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Montepulciano (SI): Olimpia Roberti

Olimpia Roberti (Le Bertille) racconta la sua azienda e il territorio di Montepulciano


(Olimpia Roberti e sullo sfondo Montepulciano)

di Francesca Landolina

Finiti gli studi, ha davanti a sé la possibilità di una brillante carriera, seguendo le orme del padre, avvocato romano di successo. Ma la vita da tribunale non fa per lei; il suo cuore è lì, in quelle campagne di Montepulciano in Toscana, dove da bambina trascorreva i fine settimana in famiglia per allontanarsi dall’aria inquinata della grande città.

Parliamo di una giovane e grintosa donna, Olimpia Roberti, che ha scelto “la strada migliore per sé” –  come ci racconta durante il nostro incontro –  andando a vivere in quel luogo che ha trasformato in impresa vitivinicola per poter finalmente fare il suo vino. Nel 2006 imbottiglia il suo primo Nobile (annata 2003), e realizza il sogno di diventare imprenditrice agricola. Complessivamente oggi la sua azienda, Le Bertille,  si estende per 20 ettari in una vallata distante 2 chilometri da Montepulciano ed è composta da due Poderi, Le Bertille (nucleo storico della famiglia, 2 ettari di vigneti a 450 metri sul livello del mare) e Casella (otto ettari di vigneti nel territorio di Canneto). Il resto della proprietà è suddiviso tra un lago artificiale ottenuto dalla raccolta di acque piovane e di drenaggio, 2 ettari di uliveto, una parte di calanco e terreni pronti per i nuovi impianti, un frutteto, l’Agriturismo San Gallo, il casale storico e le due cantine di fermentazione e di stoccaggio.
Per conoscere meglio la realtà aziendale e soprattutto il carattere della produttrice, facciamo quattro chiacchiere con lei.

Come è nata la voglia di abbandonare la toga per vivere in campagna e fare vino?
Da quando ero piccola ho avuto un grande amore per la vita di campagna. La vita a Milano, dove ho studiato e vissuto per 10 anni, non mi piaceva più. Niente verde né aria pulita. Il momento della laurea è stato quello decisivo in cui sono riuscita a dire ai miei genitori che quello che volevo io non era quello che sognavano loro per me: la super carriera dell’avvocato internazionale a Milano. Alla fine è stata una scelta coraggiosa. Mio padre inizialmente non l’ha preso benissimo, ma poi mi ha appoggiato, seppur chiedendomi qualche compromesso: “Va bene Olimpia, ma a patto che termini l’abilitazione alla professione, ti trasferisci a Montepulciano e che non cominci a fare su e giù per tutti i fine settimana tra Roma e Milano”. A Montepulciano mi sono trasferita volentieri. Determinata lo sono sempre stata e così ho concluso gli studi, mentre seguivo il corso per imprenditrice agricola e iniziavo la mia impresa. Cominciai dal nucleo della casa delle vacanze che avevamo comprato negli anni ’70 con un piccolo vigneto per il nostro vino di famiglia. Il resto venne pian piano.
Che impostazione ha voluto dare all’azienda?
Qui prima non c’era niente. L’unica cosa che trovammo nel 2000, era un vecchio podere da ristrutturare. Negli anni ’70, tutti i contadini si erano trasferiti nella parte moderna del paese e avevano lasciato queste terre abbandonate, dove al massimo tenevano un piccolo orticello e le galline. Frequentando il Consorzio agrario e la Confederazione agraria agricoltori, ho conosciuto un po’ di vecchietti, tra cui due gemelli di 84 anni che mai a nessuno avevano voluto vendere il loro podere. Rimanevo ore ad ascoltarli e si erano convinti che potessi essere la persona giusta per prendere in mano i terreni. Ora non ci sono più. Hanno visto l’inizio dei lavori, quando abbiamo fatto gli studi per il movimento della terra. Dovevo decidere come orientare i terreni.  La cosa sorprendente è che uno di loro conosceva così bene i terreni da anticipare i risultati delle ricerche e dei test. Meglio di geologi e agronomi. Conosceva la terra alla perfezione. “Vai dritta, filari lunghi verso il fondo”, mi diceva. “Sono terreni che subiscono il dilavamento delle acque”. E spesso veniva a trovarmi e a dare un’occhiata. Mi ha lasciato molti insegnamenti. Da parte mia ho scelto di ripristinare i vecchi vitigni storici degli anni ’70. Accanto al Sangiovese, ci sono Ciliegiolo, Colorino, Mammolo, Canaiolo, Prugnolo gentile (Sangiovese coltivato a Montepulciano). Le uve, tutte risalenti ai vecchi vitigni presenti in azienda, sono distribuite sul terreno in modo tale da comporre un vigneto unico, quindi vengono vendemmiate e vinificate insieme. Cerco di diversificare con diverse tipologie di terreni ed esposizioni, specialmente per gli andamenti climatici, molto difficili, degli ultimi anni.

