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Prato: Giuliano Gori

La Collezione Gori ha appena compiuto trenta anni. E dopo essere andata in mostra alla Fondation Maeght, ha celebrato l’anniversario a casa propria con quattro nuove opere. In quel parco romantico contemporaneo che è la Fattoria di Celle. Esempio di Arte Ambientale e di un rapporto necessario con l’artista. Che ha il solo compito di rispettare la natura. Ci racconta tutto Giuliano Gori [di Elisa Govi]
 
 

Giuliano Gori con l'installazione di Sol Lewitt
 
Per visitare la Fattoria di Celle, uno dei più celebri musei all’aperto del mondo, ci vuole almeno una mezza giornata. Perché la collezione d’Arte Ambientale che Giuliano Gori ha realizzato in trenta anni conta oggi oltre 75 opere che si snodano in un’area vasta 45 ettari. Ma non sono tanti i numeri, seppure ingenti, a rendere questa “fattoria” un luogo alquanto straordinario. È la qualità delle installazioni che dialogano in modo sensibilmente armonico con la natura a renderlo tale e il lavoro, la relazione con gli artisti che c’è dietro l’opera stessa. Un patrimonio che ha arricchito il celebrato ambiente toscano di opere permanenti di, tra gli altri, Burri, Richard Serra, Daniel Buren, Nagasawa, Beverly Pepper, Mauro Staccioli, che, a loro volta, lo valorizzano ulteriormente.  
Per festeggiare i trenta anni di vita, sono state inaugurate quattro nuove installazioni di Luigi Mainolfi, Robert Morris (che è alla sua terza “presenza” a Celle), Loris Cecchini e Alessandro Mendini. E sono arrivate oltre 5mila persone per vederle. Ne parliamo con Giuliano Gori, che ha anche qualche sassolino da togliersi dalla scarpa.  
 
Richard Long, Parco di Villa Celle
 
Quest’anno la Collezione Gori compie trenta anni. Una realtà anticipatrice nel suo divenire di esperienze come quelle di Benesse Art Site Naoshima Kagawa in Giappone e dell’Institut Inhotim in Brasile, e che continua a ricevere attenzione dall’estero: prima il Giappone, ora la Mostra alla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence in Francia. E in Italia?
«Dopo il Giappone e prima della Fondazione Maeght, la Collezione è stata ospitata nel 2003 in Spagna dall’IVAM di Valencia (Institut Valencià d’Art Modern), dove l’esposizione trovava giustificazione dal fatto che in quel Paese, nella primavera del 1961, era nata l’idea di tentare l’avventura dell’Arte Ambientale. Se dobbiamo considerare l’attenzione ricevuta in Italia dalle pubbliche istituzioni, escluso il mondo universitario, francamente non possiamo rallegrarcene troppo. Viceversa a livello privato le richieste di visite della collezione si fanno ogni anno più pressanti fino a sfiorare e talvolta superare il limite delle nostre capacità logistiche».
 
Loris Cecchini montaggio dell'opera per la Fattoria di Celle, Courtesy Fattoria di Celle - collezione Gori, foto Carlo Fei
 
Recentemente La Collezione è stata in trasferta alla Fondation Maeght. Come si fa a rappresentare in mostra una realtà permanente?
«Partendo dalle precedenti esperienze la mostra alla Fondazione Maeght era costituita soprattutto da materiali sufficientemente validi a illustrare la collezione d’Arte Ambientale permanente: modelli, disegni, foto, video, il tutto supportato da diverse opere del periodo formativo della raccolta. Inoltre, sono state presentate in anteprima alcune opere ambientali che abbiamo inaugurato ufficialmente a Celle il 16 giugno, in occasione del trentennale dell’apertura al pubblico della Collezione».
 
Robert Morris e Claudio Parmiggiani, Melancolia II, 2002, Parco di Villa Celle, collezione Gori
 
