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Lug 8, 2013 - beghe    No Comments

Carrara: Le Alpi Apuane secondo Nunatak

 

Segnaliamo questo interessante articolo che abbiamo trovato in rete.

(l’articolo è uscito in forma integrale sull’ultimo numero della  rivista NUNATAK che ringraziamo per lo spazio concesso )

Il carbonato di calcio è piuttosto diffuso in natura, così come lo sono i marmi, ossia un derivato“metamorfologico” di calcari e dolomie. Quello che invece è piuttosto raro a superfici raggiungibili dall’escavazione umana è l’alchemica trasformazione di sedimenti calcarei in una roccia metamorfica bianca compatta, che per caratteristiche meccaniche si presta sia alla costruzione che al rivestimento. Il risultato di questa pseudo casuale combinazione di eventi geologici porta il nome di marmo bianco diCarrara.

Le Alpi Apuane, una piccola catena montuosa che si estende dalla Lunigiana alla valle del Serchio, sono costituite in gran parte da dolomia, scisti e arenarie, ma contengono in sé grandi giacimenti di questo marmo, che altro non è che una dolomia che per maggior compressione e conseguente innalzamento delle temperature si è purificata al punto tale da essere costituita quasi essenzialmente da carbonato di calcio. In effetti esistono centinaia di marmi conosciuti ed estratti, ma nessuno di questi è talmente puro da risultare bianco cangiante con le impurità che creano striature, dette venature. Per migliaia di anni questo materiale,tanto raro e tanto apprezzato esteticamente, ha fatto sì chel’estrazione nella zona della montagna divenisse una parte importante, e in alcuni periodi storici essenziale, dell’economia locale.

Strategia di per sé criticabile, visto che il marmo suo malgrado fa parte delle cosiddette “fonti” non rinnovabili. Infatti, non si può piantare, non si può irrigare, non si può coltivare, ma le istituzioni si ostinano a chiamare le cave -ossia le miniere – “agri marmiferi”. Di questi pseudo agri se ne contano poco meno di 200 nel solo comune di Carrara, che comunque raccoglie la gran maggioranza dell’estrazione marmifera. Ma come spesso abbiamo avuto modo di constatare in questo sistema basato esclusivamente sul profitto, al peggio non vi è mai fine. Così dopo un paio di millenni di estrazione, qualcuno si ricorda che il marmo non è solo il David di Michelangelo, le opere del Tacca, le conche per il lardo di Colonnata o le soglie di porte e finestre. Qualcuno ha la brillante idea di cominciare a far fruttare il teutonico lavoro fatto dalla “pachamama” in milioni di anni, per ottenerne semplicemente del carbonato puro e pronto all’uso in mille differenti impieghi, che spaziano dalla farmaceutica, all’industria alimentare a quella chimica.

Ora dovete sapere che questo regalo delle Apuane non è tutto bello e sano come quello che siamo abituati a vedere nelle ville borghesi e nelle riviste di arredamento: il marmo, essendo una roccia metamorfica di origine sedimentaria che acquisisce una struttura cristallina, è soggetto a decine di problemi che in gergo sono detti “difetti”. Inoltre, le dimensioni sempre maggiore degli standard commerciali richiesti dall’industrializzazione dell’estrazione, comportano una proporzione di scarto di circa il 70% di quanto viene estratto alla montagna.

E’ piuttosto facile comprendere che questo grosso problema dello scarto per anni ha funzionato da agente regolatore dell’estrazione, obbligando l’escavatore ad un etica mirata alla minor produzione possibile di tale scarto. In pratica,per lavorare la cava era necessaria una grande maestria, tramandata da padre in figlio, nel saper valutare la parte di monte che offriva materiale “sano”, limitando quindi lo “scarto”.  Questa etica,seppur legata alla sfera commerciale e non a quella ecologica,portava comunque ad una limitazione dell’erosione della montagna,che poteva quindi essere scavata solo in determinati settori e non abbattuta come se si trattasse di tagliare del formaggio. Ma alla fine degli anni ’80 del Novecento, per la prima volta nella storia delle cave di Carrara (le cui origini affondano fin dall’epoca romana), un uomo offrì un miliardo delle vecchie lire per acquistare un “ravaneto”, che è la tipica discarica a cielo aperto composta da migliaia di detriti di marmo che si può osservare nelle Apuane. Alla fine degli anni ’80,l’estrazione del marmo aveva già subito un incremento esponenziale dovuto all’utilizzo di nuove macchine, spesso provenienti dai settori delle miniere di carbone e dalla lavorazione del legname,opportunamente adattate al nuovo impiego. Questo ulteriore incremento della produzione, rendeva ancora più grave il problema rappresentato dall’accumulazione di quel 70% di scarto precedentemente citato.

