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Apr 13, 2014 - beghe    No Comments

Prato: Ma questo è il Made in Italy?

Partono dalla Polonia, dalla Bulgaria e perfino dalla Spagna per comprare a Prato il prontomoda Made in Italy; sempre coi portafogli gonfi di euro, perché qui non vengono accettati assegni e non si fanno tratte.
E così vanno all’estero le Confezione Marisa, il Moda Peppino, i Giacconi Cinzia e via elencando, e i consumatori polacchi, bulgari e spagnoli sono tutti contenti di aver un capo prodotto in Italia.
I compratori, però. non sanno che quel made in Italy è prodotto da schiavi cinesi comprati e venduti dai proprietari cinesi delle varie Confezione Marisa.
Sedici ore al giorno chini sulle macchine da cucire, niente feste comandate, niente ferie; dormitori in loculi ricavati da cucine dove si mangia, si dorme e, chissà, si fa l’amore.
E’ questo il made Italy ?

Apr 11, 2014 - beghe    No Comments

Massa: Malaspina e Malatesta

Due piccole province di frontiera: una di antico pelo (Massa e Carrara) e l’altra recente (Rimini) strette l’una fra la Liguria e l’Emilia; l’altra fra l’Emilia e le Marche.
L’una dallo sviluppo turistico stitico per via della vicina Versilia; l’altra dallo sviluppo caotico coi suoi millecento alberghi ed i suoi venti chilometri di negozi e di pizzerie dai menù in cirillico.
L’una dominata fino all’arrivo dei napoleonidi dalla dinastia dei Malaspina e l’altra per tutto il Medioevo da quella dei Malatesta e, poi, da quella dei Montefeltro.
Ma, mentre la giovane provincia di Rimini fa di tutto per far conoscere i fasti e i nefasti dei Malatesta con belle e ricche pubblicazioni della locale IAT, la più anziana provincia apuana nulla fa per far conoscere al turista consapevole cosa fecero e chi erano i Malaspina.

Mar 24, 2014 - beghe    No Comments

Prato: Telenovela Pecci

Fabio Cavallucci
A Prato non c’è pace, anzi, le vicende intorno al Museo Pecci e correlati stanno diventando sempre più simili a quelli di un serial televisivo. Dove stavolta c’è qualcuno che vuole mettere zizzania nella nomina del nuovo direttore, Fabio Cavallucci. Dal Castello Ujazdowski di Varsavia, arrivano infatti gli appunti del sindacato “Solidarnosc” sull’operato svolto dal direttore italiano dal 2010: problemi di svolgimento della programmazione nonostante i fondi fossero aumentati rispetto alle precedenti edizioni, mancanza di pianificazione a lungo termine, mostre o cancellate o spostate, disorganizzazione nella promozione e raccolta fondi dei dipartimenti, perdite degli investimento.
Come riporta il quotidiano toscano “Il Tirreno”: «Il sindacato Solidarnosc ha riferito problemi legati al funzionamento del museo, derivanti da cattiva gestione per oltre un anno mentre le iniziative dipendenti ndr, come la lettera del maggio 2012, non hanno mai ricevuto una risposta equa, né a cambiamenti nella gestione, che hanno portato alla bancarotta finanziaria e morale del museo».
Niente meno. «All’elenco di critiche ho ampiamente risposto a suo tempo, nel maggio 2012 e nell’ottobre 2013, ma se quanto riportato fosse stato vero, un ministro della Cultura avrebbe preso provvedimenti se una sola delle cose dette nelle lettere dei sindacati avesse un qualche briciolo di verità. Da quando sono qui – prosegue – budget e visitatori sono aumentati. E questi sono dati oggettivi», afferma Cavallucci.
La sua colpa? Appunto quella di aver portato un po’ di movimento in un centro per l’arte fermo da 30 anni, le cui lettere di sindacato potrebbero mettere qualche pulce all’orecchio tra i dirigenti che hanno promosso la nomina a Prato, anche se dall’ultimo CdA tutto pare essere filato liscio.
Questa vicenda però potrebbe essere manna per gli strali di Vittorio Sgarbi (che come candidato sindaco di Urbino recentemente ha tuonato che ascensori e pedane per disabili deturpano l’estetica delle città, «sono per gli zoppi e per gli storpi», e non ne farà costruire se arriverà al governo della provincia marchigiana) che mercoledì sarà in città per presentare la Lista Civica “Città Forte” -anche qui si sente un rigurgito dell’antica Sparta- del candidato sindaco Riccardo Bini, che ha appoggiato la direzione di Sgarbi al Pecci. Sarà una bella occasione per cantarle al sindaco Cenni, nel CdA del museo, “colpevole” della sua esclusione e, perché no, anche per gettare un po’ di fango sul nuovo direttore. Quel che è certo è che a Prato, per ristabilire un po’ di ordine, bisognerà lavorare davvero parecchio.
exibart
Mar 18, 2014 - beghe    No Comments