L’inamovibilità delle opere ospitate a Celle le svincola dalle logiche di mercato. Se l’arte da “comprare” non è quella da “rivendere”, quali sono state le linee guida del suo museo all’aperto? 
«Certo, le opere d’arte ambientale realizzate a Celle sono per loro natura, oggettiva e concettuale, inamovibili. Fanno eccezione le tre opere che sono state esposte alla Fondation Maeght. Due di esse, Albero meccanico di Alessandro Mendini e Venus di Robert Morris, sono state presentate provvisoriamente a Saint-Paul-de-Vence prima di essere collocate definitivamente nello spazio previsto dagli artisti al momento della loro progettazione. La terza opera, Per quelli che volano di Luigi Mainolfi, è una replica dell’originale già installata definitivamente a Celle. Ma guardando al progetto complessivo, i motivi principali che hanno mosso l’idea dell’Arte Ambientale a Celle sono da ricercare nel nostro tentativo di ripristinare l’antico rapporto tra artista e committente, interrotto quasi totalmente dall’inizio del secolo XX, fatta eccezione per alcune commissioni legate a opere celebrative installate in ambiti urbani. L’artista in genere si è affrancato dalla richiesta di opere concordate preferendo lavorare in piena libertà, soprattutto tematica, servendosi poi di galleristi e mediatori per la distribuzione dei propri lavori. Potrei aggiungere che il motivo per cui abbiamo deciso di aprire la Collezione al pubblico si deve alla nostra convinzione che l’arte prodotta dagli anni Sessanta in poi non si adatti più a un collezionismo privato,  ritenendola invece più adeguata a un ampio confronto».
 
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Opere e installazioni che nascono nella natura richiedono più tempo di altre: la conoscenza del luogo, la ricerca per realizzarle ambientali, e non ambientate. Processi che coinvolgono sia l’artista che il committente. Qual è la sua esperienza con gli artisti?
«I limiti di azione per un artista invitato a presentare un progetto per gli spazi di Celle consistono essenzialmente nel rispetto assoluto della natura, pertanto tutto deve essere lasciato nel modo in cui si trova al momento del sopralluogo. Per questo all’artista viene imposta una regola coniata dal nostro grande amico Carlo Belli che nel suo celebre libro KN la celebra così: “I diritti dell’arte iniziano dove terminano quelli della natura”. Per tutte le opere d’Arte Ambientale qui realizzate sono occorsi tempi lunghissimi di realizzazione, per alcuni  anche due anni, raramente meno di tre mesi».
 
Alberto Burri, Grande Ferro, 1986, all'esterno della Collezione Celle
 
Ritiene che musei all’aperto, pubblici o privati, valorizzino il territorio al di là delle opere di cui si compongono?
«Più che a me questo bisognerebbe chiederlo ai vari agriturismi e ristoranti che sono sorti vicino Celle».
Quali sono i progetti futuri,  la Fattoria di Celle continuerà ad essere un museo del presente?
«Vivo in tempo presente e non amo ipotizzare il futuro».
 
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Montepulciano (SI): Cesare Mazzetti


DOMENICO ZAFARANA per toscanaoggi

Molti sanno che Montepulciano ha dato i natali al cardinale Bellarmino, allo scrittore Poliziano, al pontefice Marcello II e a numerose figure che si sono distinte nel campo letterario, sociale ed ecclesiale. Personaggi appartenenti al passato che hanno lasciato traccia nel presente grazie alle loro opere, alle loro vite ben spese. La grandezza di una città non si vede però soltanto dal passato: anche oggi diversi personaggi rendono Montepulciano illustre e preziosa agli occhi dei numerosi turisti che, anche in questi periodi poco rosei, giornalmente la visitano nelle sue strutture più rinomate. Non può passare dunque inosservata la visita alla rameria Mazzetti, attigua al celebre Teatro Poliziano (sotto Piazza Grande), dove maestro Cesare lavora con pazienza e professionalità il «suo rame».

La rameria non è sorta in questi ultimi anni: è infatti un’antica tradizione di famiglia che perdura da oltre un secolo. Momenti buoni e cattivi nel corso di questi cento anni; momenti in cui l’attività fu quasi abbandonata per poi rinascere, vigorosa, trent’anni fa, fino al punto da creare, all’inizio di questo anno, un piccolo museo del rame con pezzi antichi – molti dei quali costruiti dal padre Giuseppe – e talvolta anche unici. Guardando soddisfatto il «suo» museo, Cesare ci dice: «Essere un ramaio è stato ed è per me un sogno diventato realtà. Esserci riuscito è un risultato che devo non solo a me stesso, ma a tante persone che ho avuto ed ho la fortuna di avere accanto nella mia vita e a loro dedico ogni mia opera». L’iniziatore della tradizione fu il nonno di Cesare, Bernardo, nato nel 1863 che mandò il proprio figlio Giuseppe da un artigiano locale per imparare l’arte del ramaio.