Che qualcuno si fosse offerto di pagare per portarsi via tale“immondizia”, non poteva che apparire come un’ottima soluzione. Nessuno si oppose: che ci facciano pure il dentifricio, la pasta, i fertilizzanti, i cosmetici o le pitture per “noialtri”, già trovare qualcuno che si portava via gli scarti era un gran bel servizio, se poi questo qualcuno pagava pure,allora era proprio un gigantesco affare. Ma questa operazione, proprio come un enorme cavallo di troia, nascondeva nel suo ventre un pericolo cruciale: avrebbe ulteriormente velocizzato ed aumentato l’escavazione del marmo. Un’intera catena montuosa poteva così venire sgretolata per essere venduta come polvere.

Dare un prezzo, seppur minimo, a quel materiale di scarto che fino a pochi anni prima costituiva un freno all’estrazione, e l’interessamento da parte di diverse multinazionali a tale materiale, pronte quindi a investire enormi somme di denaro in mezzi per l’escavazione sempre più grossi esempre più veloci, ha portato, nel giro di pochi anni, ad un radicale cambiamento di quell’etica di escavazione precedentemente legata ad una sorta di economia domestica, ossia ad un’oculata gestione delle risorse del luogo dove si vive. I nuovi problemi creati dalla“produzione” degli scarti sono innumerevoli dal punto di vista tecnico: i fronti di cava diventano in pochi anni altissimi, mentre i monti “muovono”; i pericoli oggettivi vengono incrementati dall’aumentata velocità di estrazione e dal conseguente poco tempo che viene concesso alle montagne per “cicatrizzare” le proprie ferite; gli incidenti si succedono a ritmo serrato, ma vengono nascosti un po’ per omertà, un po’ per paura.

Quello a cui viene invece dato un’importanza forse esagerata, è il continuo depositarsi di polveri sottili in città, dovuto al costante transito dei camion che scendono dalle cave. Se si ricorda la percentuale di scarto in produzione, è facile comprendere che per ogni 3 camion che trasportano blocchi ce ne sono 7 che trasportano “scarti”. E se non si fosse affermato tale business dei “sassi”, è probabile che di camion che trasportano blocchi ne passerebbero 2.

Ma la matematica annoia il cittadino medio, mentre le polveri continuano a depositarsi e le vibrazioni causate dai nuovi bisonti gommati si sentono per 10-11 ore al giorno,dato che questi sono oggi i turni in cava, alla faccia di Meschi e di tutte le lotte per la riduzione dell’orario di lavoro combattute nel passato. Nascono così svariati comitati cittadini che vorrebbero la chiusura delle cave, il fermo dei camion o, se questo non fosse possibile, che almeno tali camion non passino sotto casa propria. Va bene che l’estrazione del marmo tagli le falde acquifere, va bene che le lame lubrificate con grasso sintetico inquinino l’acqua, va bene che le linee di cresta e le montagne in genere vengano modificate, tagliate, sgretolate, ma che mi si sporchi la camicia “firmata” stesa ad asciugare e mi s’impolverino i soprammobili di casa, questo è proprio è inaccettabile.

Le istituzioni e i vari “responsabili”che ignorano la qualità dell’acqua o la distruzione di un intera catena montuosa non possono rimanere indifferenti alla camicetta di Gucci e ai soprammobili spolverati con tanto amore che s’imbiancano in continuazione, e quindi trovano una soluzione: un’opera colossale di cemento armato, un sistema di tunnel e viadotti che porti i camion dai bacini di estrazione direttamente ai depositi e alle sedi disgretolamento e smistamento senza passare per il centro cittadino.

L’opera sarà pagata dal Comune con fondi pubblici, per ammortizzarla verranno venduti perfino i parcheggi in tutta la città,favorendo in tal modo un’ulteriore esodo della vita sociale dal centro storico verso i “nuovi” centri commerciali, ove la macchina si parcheggia senza pagare.

Carrara è oggi ridotta come un città fantasma, una sorta di centro minerario che eravamo abituati a vedere solo nei film western. Il Comune, che ha speso cifre da capo giro per costruire un “nastro trasportatore” ad uso e consumo di una multinazionale, ha nel frattempo chiuso biblioteche e teatri. A Carrara non ci sono luoghi di aggregazione, ma la cittadinanza ringrazia sentitamente perché finalmente non ha più la polvere, ma solamente quella di marmo “ehh” .

Ma questo costosissimo sistema di gallerie (pomposamente appellata “strada dei marmi”) potrebbe essere solo la punta di un iceberg, il primo pezzo di un progetto molto più esteso che mirerebbe, tramite la costruzione di un’altra strada e di un ulteriore traforo, a collegare tutto il versante nord delle Apuane, condannandolo così alla stessa sorte del versante marittimo. Ottimizzando il trasporto si avrebbe quindi una nuova area di attacco e il risultato sarebbe catastrofico. Oltre tutto, la zona predestinata per il passaggio del tunnel, ossia il monte Tambura, è uno dei luoghi più selvaggi e ricchi di storia e tradizione di tutta la catena montuosa.