Quanti vini produce e quante bottiglie?
Produco 70.000 bottiglie. Quattro i vini. Vino Nobile di Montepulciano, Rosso di Montepulciano, Chianti Colli Senesi e IGT Toscana Rosso L’attesa. Quest’ultimo piace molto di più sui mercati internazionali per via della presenza del Merlot, che rende il vino più morbido. In Brasile o in Cina soprattutto. Lì non sono abituati ai tannini forti del Sangiovese.


(Rosso Montepulciano del 2012)
Quali i mercati?
Stati Uniti, Brasile, Svezia, Belgio, Olanda. Una piccola esportazione in Polonia, Cina e Giappone.

E in Italia?
Nei primi anni siamo cresciuti con la rete commerciale italiana. Quindi la prima distribuzione è stata proprio in Italia. Lavoriamo con piccoli clienti affezionati che credono nei nostri vini. Ma il 70% della produzione va all’estero

Come è cambiata la sua vita?
In fondo non è cambiata perché mi sento nella mia dimensione. È più facile, a dimensione d’uomo. Poi parto spesso. E nella quotidianità mi muovo tanto. La vita di campagna non è immune da fatiche. Aumentano le responsabilità. Corro da una parte all’altra. Dal trattore alle vigne agli uffici. Ma sono felice.

Che carattere ha trasmesso ai suoi vini?
I nostri vini stavano diventando forse troppo tecnici. Adesso stiamo recuperando la loro anima, con l’aiuto del nuovo enologo Lorenzo Landi.

Ma qual è il vino di Olimpia?
Un vino che emoziona. Non calcolato. Un vino che deve parlare. Dai grandi profumi, bevibile. Equilibrato.


(I vigneti di Olimpia Roberti)
Quali caratteristiche del territorio ritroviamo nei suoi vini?
L’impronta riconoscibile è il profumo, con le note di ciliegia e mammola, tipiche di queste campagne; me li ricordo da quando ero piccola. E nei miei vini risento i profumi dei vini dei contadini, molto tradizionali, che sapevano di uva. Non di rado, purtroppo, in un vino si sentono profumi super elaborati da tecniche di cantina. Penso che nei miei vini si avverte tanto il rispetto della Natura. Non siamo un’azienda biologica certificata, volutamente, perché biologici lo siamo per il nostro modo di pensare e operare. L’approccio è ciò che conta. Recuperiamo le acque piovane, non interveniamo con i trattamenti, se non in casi di necessità e in modo particolareggiato; l’utilizzo della solforosa è irrisorio. La cura delle uve e il lavoro in vigna sono tutto. Poi i terreni sono di origine pliocenica ed in particolare si tratta di suoli evoluti sulle sabbie. La caratteristica di questi suoli di media fertilità è quella di dare buoni risultati enologici in quanto contribuiscono a dare una ridotta produzione di frutto a ceppo, il grappolo ha mediamente un peso ridotto, la pianta usufruisce di una elevata disponibilità di ossigeno. Sono suoli in grado di ammortizzare la variabilità del clima e dunque di ridurne gli effetti negativi sulle viti. Alla fine nel calice senti tutto ciò.

