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Dic 5, 2014 - fotografia    No Comments

Firenze: Roberto Sambonet

 

Tra il 1951 e il 1952 Roberto Sambonet (1924-1995), designer milanese, trascorse circa sei mesi nel grande manicomio di Juqueri, vicino a San Paolo del Brasile, che all’epoca contava 15mila ospiti, per approfondire il fenomeno del disagio mentale.
Il suo è stato un complesso studio di fisiognomica reso con schizzi a matita o a china che mettono in evidenza le alterazioni che la malattia mentale provoca sui volti dei “rinchiusi”. Il fatto stesso di essere privato della libertà mutava i volti di queste persone accentuandone certe caratteristiche tanto da permettere che poi potessero essere suddivise per categorie: gli incontinenti, i laceratori etc.
Nel 1977 l’esito del lavoro di Sambonet fu pubblicato nel libro Della Pazzia e oggi viene in parte esposto al pubblico per solidarietà verso la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) prevista a breve.
La mostra propone immagini crudeli con caratterizzazioni molto forti che mettono in luce le alienazioni e l’espropriazione dell’umanità cui queste persone erano (e sono) sottoposte. Con un tratto secco, deciso e rapido Sambonet riesce a trasmettere la carica interiore di queste persone, la drammaticità del loro vissuto, lo spaesamento e la desolazione del loro ambiente.
Non si lascia spazio né al particolare né al tratto caricaturale, tutto è compostamente pregnante e “tragicamente” vero. Il disegno va al di là della semplice rappresentazione e riesce a esprimere emozioni, pensieri e sentimenti; si giunge quindi a una scarnificazione dell’apparente per giungere a cogliere l’essenza più profonda dell’essere umano.
La mostra che propone un centinaio tra disegni e studi è stata realizzata presso la sede del Teatro Chille de la Balanza è promossa dalla Società della Ragione e dalla Fondazione Giovanni Michelucci ed è curata da Ivan Novelli e Franco Corleone. www.societadellaragione.it 
(Enrica Ravenni per exibart)
Nov 9, 2014 - fotografia    No Comments

Pistoia. Bellezza e lontananza

embre 2014
Bellezza e lontananza. Immagini femminili nella fotografia giapponese di souvenir dell’Ottocento

Tamamura Kozaburo
 
LO SPAZIO DI VIA DELL’OSPIZIO

Via Dell’Ospizio 26 (51100)
+39 057321744 , +39 057321744 (fax)
lo-spazio@libero.it
 
 
 
 

La mostra presenta alcuni capolavori della fotografia di souvenir della Scuola di Yokohama con opere di maestri anche occidentali. Il soggetto e tema unitario è l’immagine femminile: una bellezza che ci appare senza tempo, tanto più lontana e ineffabile quanto all’appaarenza esotica.

orario: da lunedì a sabato ore 9.30-13 e 16-20
chiuso il lunedì mattina
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 9 novembre 2014. ore 17.30
curatori: Gianluca ChelucciAlessandro Mencarelli
autori: Felice BeatoAdolfo FarsariOgawa KazumasaKusakabe KimbeiTamamura KozaburoEsaki ReijiRaimund von Stillfried
genere: fotografia, collettiva

exibart

Ott 27, 2014 - fotografia    No Comments

Castelmartini (pt): FO-FU (Fucecchio Foto Festival)

Il Centro RDP Padule di Fucecchio partecipa a FoFu Phot’Art 2014 (Fucecchio Foto Festival), prestigioso festival internazionale organizzato dal Foto Club di Fucecchio in collaborazione con il Comune di Fucecchio e giunto ormai alla decima edizione; quest’anno la manifestazione si tiene dal 25 ottobre al 23 novembre.

Nell’ambito delle proposte consigliate dagli organizzatori del Foto Festival, sabato 1 novembre (ore 9-12) gli interessati potranno partecipare ad una visita guidata nella Riserva Naturale del Padule di Fucecchio per vedere dal vivo lo spettacolo della migrazione.

Il Padule di Fucecchio riveste un ruolo fondamentale nelle rotte migratorie fra la costa tirrenica e l’interno; grazie alla protezione garantita dalla Riserva Naturale, negli ultimi anni è aumentato anche il numero dei migratori che passano l’inverno nell’area protetta.