Barberino di Mugello (I): L’impatto dell’Designer Outlet

Inaugurato nel 2006 con una superficie commerciale iniziale di 21.000 mq, Barberino Designer Outlet è immerso nel cuore verde della Toscana e ospita oggi oltre 130 negozi dei più importanti marchi della moda nazionale e internazionale. L’ampliamento della nuova fase ha consentito l’apertura di 30 nuovi punti vendita, portando la quota complessiva di superficie commerciale a 27.000 mq. Nel corso del 2013, i visitatori di Barberino sono stati 3 milioni, l’11,3% in più rispetto all’anno precedente. Tra questi, il 15% è rappresentato da turisti ‒ la maggior parte di provenienza extra UE ‒ che hanno inciso per il 12% sul volume complessivo degli affari nel corso dell’anno.

Queste performance da record, sono state possibili anche grazie all’investimento strategico di McArthurGlen sui corsi di formazione (oltre 200.000 euro per il 2013), che hanno coinvolto durante tutto l’anno oltre 3.000 partecipanti per 292 sessioni d’aula, con l’obiettivo di migliorare il customer care e tutta la filiera di vendita all’interno dei Designer Outlet. In linea con questo trend, anche Barberino Designer Outlet ha finanziato un programma di formazione gratuita per tutti i  dipendenti del Centro, con l’obiettivo di sviluppare competenze e professionalità di vendita. La partecipazione ai corsi, certificati dalla Camera Nazionale per il Commercio, dà diritto a un attestato per singolo corso e al rilascio di un patentino alla fine del percorso di formazione. In termini di ricadute occupazionali, Barberino Designer Outlet è attualmente l’azienda più sviluppata sul territorio, con un numero totale di 820  dipendenti, di cui il 78% sono donne e il 70%  proviene dall’area del Mugello. L’ampliamento del Centro sta inoltre portando un incremento di circa il 30% dei posti di lavoro, consentendo il superamento dei 1000 occupati, di cui il 75% con un contratto a tempo indeterminato, mentre il restante 25% ha un contratto a tempo determinato.

Per quanto riguarda, invece, la ricaduta economica a livello locale, Barberino Designer Outlet ha attivato in termini diretti, indiretti e indotti, nel  sistema economico locale del Mugello, un PIL pari a 45,5 milioni di euro, per una quota del 4,5% del corrispondente PIL dell’area e una quota  pari a 7,8 milioni del PIL totale della Toscana. Il dato emerge da uno studio effettuato da Irpet, il cui obiettivo è stato proprio quello di stimare le ricadute economiche dirette e indirette derivanti dalla presenza e dall’attività del Centro nell’area del Mugello e, più in generale, della provincia di Firenze e della Toscana.

“La ricerca conferma l’influenza positiva del Centro nei confronti del territorio del Mugello e di tutta la provincia, sia in termini occupazionali che in termini economici. Un risultato straordinario, soprattutto in questo momento di crisi economica dove i livelli occupazionali hanno raggiunto il minimo storico”, ha dichiarato Chiara Bellomo, direttrice del Barberino Designer Outlet.