Questa tradizione continua oggi grazie a colui che tutti, in città – scendendo da Via del Teatro – salutano scambiando qualche battuta, alla quale il «mastro ramaio» non si sottrae mai, col suo carattere scherzoso e giovale tipicamente toscano. Chi ha la fortuna di entrare nella bottega – un tempo soprannominata «rinomata rameria» – trova il buon Cesare sempre pazientemente al lavoro ora con un’opera piccolissima – una foglia in rame da decorare – ora con un lavoro un po’ più consistente, come un lampadario a forma di grappolo, che ha richiesto diverse settimane di lavoro e che il passante può ammirare scendendo lungo la via. Tra un pezzo di rame e uno di ferro, Cesare ci guarda speranzoso dicendo: «Purtroppo oggigiorno è difficile trovare dei giovani che vogliono fare questo lavoro, ed anche i vincoli burocratici per prendere un apprendista sono molto pesanti».

Non è mai stato semplice abbinare arte e fantasia: è curioso notare come la manualità e l’abilità nella lavorazione del rame sia una sapienza antica che Cesare ha saputo coniugare con l’epoca moderna. Nel suo negozio – distinto dal laboratorio – oltre agli utensili per la cucina, troviamo anche diversi lavori artistici, cioè pezzi unici commissionati da acquirenti italiani ma anche esteri, soprattutto americani, che ricevono la merce grazie al corriere, ormai diventato amico del ramaio, per via dei frequenti invii che Cesare si trova a fare.

Lavori artistici, piccoli o grandi, che non riguardano soltanto privati ma anche enti pubblici ed ecclesiali: basti ricordare il supporto del cero pasquale realizzato due anni fa per la maestosa chiesa cittadina di San Biagio con l’iscrizione «Surrexit pro nobis, alleluja» (commissionata dalla parrocchia), incisa sul verso e che tutti, specialmente in questo periodo liturgico, possono ammirare accanto l’ambone della chiesa. Oppure la gigantesca «palla» dorata posta in cima alla cupola della Cattedrale di Siena, ben in vista anche dalla basilica cateriniana di San Domenico; così come l’identica «palla» dorata, di dimensioni minori, posta in cima al campanile della chiesa poliziana dedicata a San Francesco, commissionata dalle Opere Ecclesiastiche che hanno in cura la chiesa. Tutte opere uniche; tutte opere d’arte delle quali va fiero il nostro ramaio Cesare.

Ma non ci sono soltanto opere grandiose ed uniche; molti dei suoi clienti giungono alla bottega – posta in un antico palazzo col soffitto a volta, annerito dal fumo dell’antica forgia – per farsi stagnare vecchie pentole o per fare riparare vecchi oggetti di rame che tante famiglie conservano in casa, magari appartenenti ai propri avi. Diversi mestieri oggi sembrano destinati a scomparire, inglobati dal mondo secolarizzato del «tutto… e subito». Ma una vera opera d’arte – come quelle che Cesare Mazzetti costruisce giornalmente nella sua bottega poliziana – richiede pazienza, costanza, abilità e maestria. Il lavoro unico di un paio di mani non potrà mai essere sostituito da una macchina che, in una sola ora, produce decine e decine di pezzi identici e anonimi.

Ogni mestiere – cioè ogni arte – richiede amore: chiunque si trovi pellegrino nei pressi del Teatro Poliziano di Montepulciano non può mancare di notare quanto amore mette il vecchio ramaio in ogni sua opera, fosse anche un tubo di rame artisticamente decorato. Perché se è l’amore, ovvero la passione, che muove il mondo e continuamente lo ricrea, allora nelle opere del Mazzetti si intravede un po’ – almeno un po’ – di quello spirito creativo e amorevole che, dal nulla, crea e sostiene tutte le cose.

Un museo che è frutto di una grande passione
Il museo del rame è stato creato da Cesare in una stanza attigua al suo laboratorio, nei pressi di Piazza Grande. Sono presenti oltre duecento pezzi, di ogni epoca e tipologia, frutto dei ramai di tutta Italia. Da vero appassionato e amante del suo mestiere, l’anziano Mazzetti apprezza la bellezza di questi oggetti che, nel tempo, sono stati comprati, scambiati e conservati sino a creare la raccolta che ogni visitatore può ammirare e che costituiscono la collezione privata e personale che da pochi mesi viene esposta a beneficio del pubblico e che si inserisce nel più ampio percorso museale poliziano che parte dalla Pinacoteca Crociani, passando per le enormi cantine secolari, fino a giungere al museo del rame, di recente sistemazione.

«È lei che ha costruito il museo?» domandiamo a Cesare mentre continua a battere il ferro! «No – risponde perentorio –, è frutto della passione, e chi ha una passione ama sempre condividerla con gli altri». Nel museo infatti non si paga biglietto d’ingresso e soprattutto esso non è soggetto ad orari: dal primo mattino alla sera il ramaio è di posto per permettere al visitatore di ammirare le varie opere d’arte. Ci sono paioli, alambicchi, innaffiatoi, brocche e oggetti artistici. Ci sono anche – cosa curiosa – oggetti antichi di qualche secolo, comprati da Cesare per il puro gusto di collezionarli. Si pensi – fra questi – al bricco da vino su piatto trinato del XVIII secolo oppure alla bella brocca insieme al bollitore, sempre prodotti nello stesso periodo.