Meta della visita l’osservatorio faunistico Le Morette, che consente un’ottima visuale sugli specchi d’acqua della Riserva Naturale; anche i meno esperti, grazie alla guida di un operatore del Centro e al potente cannocchiale messo a disposizione dall’Associazione, potranno osservare e imparare a riconoscere numerose specie di uccelli acquatici.

Nel pomeriggio si potranno visitare la collezione ornitologica Lensi nel Museo Civico di Fucecchio (ore 15), con la guida di un esperto del Centro, e le varie mostre del Foto Festival (ore 15-20), esposte presso il Parco Corsini di Fucecchio.

La collezione Adolfo Lensi, costituita da quasi 300 esemplari raccolti tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, è una raccolta a carattere preminentemente locale, e proprio per questo ha un notevole interesse storico e naturalistico come testimonianza della ricchezza avifaunistica del Padule di Fucecchio d’inizio Novecento.

Alcuni anni fa il Centro RDP Padule di Fucecchio, nell’ambito del progetto regionale “Lungo le Rotte Migratorie”, ha restaurato la collezione realizzando anche un un allestimento didattico che la rende fruibile alle classi scolastiche e ad un pubblico più ampio, anche in collegamento con gli itinerari di visita della Riserva Naturale.

Fra le mostre del Fucecchio Foto Festival, di particolare interesse per gli appassionati di natura quella del fotografo Stefano Unterthiner, collaboratore della rivista National Geographic, che propone un indimenticabile viaggio fra i luoghi più selvaggi e incontaminati del pianeta per incontrare le specie animali più rare e minacciate.

Per prenotare la visita guidata in Padule è possibile rivolgersi al Centro RDP Padule di Fucecchio (tel. 0573/84540, email fucecchio@zoneumidetoscane.it); altre informazioni sulle pagine web www.paduledifucecchio.eu.

 

Ott 16, 2014 - fotografia    No Comments

Firenze: Fotografi in Toscana

 

Venerdì 17 ottobre alle ore 17.30 presso lo storico Caffè Letterario Giubbe Rosse verrà presentato il dodicesimo volume della collana “Artisti in Toscana”. Si tratta di “Fotografi in Toscana”, presto disponibile anche online, edito da Toscana Cultura e Masso delle Fate Edizioni.
Seguirà cena al prezzo speciale, per chi vorrà trattenersi, di 25 euro.
Sarà effettuat un servizio televisivo di Toscana Tv curato d Fabrizio Borghini, curatore del libro.
Ott 12, 2014 - fotografia    No Comments

Pistoia: Sergio Mazzoni

ll’otto novembre 2014
Sergio Mazzoni – Filografia

Sergio Mazzoni, filografia 1
 
LO SPAZIO DI VIA DELL’OSPIZIO

Via Dell’Ospizio 26 (51100)
+39 057321744 , +39 057321744 (fax)
lo-spazio@libero.it
 
 
 
 

Opere in cui si intrecciano semplicità e complessità grafica realizzate con un materiale insolito e povero: il fil di ferro. Macroscopiche realizzazioni di quelli che lo stesso artista definisce scarabocchi, un riciclaggio di quei segni-disegni che trovano posto nei margini della vita privata.

orario: da lunedi a sabato ore 9.30-13 e 16-20
chiuso il lunedi mattina
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 12 ottobre 2014. ore 17.30
autori: Sergio Mazzoni
genere: arte contemporanea, personale

exibart

Ott 10, 2014 - fotografia    No Comments

Lucca: La Manifattura Tabacchi, una città nella città

 

E’ stata inaugurata ieri (10 ottobre) e sarà a Palazzo Bernardini fino al 26 ottobre (orario 10-18) la mostra fotografica sulla Manifattura di Lucca, del fotografo Roberto Giomi con i testi di Antonella Giusti, che ne è anche la curatrice.

Organizzata da Congrega Fumatori Indipendenti di Lucca, Assindustria Lucca, Manifatture Sigaro Toscano, FAI-Delegazione di Lucca Massa Carrara, con la collaborazione del Museo storico-scientifico del tabacco e l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale e con il patrocinio del Comune di Lucca, La mostra fa parte di un progetto più ampio che comprende la produzione di libri, video e un blog che racconta “la Toscana del Toscano”.