Come uomini liberi abbiamo il dovere di difendere le nostre montagne da questa nuova speculazione, non tramite gli organi istituzionali che hanno da tempo dimostrato di essere collusi e compiacenti nei confronti di chi offre grossi affari in cambio di “acqua buona” e “ossigeno puro”, bensì con una lotta decisa e determinata, utilizzando ogni mezzo a nostra disposizione.

Qualora dovessero decidere di estendere il progetto e traforare la Tambura i “briganti della Vandelli”torneranno alla montagna*

*La via Vandelli fu un ambiziosoprogetto voluto dal Duca di Modena per aver un collegamento al mare.La strada finì ben presto in disuso per via della difficoltà dimantenerla agibile in inverno e per i grossi costi di manutenzione.Venne così utilizzata da briganti e contrabbandieri che lapercorrevano, a rischio della vita, per commerciare o per scapparedalle persecuzioni.

Altri articoli usciti su NUNATAK  : http://www.ecn.org/peperonenero/nunatak.htm

Alpi Apuane, la purezza che condanna. Storia delle mie montagne, “decimate” come ermellini per l’unica colpa di essere candide Il carbonato di calcio è piuttosto diffuso in natura, così come lo sono i marmi, ossia un derivato “metamorfologico” di calcari e dolomie. Quello che invece è piuttosto raro a superfici raggiungibili dall’escavazione umana è l’alchemica trasformazione di sedimenti calcarei in una roccia metamorfica bianca compatta, che per caratteristiche meccaniche si presta sia alla costruzione che al rivestimento.

Il monte Sagro 1749mt ricoperto da una lieve nevicata, ai piedi l erosione selvaggia delle cave.

Un fronte di cava, altezza media di una “bancata” (segni di lavorazione visibili) 6-9mt . Visibile una casa a due piani evidenziata dal simbolo

Lug 7, 2013 - beghe    No Comments

Pietrasanta (LU): Mitoraj delle polemiche

 

 
 
 
 
Chiesa di Sant'Agostino, Pietrasanta
 
«Non possiamo scommettere la facciata di uno dei gioielli e dei simboli di Pietrasanta in nome dell’arte contemporanea. Troviamo un altro modo di valorizzarla, che non metta in pericolo il patrimonio storico e artistico della città». Così i Consiglieri regionali della Toscana Marina Staccioli, aderente al Gruppo Misto e i due Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Paolo Marcheschi sull’Annunciazione di Igor Mitoraj, altorilievo che lo scultore polacco ha donato alla città di Pietrasanta e che domattina sarà scoperta dalla lunetta della Chiesa di Sant’Agostino. Una mozione che, dal consiglio, è diventata un’interpellanza parlamentare, perché – come spiega anche l’onorevole Achille Totaro, Fratelli d’Italia, «Il peso della scultura potrebbe arrecare alla struttura della chiesa possibili danneggiamenti». Il peso, di circa 450 chili circa, secondo i Consiglieri, metterebbe a rischio la tenuta della facciata stessa, la stabilità dell’edificio, ma anche la sicurezza di cittadini e dei turisti. «Ho presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro per i Beni e le Attività Culturali per sapere quali provvedimenti intenda adottare, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di tutelare la struttura in oggetto e al fine di individuare una soluzione alternativa che permetta al tempo stesso di valorizzare l’opera donata dal grande artista Igor Mitoraj alla città di Pietrasanta e di tutelare il patrimonio cittadino stesso». La soluzione? «Potremmo pensare a installare temporaneamente una copia più leggera, mentre l’originale potrebbe essere conservato all’interno dell’ex convento» ma intanto la nuova forma di Mitoraj è stata installata tre giorni fa, e per ora non vi sono crolli pervenuti. Vedremo se resisterà all’emozione del debutto di domani mattina. 
 
exibart
 
Lug 4, 2013 - beghe    No Comments

Lucca: Summer Festival

Voglio inviare alla redazione della Voce di Lucca queste mie considerazioni in merito alle strutture fiorite che pubblicizzano il Summer Festival di quest’anno….Nella speranza che questo mio pensiero trovi spazio in qualche modo nelle pagine locali…anche in quelle dei lettori…..