Quale il suo ruolo oggi in azienda?
Faccio tutto. Dalla manutenzione dei trattori all’imbottigliamento. Non ho voluto un direttore d’azienda, perché voglio seguire personalmente ogni aspetto: vedere il fondo di ogni botte, ogni travaso; venire di mattina alle 7 e mezzo con il ghiaccio sotto i piedi per andare in vigna con l’agronomo e impostare le potature come vogliamo. Solo le carte sono il mio incubo. Ma me ne occupo di tanto in tanto. Le mie sorelle, che vivono a Milano, collaborano per la distribuzione e per gli aspetti burocratici.

Quali altri progetti?
Ho fatto tutto molto in fretta. Adesso vorrei consolidare quanto sono riuscita ad ottenere. Ma ho in mente un vigneto da selezione. Per il resto desidero soltanto entrare più in sintonia con i vigneti per tirare fuori il meglio del territorio.

Le nostre brevi note di degustazione
Degustiamo il Rosso Montepulciano 2012. C’è tutto del territorio: buona struttura e tipicità, caratterizzati da una spiccata presenza di note sensoriali di amarena e viola; elevata acidità. Si vinifica in acciaio;  il mosto svolge anche la malolattica, poi affina in piccole botti di rovere di Slavonia (da 550 litri) per circa otto mesi. Il colore è intenso e vivido. Grande bevibilità con un attacco morbido sostenuto però dal Sangiovese i cui tannini si amalgamano alle fragranze floreali e di frutti rossi. Grande piacevolezza e buona profondità. Se portato a tavola, potrebbe finire in fretta.

 

Lucca: Federico Favati

Ancora un grande successo per il musicista lucchese Federico Favali che nei giorni scorsi ha completato la sua specializzazione in composizione presso il King’s College di Londra. A lui vanno i più sinceri complimenti dell’Associazione Musicale Lucchese che in questi anni lo ha sostenuto con entusiasmo e fiducia, ottenendo per lui una borsa di studio dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Al M° Federico Favali, dopo la recente consacrazione come “lucchese dell’anno”,  l’Associazione rivolge di nuovo i suoi migliori auguri per una brillante carriera nel mondo della musica.

Carrara: Cucinelli e la D’Avenza

PN NUOVO polo tessile firmato da Brunello Cucinelli sta per sorgere nello spazio della «D’Avenza», l’azienda di Carrara leader nella moda maschile che ha vestito attori, leader d’industria e capi di Stato. La griffe che ha firmato il classico cammello di Marlon Brando in «Ultimo tango a Parigi» e che ha vestito in modo trasversale politici – da Reagan a Putin – solo un anno fa era passata di mano dalla famiglia pratese Cecchi dei «Filati Santostefano» al re del cashmere di Solomeo, che aveva acquistato un ramo d’azienda per realizzare un nuovo modello industriale all’ombra delle Apuane.

Adesso è arrivato il nulla osta della Conferenza dei servizi, che ha visto il Comune di Carrara e la Regione in prima linea nell’accelerare ogni iter per sbloccare l’area e per consentire l’avvio del cantiere che, con un ambizioso piano industriale, dovrà riportare occupazione e linfa vitale nella città toscana. Così la «D’Avenza», che ha oltre cento punti vendita nel mondo, sarà al centro di un maquillage che prevede un nuovo parco tecnologico, con la relativa ristrutturazione degli attuali edifici, una nuova suddivisione degli spazi interni, la realizzazione di un ristorante aziendale, un centro di formazione delle nuove sarte, la rimozione dell’intera superficie – adesso asfaltata – che sarà sostituita con aree verdi e giardino. Inoltre sono previsti interventi di manutenzione di tutti gli infissi e gli impianti, una nuova recinzione sulla via Aurelia e il rifacimento dell’intero marciapiedi, insieme ad opere di scavo per lo spostamento degli impianti di telecomunicazioni. Tutto all’insegna della filosofia di Cucinelli, secondo cui l’ambiente di lavoro deve essere quanto mai stimolante e confortevole per chi vi opera. L’obiettivo è chiaro: bissare nella «Terra dei marmi» quanto già fatto a Solomeo, rilanciando un marchio italiano di prestigio internazionale.

Firenze: Gianpiero Maracchi

 

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Giampiero Maracchi
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Giampiero Maracchi
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