Il museo ha anche una capacità: quella di portare indietro nel tempo, facendo scoprire oggetti oggi dimenticati, come – uno tra tanti – il gasometro scalda acqua, che utilizzavano i parrucchieri nei primi del Novecento. Non solo: è possibile notare oggetti curiosi come la caldaia per fare il maiale o il vino cotto. È curioso osservare come certi oggetti rispecchiano la vita degli uomini che li hanno utilizzati nel passato: guardandoli possiamo rivedere tanta parte della vita di coloro che ci hanno preceduti. Un museo davvero speciale che vale la pena di essere custodito e soprattutto visitato.

Prato: Lorenzo Branchetti

Lorenzo Branchetti, protagonista de La Melevisione, il programma cult per i bambini in onda su Rai Yoyo, e volto della Prova del Cuoco nello spazio dedicato ai bambini, su Rai Uno, protagonista anche di “Piccoli Gusti. Consigli e ricette per diventare Grandi Gourmet”.

Il libro,

   edito dalla Società Editrice Torinese (ideatrice e realizzatrice del’opera)

   120 pagine,

   diffusione 50mila copie

   prezzo al pubblico 15 euro, in vendita in librerie, nelle principali fiere legate al gusto e on line su www.eventiset.it ad un prezzo speciale di 13 euro),

è un utile e simpatico modo per avvicinare i bambini a un’alimentazione sana e equilibrata, imparare a fare la spesa scegliendo prodotti di stagione, conoscere meglio la natura e gli animali e i prodotti della fattoria, e cucinare piatti che coniugano gusto e creatività. Oltre 50 ricette facili e divertenti, da fare in famiglia con alimenti genuini, scelti per prendere per la gola grandi e piccini.

Tante le CURIOSITA’ di questo libro. A cominciare da un saluto speciale e un grande in bocca al lupo scritto da Antonella Clerici, proseguendo nei dettagli della vita di Lorenzo Branchetti condita da stuzzicanti ingredienti: la passione per la cucina nata in seno alla famiglia essendo figlio di un maestro artigiano (il padre gestiva la più rinomata pasticceria di Prato, la passione sport e il calcio, oltre al suo grande amore per la recitazione. Tra le chicche del libro uno spazio importante è stato riservato alle illustrazioni esplicative per i bambini che verranno sorpresi piacevolmente  soprattutto dalle scenette giocose e ironiche rappresentate da Lorenzo e Lorenzino.

 Chi è Lorenzino? Il personaggio a fumetti inventato dalla penna di Cesare Lo Monaco, autore delle illustrazioni. La personificazione illustrata, buffa, pasticciona e ludica di Lorenzo Branchetti. Potrebbe essere interpretato come la rappresentazione del lato ludico, spontaneo, divertente e sincero che caratterizza tutti i bambini. 

IL LIBRO nel dettaglio è diviso in due parti: la prima, contiene i capitoli sull’educazione alimentare (con la piramide della salute, l’importanza di mangiare a colori), il rapporto corretto con i dolci e le tentazioni golose, la celiachia, l’educazione motoria, la stagionalità degli alimenti scoperti attraverso la vita in fattoria, l’ortomania, la catena alimentare, rispettare l’ambiente, cosmesi con prodotti naturali, l’arte e il gusto, giochi e indovinelli sul cibo. Nella seconda si trovano oltre cinquanta ricette di cucina, suddivise per momenti della giornata e per le feste dell’anno.


BIOGRAFIA LORENZO BRANCHETTI  

Lorenzo Branchetti è nato a Prato il 14 gennaio 1981. Attore, ha preso parte a numerosi spettacoli teatrali, musical, spot. Conduttore televisivo, è un volto noto della tv dei ragazzi.

Dal 2004 interpreta il personaggio del folletto Milo Cotogno nel programma Melevisione, su Rai YoYo.

Dal 2010 conduce a fianco di Antonella Clerici ne “La prova del cuoco” su Rai 1, una rubrica dedicata al gusto dei più piccoli

 


Firenze: Galanti/Bondi

 

 

Un fine settimana decisamente “spumeggiante” per i sommelier di Ais Toscana Andrea Galanti della delegazione di Firenze e Claudia Bondi della delegazione di Arezzo che domenica 27 maggio hanno guadagnato il podio in due importanti competizioni dedicate alle bollicine italiane.