Una Toscana che nessuno sospetta, una Toscana recente, esotica fatta di grandi architetture delle tabaccaie del pisano, di storie sociali nel senese e della stessa lucchesia dove la Manifattura dei tabacchi è stato un momento importante per l’emancipazione delle donne, di paesaggi più noti per le battaglie di romantici condottieri medievali.
Una storia ancora attuale, un percorso ideale e fisico tra le stagioni, il patrimonio delle architetture industriali, paesaggi che costituiscono un percorso eccellente, che vale la pena di raccontare, in una regione “preziosa” agli occhi del mondo come la Toscana.
I temi sono vari, apparentemente incoerenti, ma tutti, equalmente interessanti: l’architettura industriale e il riuso dei grandi edifici  del passato, siano essi  di pregio artistico o progettati per il lavoro, i sapori delle terre che attraversa, i vini del Chianti, la chianina della Valdichiana, i tartufi di San Miniato, i paesaggi delle colline toscane, tra i più ammirati al mondo, le storie che hanno segnato momenti decisivi della storia nazionale, il brigantaggio e le lotte sociali, i grandi personaggi che, in epoche diverse, vi hanno vissuto: Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Giacomo Puccini.

La mostra “Una città nella città” è una tappa di questo percorso in una Toscana inaspettata e insospettabile.

Nasce dalla passione per i sigari e per le archeologie industriali, per la nostra storia locale, dalla curiosità di scoprire, in un percorso a ritroso, la strada fatta dal tabacco, prodotto in Toscana, in Valtiberina e Valdichiana, per la precisione, fino alla manifattura lucchese. Da qui si è appunto partiti per cogliere i segni lasciati nel paesaggio con le sue piccole e grandi storie.
Le fotografie sono state scattate da Roberto Giomi a più riprese nel corso di un anno, grazie all’interessamento e al permesso concesso dal Comune di Lucca. Raccontano questo grande edificio situato in un’area che è stata decisamente ridisegnata nell’ottocento, che ha accolto, dopo il convento domenicano e l’istituto di educazione femminile, altre donne che hanno scritto la storia di Lucca, le sigaraie. E con loro una varietà di professioni diverse: infermieri, sarte, falegnami, impiegati di banca, un asilo anche. Una città nella città. Una grande fabbrica che invece di attrarre a sè abitazioni e attività commerciali, se le è tenute tutte dentro.
Le immagini e i testi che le accompagnano, non vogliono raccontare la storia dell’edificio ne’ fare proposte.Sono, molto più semplicemente, il racconto delle atmosfere che questo edificio ancora regala, con i chiaroscuri forti che disegnano le poche cose rimaste, e le colorano con varie sfumature, con le sensazioni tattili delle pareti intonacate, del cemento dei pilastri, dei ferri battuti, dell’odore, ancora forte, a noi caro, del tabacco in fermentazione.

Il titolo allude appunto allo spazio che la Manifattura dei Tabacchi ha occupato all’interno della città di Lucca, una città murata con un solido e ricco passato cuturale. Un’attività produttiva di grandi dimensioni (è stata con Cucirini Cantoni Coats una delle industrie di riferimento) in una città che tutti ci rappresentiamo come la città di belle chiese e palazzi, di piazze pubbliche e della passeggiats dei negozi eleganti. La Manifattura funzionava come un villaggio autonomo, con tutte le professionalità necessarie, dai falegnami ai cuochi agli impiegati di banca, per essere in qualche modo, autosufficiente. Una sorta di villaggio industriale, appunto, all’interno della città.

“Non possiamo che dirci contenti – ha affermato Roberto Giomi durante la conferenza stampa di presentazione – per la possibilità che ci ha dato Assindustria Lucca di poter allestire la mostra nella sua sede e del sostegno arrivato dalle Amministrazioni e dalla stessa Manifattura Tabacchi. Il sostegno del FAI, inoltre, dopo quello dell’AIPAI (l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale), è per noi significativo perché la nostra lettura dell’edificio è proprio volta alla valorizzazione di queste grandi strutture, che sono state, anche con le loro forme fisiche, dei riferimenti per la città, così come alcune chiese o palazzi storici. Sempre grazie al FAI di Lucca e alla disponibilità della Presidente Avv. Maria Talarico, in concomitanza con la mostra si potrà visitare anche la chiesa di Santa Caterina (tutti i giorni dalle 15 alle 18), recentemente restaurata. Un binomio senz’altro originale, ma con una indubbia coerenza narrativa.