Per conoscere le nuove aperture e la lista dei marchi presenti a Barberino Designer Outlet, visita il sito: mcarthurglen.it/barberino

 

Mar 13, 2014 - beghe    No Comments

Firenze: Cristina Acidini e ArmaLite

 

ArmaLite, -A work of art- la campagna con il David
Gli sono stati attaccati prosciutti alle spalle, come uno zainetto, è stato riprodotto su bagni chimici, ed è riprodotto in tutte le salse del kitsch, dai calendari ai ventagli, dai piatti ai foulard. È stato reso fluo e tutto “taggato” da Keith Haring, quando “tag” significava solo “sigla”, e ultimamente ha abbracciato un fucile, grazie all’azienda ArmaLite. Il caso del David armato negli scorsi giorni ha tenuto banco, tra chi ha difeso la “trovata” statunitense e tra chi ha deprecato il gesto, a partire dal Ministro Franceschini e dalla Soprintendente al Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini, che oggi pubblica un monito ufficiale sulla vicenda.
«A partire dalla Legge Ronchey fino al più recente “Codice dei Beni Culturali”, la normativa italiana prevede anche che l’utilizzo delle immagini sia autorizzato dopo una attenta valutazione della idoneità della proposta. Gli accostamenti con i prodotti devono essere rispettosi dell’integrità e dignità culturale delle opere, e quindi le immagini non devono essere manipolate e le suggestioni devono essere, per così dire, sostenibili entro una sfera di rispetto dei valori delle opere stesse. A seconda dei casi, quando è interpellata, la Soprintendenza, concede o meno l’autorizzazione, o chiede modifiche. Quando non è interpellata (e succede spesso), se viene a conoscenza di un uso non autorizzato, interviene col soggetto commerciale chiedendo la rimozione di immagini ritenute lesive, o la regolarizzazione a norma di legge se invece gli usi sono ritenuti consoni. Naturalmente nella società dell’immagine è pressoché impossibile che tutto ciò che compare possa venire a conoscenza dei nostri uffici».
La posta in gioco, insomma, è sempre alta, e la questione dei diritti d’autore, anche se qui si parla di storia dell’umanità è sempre dietro l’angolo. Il problema però, ricorda ancora Acidini, è che le opere d’arte planetarie, all’epoca della “riproducibilità 2.0” si sono stabilizzate sull’identità di “pubblico dominio”: «il capolavoro appartiene all’umanità e non all’istituzione che ne è responsabile: sarebbe di conseguenza riproducibile all’infinito, senza richiesta di permessi e senza pagamento di diritti. Non è vero, eppure (…) le armi a nostra disposizione sono spuntate, perché non sono previste sanzioni per chi contravviene: e tanto più fuori d’Italia, nel quadro di una complessa normativa internazionale. Con l’auspicio che una modifica della legge preveda l’inserimento di sanzioni almeno in Italia, la nostra risorsa più efficace resta una moral suasion, che non di rado convince il diretto interessato a non insistere con un’iniziativa che, a fronte di un’attrattiva epidermica e effimera, svilisce il capolavoro originale che è patrimonio dell’umanità», scrive Acidini. Insomma, in realtà nessuna causa e nessun risarcimento si può intentare con la casa d’armi americana. E d’altronde, in effetti, come sarebbe possibile se gli italiani per primi, proprietari di un’icona tra le più universalmente riconosciute, ogni giorno lo utilizzano la sua immagine in maniera non autorizzata «facendogli indossare capi di abbigliamento, occhiali, copricapo, gioielli e quant’altro, non senza maliziosa enfasi sulle parti intime», ricorda la Soprintendente. La palla ora passerà ad ArmaLite, e vedremo se l’azienda “moralizzata” ritirerà la campagna pubblicitaria. Tanto l’effetto sortito, a livello quasi globale, è stato raggiunto.
exibart
 