Mentre Andrea Galanti a Conegliano presso la Carpenè Malvolti gareggiava per vincere il primo Gran Premio Alfiere del Prosecco, Claudia Bondi all’Urban Center di Rovereto si giocava l’elezione ad Ambasciatore del Metodo Classico. Il risultato finale è stato di due meritatissimi podii: medaglia di bronzo per Andrea Galanti e medaglia d’argento per Claudia Bondi.

“Una grande soddisfazione per AIS Toscana – ha dichiarato il Presidente di AIS Toscana Osvaldo Baroncelli – che ancora una volta dimostra di avere una validissima scuola concorsi e un parterre di giovani talenti dalle grandi potenzialità. Un periodo d’oro per la sommellerie toscana, iniziato con l’elezione di Gabriele Del Carlo e il podio tutto toscano al Miglior Sommelier d’Italia 2011, continuato con la vittoria di Claudia Bondi al Master del Sangiovese 2012 e con le affermazioni nei concorsi dedicati alle bollicine di questi giorni. Mi congratulo con entrambi, e auguro loro di proseguire su questa strada per arrivare a tanti altri successi”.

La sommelier aretina già vincitrice a febbraio del Master del Sangiovese 2012 – Trofeo Consorzio Vini di Romagna, seconda classificata al concorso Miglior Sommelier della Toscana 2011 e settima nella classifica di Italia a Tavola sul personaggio dell’anno della categoria maitre e sommelier, si conferma dunque una delle punte di diamante dell’AIS Toscana, un talento giovane sia anagraficamente che professionalmente, essendo essa sommelier da appena due anni. Claudia è arrivata in finale insieme al bresciano Nicola Bonera e al valdostano Dennis Metz e dopo quasi due ore di prove di servizio, di degustazione, di abbinamento e di cultura del Metodo Classico, la giuria ha decretato il vincitore e ha premiato la professionalità e l’impegno di Claudia con la piazza d’onore.

“Il 2012 sarà per me un anno dedicato allo studio, avendo come obiettivo il Nazionale di novembre – ha dichiarato la sommelier aretina della delegazione di Arezzo Claudia Bondi – e la partecipazione al concorso per Ambasciatore del Metodo Classico è stata per me una ottima tappa intermedia proprio in vista di ciò. Mi ritengo pienamente soddisfatta del secondo posto, considerando l’elevata professionalità e la riconosciuta conoscenza della materia del collega primo classificato Nicola Bonera. Nell’esprimere la mia soddisfazione, non posso esimermi dal ringraziare l’AIS: la sezione Trentino per la splendida organizzazione dell’evento e la sezione Toscana per la preparazione che mi offre con la scuola concorsi in vista di competizioni come questa.”

Soddisfatto della sua performance anche Andrea Galanti, che è riuscito a guadagnare il terzo gradino del podio nella competizione organizzata da AIS in collaborazione con la casa spumantistica di Conegliano Carpenè Malvolti, con l’obiettivo di individuare un sommelier giovane under 35 che avesse una buona conoscenza del Prosecco non solo come vino ma anche come vitigno, come territorio e come cultura e che dimostrasse una particolare abilità nella comunicazione, nella promozione e nella valorizzazione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Sommelier da appena un anno, Andrea Galanti ha una passione per il vino – e le bollicine in particolare – che ha influenzato anche l’attività di famiglia, presente a Firenze dagli anni Sessanta: nella gastronomia ereditata dai nonni che ha scelto di portare avanti dopo gli studi universitari, ha voluto infatti dare spazio anche ad una fornita enoteca.

“Partecipare a questo concorso è stata per me la prima esperienza in assoluto nelle competizioni – ha commentato Andrea Galanti – essere presente tra tanti colleghi con più esperienza di me ed arrivare terzo mi ha dato una emozione indescrivibile, addirittura più forte del conseguimento della laurea: un terzo posto che vale una vittoria. Quello delle bollicine è un mondo che mi affascina e quella per il Prosecco in particolare, è una passione che ogni giorno cresce sempre di più. Devo ringraziare AIS Toscana che ha scelto di investire su di me per rappresentare il Granducato a questa importante manifestazione, Carpenè Malvolti per l’ospitalità e tutti i concorrenti con i quali si era creato un affiatamento bellissimo al di là della competizione. Questa esperienza mi è servita tantissimo e spero sia solo il primo di tanti altri concorsi in cui dimostrare la grande motivazione che mi spinge a fare questo lavoro”.

 

 

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