La possibilità di realizzare queste fotografie in questo momento particolare della vita di questo edificio, in cui non è più quello che era e non è ancora quello che sarà, per me, è stata un’esperienza affascinante. Sicuramente la conoscenza dei processi produttivi e della storia dell’edificio mi hanno consentito di cogliere dettagli, apparentemente minimi, con uno sguardo attento, forse con altri traguardi. Vorrei  rendere, a chi le osserva, la suggestione di questo momento, di quel poco che è rimasto della sua storia recente, di quello che non è rimasto che nelle luci, nei silenzi e negli odori della Manifattura.”

Ott 1, 2014 - fotografia    No Comments

Lucca: I giovani con la Leica

Photolux Festival, insieme con la Fondazione Banca del Monte di Lucca e grazie al fondamentale supporto di Leica Camera Italia, sponsor ufficiale dell’iniziativa, annuncia la nascita di unnuovo concorso destinato ai giovani fotografi italiani: PhotoLux Leica Award 2014. La partecipazione è riservata ai fotografi italiani di età compresa tra i 18 e i 39 anni e sarà necessario inviare 8 fotografie che siano parte di un progetto fotografico narrativamente coerente. Le fotografie dovranno essere caricate sul sito http://leica.photoluxfestival.it/ a partire da domani (1 ottobre e entro il 17 novembre 2014).

Photolux selezionerà 10 finalisti per poi proclamare il vincitore assoluto, il cui nome sarà annunciato il 20 dicembre 2014.

Il vincitore diverrà automaticamente uno dei 12 partecipanti del prestigioso progetto internazionale epea, European Photo Exhibition Award, la mostra fotografica itinerante che valorizza giovani talenti europei in un progetto internazionale promosso dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca (Italia), dalla Fundação Calouste Gulbenkian (Portogallo), da Institusjonen Fritt Ord (Norvegia) e Körber-Stiftung (Germania).

Al vincitore, così come a tutti i fotografi selezionati per l’epea, verrà assegnato un grant dell’importo di € 5.000,00 per sviluppare nel 2015 un progetto fotografico in linea con il tema dell’edizione che fa riferimento ad aspetti che caratterizzano l’Europa su tematiche sociali, politiche, culturali, nazionali e sovranazionali.

loschermo

Set 27, 2014 - fotografia    No Comments

Firenze: Rino Bianchi

La rassegna Foto&Foto curata da Elda Torres, dall’autunno 2014 sino al maggio 2015, proporrà un’indagine sull’uso del “medium” fotografico, simbolo stesso della modernità, a centocinquanta anni dal suo ingresso nel mondo dell’arte. Un catalogo a firma della curatrice proporrà le ricerche degli autori scelti e sarà presentato in occasione dell’ultima mostra nel maggio ’15.

Apre la stagione la mostra di Rino Bianchi, fotografo romano, fotoreporter, foto-giornalista che si definisce narratore per immagini. Un caffè letterario è il luogo più adatto ad accogliere ritratti di scrittori. Sulla linea teorica da seguire circa il ritratto si sono espressi già molti autori: Moholy-Nagy suggeriva un “ritratto oggettivo” privo della soggettività del fotografo; al contrario per Lange e Minor White si trattava sempre di un “autoritratto” perché tramite il medium l’autore scopre se stesso. La verità è probabilmente nel mezzo e al risultato partecipa anche l’intenzione del soggetto rappresentato.

Le sedici immagini b/n in esposizione sono recenti, datano dal 2011 al 2014,tranne quella di Goliarda Sapienza scelta perché ricorre il ventennale della morte. Esse costituiscono solo un frammento del vasto archivio dell’autore che dal 1989 arricchisce di anno in anno il suo già ampio repertorio che vede scrittori da ogni parte del mondo e copre anche tematiche di altro tipo.