 
Feb 28, 2014 - beghe    No Comments

Pietrasanta (LU): Il marmo contro il paesaggio

Sam Durant. Black Powder (there are some who say) (2011), marmo di Carrara, 31 x 40 x 24 cm, courtesy Franco Soffiantino Contemporary Art Production Torino, foto Dario Muzzarino – Stefano Monti
Vi abbiamo raccontato pochi giorni fa della presa di posizione di COSMAVE (Consorzio per lo sviluppo dell’Attività Marmifera dell’Apuo-Versilia), e di CAM (Concessionari Agri Marmiferi di Massa), contro l’abbattimento di qualcosa come 5mila posti di lavoro nell’industria marmifera delle Alpi Apuane, in Toscana, che toccano anche da vicino la produzione di opere d’arte.
Arriva ora una lettera aperta, indirizzata anche al Presidente della Repubblica Napolitano, contro il Piano di indirizzo territoriale con valenza di Piano Paesaggistico indetta da regione Toscana.
«Non si consentirà di cancellare una memoria storica fatta di secoli di tradizione, di secoli di attività lavorativa, di eccellenze che hanno contribuito a scrivere intere e intense pagine di storia dell’arte e dell’architettura in tutto il mondo. Non si consentirà di cancellare lo spirito e l’identità di un’intera comunità che lavora, ha lavorato, contribuisce e ha contributo fortemente alla vita economica della Regione Toscana e dell’Italia», si legge nella missiva, supportata dalla firma del Presidente CAM Umberto Ronchieri, Fabrizio Rovai per COSMAVE e Daniele Poli, Presidente della Cooperativa Beni Sociali di Levigliani.
«Distruggere tale identità significherebbe negare all’Italia stessa, prima ancora che alla Toscana, centinaia di anni di storia, significherebbe cancellare una delle realtà maggiormente radicate nella cultura del Paese, significherebbe distruggere la memoria di un’intera popolazione che vive e ha vissuto in simbiosi con il suo territorio.
La Regione Toscana, che dovrebbe essere consapevole del danno all’economia locale, regionale e nazionale posta in essere attraverso il Piano Paesaggistico, irragionevolmente e incomprensibilmente impone un pericoloso e preoccupante ordine di “tutti a casa”. Il Piano pone a grave rischio il sistema occupazionale, economico, sociale e culturale del territorio Apuo-Versiliese. La Regione Toscana, con questo atto di forza, disattende in toto l’intento conciliativo iniziato con il Parco delle Apuane. E’ assai importante precisare come, sull’area del Parco delle Apuane, la realtà estrattiva incide soltanto per il 3,72 per cento. Una percentuale davvero minima».
Insomma, gli imprenditori non ci stanno e chiedono l’apertura di un tavolo di confronto, anche per rimarcare la loro gestione del territorio, con “modelli sostenibili di gestione” e la volontà di lavorare in tandem per preservare il Parco delle Alpi Apuane.
«Si fa presente inoltre che il Piano Paesaggistico della Regione Toscana si impone su aree di proprietà privata o in legale concessione. Nella consuetudine i parchi nazionali o regionali nascono e si sviluppano su aree demaniali: qui nell’Apuo-Versiliese la novità è che si vuole calare l’ascia su territori privati o legalmente coltivati, usurpando di fatto un bene non toccabile».
A prendere parola anche i rappresentanti del comitato, che scrivono: «Senza i marmi scavati nel Parco non ci sarebbe un distretto lapideo ed una Versilia come oggi li conosciamo, con i laboratori, gli artigiani, gli artisti e le opere d’arte note in tutto il mondo. Il Piano della Regione Toscana, se adottato dal Consiglio Regionale, strapperebbe le radici di un modello culturale antico e rinomato nel mondo, lasciando intatto il solo distretto minerario». Intanto però, secondo la delibera della Giunta, tra pochi mesi le prime aziende non vedranno rinnovate le loro autorizzazioni. Aggiornamenti in corso.
exibart
Feb 20, 2014 - beghe    No Comments

Firenze: Il treno di Dante

 

treno

Treno di Dante & C., con il nuovo orario sono praticamente scomparsi i collegamenti tra Ravenna, la bassa Romagna e Firenze. Eppure il treno Faenza-Firenze è sempre pieno di turisti e pendolari. Pessima gestione della rete ferroviaria o manovra studiata per favorire l’alta velocità?

Il treno è il mezzo più veloce, economico e sostenibile per muoversi da una città all’altra, quante volte l’abbiamo sentito dire? Forse pochi sanno che sarebbe possibile collegare Ravenna e Ferrara con Firenze in appena 2 ore, senza dover passare per Bologna e spendendo appena una decina di euro.

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