari adeguati; coordinare il rilancio degli allevamenti allo stato semibrado>>.

Infine secondo la Cia regionale è fondamentale sviluppare e qualificare la commercializzazione: il produttore ha un interesse primario alla tutela del prodotto, dall’immagine, all’origine al contenuto che viene comunicato al consumatore. <<In particolare – ha aggiunto Del Carlo – deve essere curata l’immagine di un prodotto come la “Bistecca alla Fiorentina”, famosa nel mondo, salvaguardando le particolari qualità intrinseche tradizionalmente appartenenti al bovino di razza Chianina>>. <<E’ necessario mettere le basi – ha affermato Luca Marcucci, presidente Cia Siena – per aprire un dibattito e strategie congiunte a livello regionale per un rilancio concreto ed incisivo per questa razza, che ha sempre rappresentato una assoluta eccellenza del nostro territorio, da tutelare e valorizzare, per garantire in primis un maggiore reddito agli allevatori>>.

<<Mi auguro che da oggi ci prendiamo degli impegni tutti insieme per risolvere i problemi di questo settore- ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori – per il semplice motivo che c’è mercato per l Chianina. Se ARA e piani di filiera funzionano è perché la Regione Toscana ci ha messo i soldi. Quello che c’è da fare, dobbiamo farlo insieme. La grande distribuzione mi ha detto che è in condizione di raddoppiare gli acquisti di Chianina, noi possiamo darvi una mano affinché il mondo produttivo sia più compatto, che la qualità sia più omogenea. Bisogna definire insieme delle strategie di sistema per il rafforzamento e rilancio della Chianina In Toscana e mi farò promotore a breve di un tavolo per la messa a punto di un progetto>>.

<<Per fare allevamento occorre un buon ambiente, un’ottima genetica, sanità e qualità di alimentazione – ha sottolineato Roberto Nocentini, presidente Associazione Regionale Allevatori – ed in Toscana questi elementi li abbiamo, bisogna migliorare sul versante della sanità. Bisogna che le manifestazioni dedicate alla carne Chianina si riversino poi sul piatto, ovvero parliamone, ma incentiviamo anche i consumi ed informiamo nel modo corretto i consumatori>>.

<<La Chianina ha grandi potenzialità ed è una grande realtà – ha detto Stefano Mengoli, presidente Consorzio di Tutela Igp Vitellone dell’Italia Centrale – tutti la vogliono (distribuzione, ristorazione, ecc) ma la Chianina prodotta nelle regioni dell’Italia centrale non c’è. Allora ecco che la Chianina arriva anche dal Brasile; in parte si può contrastare questo fenomeno attraverso tutti gli organi di controllo e vigilanza. La norma sull’etichettatura ha aiutato, ma non abbiamo il monopolio del nome Chianina e non ce lo avremo mai. Quindi l’importanza di difendere il marchio di tutela comunitaria IGp del Vitellone bianco dell’Italia centrale è sempre più evidente. Sono pochi i casi di frode, ma vogliamo che questo dato si riduca ulteriormente, con un disciplinare di produzione che sarà sempre più severo e restrittivo>>.

<<E’ un comparto agricolo della nostra provincia – ha affermato Anna Maria Betti, assessore all’agricoltura della Provincia di Siena – che va sostenuto ed incentivato. Dall’Amministrazione provinciale stanno per partire due azioni concrete: a breve saranno installati in tre punti della provincia degli “scarrabili” per lo smaltimento delle carcasse; ed abbiamo avviato un progetto di messa in rete dei nostri punti di macellazione (Colle Val d’Elsa, Sinalunga ed Abbadia San Salvatore) con l’obiettivo di una migliore organizzazione dei servizi omogenei>>. <<Maggiore sostegno al comparto – ha detto Eros Fierli, coordinatore Gruppo di interesse economico settore bovino della Cia Toscana – anche riportando la Mostra nazionale della razza Chianina, che da tre anni viene fatta consecutivamente in Umbria, mentre potrebbe essere fatta nel nostro territorio>>.

