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Feb 24, 2015 - Senza categoria    No Comments

Pisa: Arriva Parson Dance

Dopo una lunga tournée in America ed Europa, David Parsons con la sua Parsons Dance affronta, a gran richiesta, la nuova spettacolare tournée italiana, presentata da Bags Entertainment, che toccherà anche Pisa, giovedì 26 febbraio ore 21 al Teatro Verdi.

David Parsons, considerato uno dei massimi esponenti della post-modern dance americana, torna a incantare il pubblico con le coreografie gioiose e colorate che hanno sempre contraddistinto il suo lavoro, a fianco del leggendario e richiestissimo Caught, alcuni brani inediti per il pubblico italiano e coreografie originali tratti dal grande repertorio della storica compagine americana, una delle poche compagnie di danza moderna che continua a riscuotere successo fin dagli esordi degli anni 80.

Fondata nel 1987, Parsons Dance Company è infatti tra le poche che, oltre ad essersi affermata sulla scena internazionale con successo sempre rinnovato, sia riuscita a lasciare un segno nell’immaginario teatrale collettivo e a creare coreografie divenute veri e propri “cult” della danza mondiale.

In programma a Pisa Introdution, Hymn, Swing Shift, Caught e Nascimento, un affascinante itinerario caratterizzato da una straordinaria teatralità e da un lavoro fisico che si trasforma in virtuosismo e leggerezza.

Nel cast, composto da giovani talenti- Sarah Braverman, Christina Ilisije, Ian Spring, Jason Macdonald, Geena Pacareu, Omar Román De Jesús, Eoghan Dillon– anche l’italiana Elena D’Amario, ex stella di “Amici” e ora importante componente del cast.

Proprio lei avrà l’onore di interpretare (alternativamente a Ian Spring) Caught, il celebre brano che Parsons creò per se stesso nel 1982, un onore toccato solo ad altre due donne prima di lei. Grazie all’uso delle luci stroboscopiche, il ballerino è catturato al culmine di salti ed evoluzioni che lo fanno apparire continuamente sospeso in aria in un gioco di luci e di sorprendente atleticità in quella che la critica ha definito “una delle più grandi coreografie degli ultimi tempi”.

Sulle musiche di Milton Nascimento, Rubin Kodheli, CocoRosie, Kenji Bunch e Robert Fripp, fondatore dei King Crimson, e sonorità che spaziano dal samba al tango, il corpo di ballo, dall’altissima preparazione tecnica ed atletica, lascerà un’impronta di positività, di energia e di forza ciclonica, capace di trasmettere emozioni semplici, dirette e divertenti.

Un linguaggio che pone al centro della comunicazione il corpo umano, inteso come strumento meraviglioso e dalle possibilità infinite, che sa anche sedurre, incantare, commuovere: ogni spettacolo della Parsons Dance è un continuo intreccio di vitalità e sensualità, spensieratezza, slancio appassionato, delicatissima eleganza, con la capacità di coinvolgere, in un gioco che incatena, l’attenzione del pubblico dal primo all’ultimo istante.

Le varie performance sono esaltate con fantasia e immaginazione dal light designer Howell Binkley, mentre tra le collaborazioni eccellenti figura Luca Missoni, che ha firmato i costumi di molti pezzi.

Un’atmosfera solare, intensa ed emozionante dove, come sottolinea Marinella Guatterini, “la velocità, il ritmo costante delle entrate e delle uscite, le prese ginniche, le luci perfette e la gioia scacciapensieri dell’insieme producono sullo spettatore lo stesso effetto delle fiabe raccontate ai bambini. Più si ripetono e più le si vorrebbe ascoltare.”

Biglietti, con prezzi che variano da 26,00 a 7,00 Euro, in vendita anche nel circuito Charta_Vivaticket e al punto biglietteria del Porto di Marina di Pisa (uffici Vecchia Dogana).

Per informazioni: Fondazione Teatro di Pisa, tel 050 941111, www.teatrodipisa.pi.it

Feb 20, 2015 - Senza categoria    No Comments

Vorno (LU): Made in Italy

IACOPO LAZZARESCHI CERVELLI

LUCCA, 19 febbraio – Presso la Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Lucca) sabato 21 febbraio si inaugura il progetto “Made in Italy 3X1” una serie di spettacoli e appuntamenti organizzati dall’omonima Associazione Culturale diretta dalla regista e performer Cecilia Bertoni. Il progetto propone un viaggio nell’universo musicale italiano con concerti, alcune proiezioni e incontri con giornalisti, scrittori, registi, musicisti ed esperti del settore in programma fino a luglio 2015 nella Tenuta e nella città di Lucca. La direzione artistica è affidata ad Antonio Caggiano, attento interprete del repertorio contemporaneo, da sempre interessato alle esperienze più innovative della scena musicale internazionale e fondatore dell’ensemble di percussioni Ars Ludi.