Ciao..chi scrive è il cantastorie lucchese e verace Gildo dei Fantardi, ma anche da anni (dal 1981) collaboratore in vari settori organizzativi di Mimmo D’Alessandro e della Di.and.Gi Siamo in prossimità di inizio del Lucca Summer Festival 2013 e tutto è quasi pronto per accogliere artisti e pubblico con grande risonanza mediatica non solo nella nostra città…
Devo osservare che quest’anno, oltre ad un programma sontuoso e variegato (come evidenziato anche da voi stampa locale) rispetto agli anni passati….Mi ha colpito in modo particolare la tipicità della promozione pubblicitaria specialmente in prossimità della città. 
muraria…..E a parte la struttura posta in viale Europa che da anni pubblicizza tutti gli eventi in modo inequivocabile e che tutti possono vedere attentamente, e le altre collocazioni installate presso le stazioni di servizio Q8 e la copertura del recinto di 
tavole che attornia la gru in p.za S. Giusto, con manifesti del programma abbellendo uno scempio evidente nel centro storico, quello 
che mi ha fatto immenso piacere è aver visto le strutture installate sulle aiuole nei pressi di Porta S. Pietro e Porta Santa Maria, con la scritta Lucca Summer Festival tutta in composizione di fiori variopinti…. Secondo il mio punto di vista l’idea è veramente geniale….e non sto a rimuginare da chi sia partita….Conoscendo da molti lustri Mimmo D’Alessandro, penso che l’idea sia stata partorita dalla sua mente….e naturalmente credo che anche il costo di realizzazione sia a suo carico,……E se l’amministrazione comunale ha contribuito in qualche modo alla messa in opera di questo progetto….(da parte mia, Anche se conta poco) lancio un plauso per la fattiva collaborazione soprattutto per mantenere in vita questo 
festival e portarlo insieme sempre più a ulteriori grandi 
traguardi….E che dire se questa idea fosse presa a prestito e 
utilizzata per il futuro con la collocazione presso le porte 
principali di accesso alla città, sia per pubblicizzare altri eventi, 
sia per convenevoli di benvenuto, sia per gli auguri di Natale e 
Pasqua….sia Per S. Paolino e Santa Croce….e soprattutto per 
l’imminente campionato del Mondo di ciclismo.?…Sono certo che i 
turisti di ogni genere ma anche i lucchesi stessi, sarebbero ben 
lieti di varcare le soglie delle porte alla città vedendo queste 
belle promozioni….

Giu 29, 2013 - beghe    No Comments

Montecatini Terme (PT): Sono sull’orlo del fallimento

La Giunta regionale ha deciso di ricapitalizzare la Terme di Montecatini SpA con un intervento finanziario pari a 6 milioni di euro; la decisione è stata assunta ieri sera nel corso di una seduta notturna. Al contempo è stato dato parere favorevole all’aggiornamento del piano industriale e al relativo piano economico-finanziario che Fidi Toscana ha elaborato in qualità di advisor, per giungere al pareggio di bilancio nel 2014.

“Questo intervento rappresenta una svolta decisiva per il rilancio delle Terme di Montecatini – aggiunge l’assessore al turismo Cristina Scaletti -. Con la ricapitalizzazione si può finalmente riaprire

il cantiere delle Leopoldine e guardare allo sviluppo complessivo della città. Al contempo si concretizza una operazione di risanamento dei conti che porterà, attraverso una riorganizzazione interna resa possibile anche da un accordo con le organizzazioni sindacali, al pareggio di bilancio a partire dal 2014″.

Giu 20, 2013 - beghe    No Comments

Prato: Ma chi sono i bisognosi?

Ieri mi è toccato di assistere ad un episodio che mi ha particolarmente colpito. Premetto che l’episodio di cui vi racconto fa seguito ad altri smili. La parrocchia di piazza delle Carceri ogni sera provvede a distribuire ai bisognosi sacchetti contenenti generi alimentari.
Quasi ogni sera nel mio solito giro con il mio cane mi tocca vedere sacchetti o vaschette abbandonate con dentro il contenuto, quasi sempre pasta con sugo, sul prato del Castello dell’Imperatore, tra l’altro degradando l’area. Allora mi sono posto una domanda: sono veramente persone bisognose?
L’episodio di ieri è stato emblematico. Tre ragazzi, di origine nordafricana, hanno preso i 3 sacchetti da chi li distribuiva e subito dopo li hanno buttati con l’intero contenuto nel contenitore che è situato all’angolo con via Ricasoli. praticamente accanto alla basilica.
Mi sono subito recato da chi li distribuiva e ho riferito l’episodio e gli ho chiesto di andarli a riprendere per darli veramente a chi ne ha bisogno. Aiutare i bisognosi è una funzione essenziale non solo della Chiesa ma un dovere da parte di tutti.
Non vorrei però che ci fossero tra questi bisognosi dei “professionisti” o gente che lo fa solo per il gusto di farlo privando, tra l’altro, chi veramente ne ha bisogno.
Aldo Milone (assesssoree alla vigilanza e cacciatore di illegali