La selezione, seguendo l’ottica della capacità espressiva ed estetica del singolo ritratto, ha avuto come primo criterio che l’ambito riguardasse scrittori europei e non solo italiani. Vi sono rappresentate varie età, la diversità di genere e la presenza di autori europei portatori anche delle proprie culture di origine, quali Hanif Kureishi anglo-pakistano e Igiaba Scego italo-somala. E’ insomma interessante mostrare la diversità del documento umano all’interno di un gruppo specifico. Ne risulta un panorama minuscolo ma significativo di icone di scrittori. Prevalgono espressioni serie o serissime come quelle di Erri De Luca, di Goliarda Sapienza e di Norman Manea. Atteggiamenti riflessivi anche quelli di Philippe Dijan, di Giralt Torrente Marcos, di Hak Pavel, tutti e tre con una mano sul mento a sottolineare la posa pensosa. Anche Seamus Heaney, il premio Nobel irlandese, ha occhi seri e intensi, in primo piano le mani incrociate. Petros Makaris e Attila Bartis hanno accanto al viso una nuvoletta di fumo. Rosa Iksom ha un atteggiamento sbarazzino ed esibisce un look quasi punk, anche Frank Westerman appare con un sorriso scanzonato e con in primo piano un piede. E poi il timido sorriso di Silvia Avallone, quello appena accennato di Georgi Gospodinov. Sono rari gli occhi ridenti. Il fatto dice qualcosa, ma il tema sarà affrontato più dettagliatamente nel testo in catalogo.

Le immagini ci restituiscono un quadro non certo esaustivo ma rappresentativo anche della nostra condizione di “europeità”, si perdoni il neologismo. D’altra parte lo stato d’animo dipende dalla tendenza caratteriale e dalle esperienze personali e politiche, non stupisce dunque che dipenda anche dalla provenienza, dalla qualità di vita che ogni paese offre. Resta fermo il fatto che gli scrittori sono tra quelli che più si muovono da un paese all’altro, ma sono anche quelli che più risentono per il loro stesso lavoro del clima che respirano.

Tra le pubblicazioni di Rino Bianchi: Piombo e Carta. Storie dell’assedio di Sarajevo, 1994, con prefazione di Omar Calabrese e postfazione di Ginevra Bompiani; La Bestia -Narrative Invaders, 1997; Sant’Anatolia di Narco, 2000, che ha vinto nel 2000 il premio Fiore di Roccia; Annalisa Cima, 2000; Sukran Moral, Apocalypse, 2005; Made in Mompeo, haiku e immagini, 2007, con lo scrittore e poeta Riccardo Duranti; La Pelle L’Arte e Il Gesto, espressione ed invenzione nel rinascimento novecentesco di Luigi Protopapa, 2013, con la poetessa e scrittrice Lidia Riviello; Roma Negata. Percorsi post-coloniali nella città, 2014, con la scrittrice Igiaba Scego.

Dal 2011, quindici suoi ritratti di scrittori e poeti italiani sono in mostra permanente alla Casa delle Traduzioni di Roma Capitale. Nel 2012 ha ideato Corrispondenze 21 poesie e 21 fotografie, mostra evento patrocinata dall’Unesco. Nel 2013 ha iniziato il progetto Paesaggi della Memoria, progetto di narrazione che sta toccando molte città italiane ed europee.

The exhibition opens the season at Gallery of the Caffè Letterario Le Murate. Until May 2015, the exposition “Photos & Pictures”, edited by Elda Torres, will turn on the sport light on the many uses of photography. Different artistic expressions, from documentary to visionary, with authors from different trends, well known or emerging, united by their choice of expression. Opening the cycle: pictures by European writers. The archive of Rino Bianchi has thousands of images from all over the world. Fifteen of his portraits of Italian writers and poets from 2011 are on permanent exhibition at the Casa delle Traduzioni, in Rome. Photo-journalist, photographer, and narrator in images, specializing in folklore stories, social and cultural issues, he works with Italian and foreign magazines. Among his publications are: Piombo e Carta-Storie dell’assedio di Sarajevo, 1994; La Bestia -Narrative Invaders-, 1997; Sant’Anatolia di Narco, 2000; Annalisa Cima, 2000; Sukran Moral, APOCALYPSE, 2005; Made in Mompeo, haiku e immagini, 2007, with Riccardo Duranti; La pelle l’arte e il gesto, espressione ed invenzione nel rinascimento novecentesco di Luigi Protopapa, 2013, with Lidia Riviello; Roma negata. Percorsi postcoloniali nella città, 2014, with Igiaba Scego. In 2012 Corrispondenze: 21 poems and 21 photographs, exhibition sponsored by UNESCO. His project narrative Landscapes of Memory is travelling many Italian and European cities.