I numeri – Solo negli ultimi tre anni (2009-2011) i capi di razza Chianina sono passati da 21.265 (2009) a 20.354 (2011) mentre erano oltre 22mila nel 2007; il numero di vacche è passato da 9.717 a 9.348, mentre il numero di aziende è passato da 581 a 562. Sono Arezzo, Siena e Grosseto le province toscane in cui è più consistente l’allevamento della Chianina. Arezzo conta 181 aziende, 2.942 vacche e 6.438 capi; Siena 108 aziende, 2.200 vacche e 5.033 capi; Grosseto 130 aziende, 2.067 vacche e 4.596 capi. Ma per tutte e tre le province l’ultimo triennio è stato in perdita: Arezzo ha fatto segnare un -3,2% di aziende; -2,5% di vacche; -0,2% di capi; Grosseto -4,4% di aziende; invariato il numero di vacche; -3,8% di capi; Siena -0,9% di aziende; -3,6% di vacche; -3,4% di capi.

 

 

di C. S. per teatronaturale

Giu 7, 2012 - beghe    No Comments

Carrara: Il marmo bianco finisce nei dentifrici

 

Cosa unisce la Pietà di Michelangelo e il dentifricio che usiamo tutte le mattine? Apparentemente niente. Eppure qualcosa c’è: il marmo. Sì, avete capito bene: il marmo bianco di Carrara, celebre nel mondo, fin dai tempi dei romani, per essere materia di artisti. Da qualche tempo invece finisce anche nei dentifrici, nella carta e in molti altri oggetti di uso quotidiano. Non stiamo raccontando una performance di qualche artista contemporaneo, ma il “segno” della modernità. Della globalizzazione, si dice.

Il carbonato di calcio (CaCO3) è utilizzato per la patinatura della carta, per le vernici, per gli intonaci strutturali, per la plastica, e per i più svariati usi industriali. In natura la più alta concentrazione di CaCO3 si trova nel marmo bianco di Carrara. Che più è bianco più è puro. E più è bianco, più è affascinante. Ma questa è un’altra storia… Dicevamo che è il marmo la più importante risorsa per  estrarre il carbonato di calcio e le sue cave sono il bacino ideale per l’industria multinazionale del settore che infatti ha portato i propri impianti fino nel cuore dei bacini di Carrara, capitale mondiale del marmo bianco.

I numeri sull’estrazione del marmo sono impietosi: ormai si contano più i camion provenienti dalle cave con scaglie destinate alla frantumazione per divenire carbonato puro, che i camion con i blocchi destinati ad usi certo più nobili, anche se non necessariamente artistici. I geologi dicono che è un processo fisiologico che al momento dell’estrazione si producano più scarti che blocchi. Dello stesso avviso sono gli industriali del territorio. Nessuno però dice che di questo passo le montagne dopo essere stato sventrate perderanno anche le caratteristiche distese di scaglie di marmo lungo i crinali, chiamati ravaneti; immortalati da scrittori di ogni epoca. Non pensano che di questo passo le cave diverranno soltanto bacini di estrazione industriali distruggendo la loro millenaria storia.

Pensare di distruggere la materia del David di Michelangelo per trasformarla in dentifricio non trova nessuna giustificazione economica o morale. E’ un oltraggio alla natura, all’arte e alla storia del territorio. Eppure ciò avviene costantemente. Al punto che l’Unesco ha rifiutato di dichiarare patrimonio dell’umanità le cave di Carrara perché bacini soggetti a troppi mutamenti, privi di regolamentazione chiara.

Chissà cosa ne direbbe Dante che passando da Carrara ne scrisse nella Divina Commedia:”lo Carrarese che di sotto alberga, ebbe tra ‘ bianchi marmi la spelonca per sua dimora. ; onde a guardar le stelle e ‘l mar no li era la veduta tronca”.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/ellebo/il-marmo-della-pieta-di-michelangelo-finisce-nel-dentifricio#ixzz1x7AHQkKV

Mag 29, 2012 - beghe    No Comments

Livorno: La Cala del Leone è pubblica


 

E’ ufficiale: la Cala del Leone è area pubblica e su di essa non può essere svolta alcuna attività privata in assenza di concessione demaniale marittima. 

Lo hanno stabilito definitivamente questa mattina – a seguito di una riunione nella quale è stato fatto il punto sulla situazione, una volta acquisiti tutti i necessari elementi di valutazione – l’ufficio Demanio del Comune in sinergia con la Capitaneria di Porto.

Quindi, via ombrelloni e sdraie.

quilivorno

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