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Set 26, 2014 - fotografia    No Comments

Arezzo: Luca Palatresi

Galleria 33 presenta DARKNESS, personale del fotografo Luca Palatresi, a cura di Francesco Mutti. La mostra è parte della quinta edizione di Arezzo&Fotografia, evento organizzato dall’Associazione Fotografica Imago.

In galleria sarà esposta una selezione del lavoro presentato il 19 luglio scorso presso LABottega di Marina di Pietrasanta. In mostra opere fotografiche stampate su carta cotone di cm 60×90, montate su cornice, firmate sul retro, con tiratura di 11 esemplari e polaroid con positivo allegato, montate su cornice di formato 25×25 cm, firmate sul fronte e, ovviamente, di edizione unica.

TESTO CRITICO di Francesco Mutti
Sono già passati cinque anni da quando, per la prima volta, Luca Palatresi – pluripremiato giovane fotografo italiano – mi parlò delle sue idee e del progetto “Darkness”: le implicazioni sia tecniche che intellettuali che questo possedeva erano argomenti validissimi e convincenti già all’epoca. Argomenti che mi apparivano in anticipo sui tempi e slegati da banali contestualizzazioni geografiche. Un unicum nel panorama italiano.

In realtà, il progetto esisteva fondamentalmente solo nell’immaginazione dell’artista. E oltre a qualche scatto – che oggi egli stesso considera acerbo – non esisteva un programma strutturato. Di certo non aveva ancora questo titolo: il termine “Darkness” ha visto la luce in seguito a profonde riflessioni da parte dell’autore e dei suoi affezionati quanto occasionali compagni di avventure. Categoria alla quale io fortunatamente appartengo. Negli anni infatti ho visto crescere in lui quella determinazione che è prerogativa degli artisti veri – se mai sia utile procedere a una distinzione. Artisti che credono nel proprio lavoro oltre ogni logica. Che superano d’un balzo le momentanee perplessità legate al loro futuro: logistico, pubblicitario, espositivo, celebrativo. Il paradosso è segnato dal fatto che Luca, al contrario, non si è mai fatto veramente condizionare da tali interrogativi; né ha mai avuti dubbi o ripensamenti sul proprio lavoro. È rimasto semplicemente in attesa del momento migliore. Il momento in cui si fosse sentito pronto. E forse così doveva andare.

“Darkness” potrebbe innanzitutto essere considerato un concept-work: benché tale definizione mi appaia limitativa, il progetto parte dal presupposto che l’incidenza che la luce esercita sugli oggetti, incidenza dalla quale non si può prescindere nello sviluppo della tecnica fotografica, possa essere accostata a quella che tenebre e ombre, in modo altrettanto inequivocabile, hanno sui medesimi soggetti. In pratica, il fotografo non reagisce più all’illuminazione ma alla sua assenza. Palatresi ha studiato a fondo il fenomeno, avvertendo nelle oscurità il generarsi di nuove masse e nuovi volumi, affrancate da quelle masse e da quei volumi canonici che sarebbero apparsi a una luce diretta. Con una propria, determinante autorità, le immagini colte dal fotografo toscano rivelano le identità nascoste dei protagonisti, celate spesso anche ai loro proprietari: impulsi reconditi, sogni inespressi, vite costrette in un corpo non loro emergono dall’ombra mostrandosi al mondo. Mutano, tali corpi. Si deformano alla luce delle tenebre. E ciò che prima sembrava evidente acquista di colpo qualità ancestrali.

“Darkness” è oltre ogni dubbio anche una presa di coscienza: da parte dell’artista delle infinite possibilità della propria tecnica, affinata negli anni; da parte dell’uomo della propria immaginazione e della curiosità che è carattere ineludibile di questa. Divenuto fotografo per vocazione, professionista per gioco, Palatresi ha lungamente riflettuto sul concetto di “bellezza” (lui che, affermatosi nell’eclettico e fuorviante universo della moda e del glamour, contribuisce a creare il concetto di bellezza che la nostra società si vanta di possedere) e su come questa in realtà avesse più di una maschera da indossare, in delicato equilibrio tra l’effimero e il celato, tra ciò che si mostra sfacciatamente e ciò che si desidera sottrarre, in attesa del momento migliore. Del resto, non è forse vero che la bellezza ama nascondersi? Luca ha colto i segni di questa danza, di questo continuo oscillare tra un mondo sensibile, fatto di luci, suoni, odori, gesti e sguardi; e uno diametralmente opposto, dove ogni esperienza viene ribaltata.

Attraversare lo specchio – per dirla alla Carroll – è stata operazione laboriosa e repentina. Laboriosa, nell’individuazione di una metodologia che rendesse al meglio l’idea iniziale. Repentina proprio nella sua ideazione: sincera testimonianza di quanto spesso le intuizioni condizionino in modo determinante il lavoro più intenso degli artisti. Fondamentale dunque si è rivelata la messa a punto di una tecnica che permettesse a Palatresi di modificare le carte in tavola. In prima battuta con i propri soggetti. In seconda analisi con la propria esecutività. Esortati ad abbandonare quel poco di recitativo che ognuno di noi mette in atto di fronte a un obiettivo fotografico, dove inibizione ed esibizione si alternano vicendevolmente sulla scena, i soggetti del progetto “Darkness” vedono tramutata la loro stessa essenza, quasi dimentichi dei propri trascorsi di vita: slanciati verso una dimensione onirica adesso più che mai reale, riemergono dalle profondità delle loro anime gli istinti primordiali, le affezioni nascoste, i dubbi e le certezze, in un concentrato di emozioni difficilmente riconoscibile a occhio nudo e svelato solo ai diretti interessati. Non è un caso che Wilde, Gray e il suo ritratto occupino costantemente i pensieri dell’artista.

Ciò che contraddistingue tenacemente la ricerca tecnica di Palatresi è inoltre il suo intimo rapporto con la materia di luce quanto con quella di tenebra. Rapporto che è particolare nella misura in cui egli abbandona la via accademica per addentrarsi in quella della sperimentazione: la luce perde i suoi connotati più pieni per farsi radente, densa, puntuale. Non è leziosità stilistica quella che l’artista richiede bensì estetica formale pura, laddove il dettaglio possa analogamente oscillare tra le zone in luce e quelle in ombra. Questo fermento scultoreo, dove la predominante bronzea è organizzata secondo mono-toni di colori caldi, aumenta di sbalzo la percezione delle profondità, assegnando un valore vitale assoluto ai soggetti ritratti.

BIOGRAFIA
Luca Palatresi (Fucecchio 1978) Fotografo professionista, free-lance. Dal 2002 si dedica a tempo pieno alla fotografia, specializzandosi nel settore moda e advertising. Si afferma rapidamente collaborando con importanti brand italiani ed internazionali e pubblicando sulle riviste più influenti del settore. Parallelamente al settore pubblicitario, segue un percorso artistico di ricerca personale che lo porta ad ottenere importanti riconoscimenti in mostre collettive e personali in Italia e all’estero: come il premio al Lucca Digital Photo Fest e il Premio Arte Laguna di Venezia, la partecipazione al progetto mondiale OCHO con Rojo Magazine a Barcelona o la mostra “I saw the light!” al Museo Piaggio, per citarne alcuni.
Nel 2005 crea in Toscana il FOFU Phot’art, festival fotografico internazionale di cui è ancora direttore artistico. Ha curato importanti mostre monografiche tra cui Franco Fontana, Gian Paolo Barbieri, Letizia Battaglia e nel 2011 la più grande esibizione in Italia di Storm Thorgerson. Vive in Toscana e continua il proprio cammino verso la “fotografia perfetta”, osservando senza sosta ogni sfumatura della bellezza umana.

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