Considerato uno dei marchi più importanti al mondo – spiega Antonio Caggiano – il Made in Italy è sicuramente l’elemento distintivo dell’Italia e un sinonimo di qualità e di eccellenza. È risaputo che in tempo di crisi, anche per i grandi marchi, si ricorre ai saldi per tentare di svuotare i magazzini strapieni di merce e per provare a rilanciare l’economia. In realtà nel settore dell’industria culturale italiana, in crisi perenne, si opera sempre in regime di saldi e gli addetti ai lavori sono costretti a fare i salti mortali per poter sopravvivere e promuovere l’immenso patrimonio artistico italiano. ‘Made in Italy, 3×1’, provocatoriamente, vuole rimarcare la precarietà del settore artistico e l’eroicità di chi opera in questo campo, e contribuire alla ricerca e alla valorizzazione di artisti e realtà italiane musicali importanti, trascurate se non dimenticate.”

“Omaggio a Massimo Urbani” è il titolo dell’appuntamento che avrà luogo il 21 febbraio per ricordare il grande sassofonista romano prematuramente scomparso nel 1993: alle ore 18.00 nello SPE – Spazio Performatico ed Espositivo della Tenuta proiezione del film-documentario “Massimo Urbani – Nella fabbrica abbandonata”, di Paolo Colangeli, dove si affrontano i diversi aspetti del percorso artistico e umano del musicista, raccontati in una giornata normale della sua vita, alternando dialoghi e clip musicali. A seguire un incontro coordinato dal giornalista musicale Paolo Carradori con Paolo Colangeli, Roberto Gatto, Giovanni Tommaso, Rosario Giuliani, Maurizio Urbani e Luigi Bonafede.

Alle ore 21.00, sempre nello SPE, conclude la giornata “Around Massimo”, un concerto che vede come protagonisti alcuni dei più grandi interpreti della scena jazz nazionale e internazionale, collaboratori ma anche amici di Urbani in quella straordinaria stagione che ha visto fiorire il suo eccezionale talento. Con il sax alto di Rosario Giuliani, il sax tenore di Maurizio Urbani, il pianoforte di Luigi Bonafede, il contrabbasso di Giovanni Tommaso e la batteria di Roberto Gatto.

Con “Omaggio a Massimo Urbani” si vuole ricordare, allontanando rischi commemorativi e facili nostalgie, la vicenda artistica e umana del sassofonista romano che attraverso il linguaggio jazz ha segnato uno dei momenti più alti della storia della musica del nostro Paese. Precoce e travolgente talento strumentale nei miti di Charlie Parker e John Coltrane sviluppò un linguaggio lirico e viscerale, che lo impose giovanissimo, anche negli USA, come interprete unico di assoluta personalità. La prematura e drammatica scomparsa nel 1993 a soli trentasei anni segnò uno dei momenti più dolorosi della storia del jazz italiano. Con “Omaggio a Massimo Urbani” l’Associazione Culturale Dello Scompiglio tributa così un doveroso e commosso omaggio ad un grande musicista affinché la memoria della sua arte rimanga viva.

Nello SPE, dalle ore 14.00, sono inoltre visitabili:

“N O T E S P A R S E”, mostra fotografica e video installazione di Silvia Lelli e Roberto Masotti (1997- 2006), in cui si propone una serie di immagini provenienti dalla scena e dalla musica che formano una visione personale e poetica. Fino al 5 luglio;

“Dove il cielo è più vicino”, progetto site-specific della artista toscana Moira Ricci, a cura di Emanuela De Cecco, composto da una serie fotografica e due videoincentrati sulla terra, la terra in crisi, sempre meno coltivata, sempre più abbandonata dai contadini che non riescono a sostenersi con il loro lavoro. Fino al 29 marzo.

Il Progetto Dello Scompiglio ideato e diretto dalla regista e performer Cecilia Bertoni, prende vita nella omonima Tenuta, situata alle porte di Lucca, sulle colline di Vorno; una realtà in cui le attività legate alle arti visive e performatiche negli spazi interni ed esterni e il dialogo e le attività con la terra, con il bosco, con la fauna, con l’elemento architettonico contribuiscono a una ricerca di cultura. Ogni scelta relativa al Progetto è perciò valutata in relazione alla propria sostenibilità ambientale, attraverso forme di interazione e di responsabilità. All’interno della Tenuta Dello Scompiglio, accanto all’Azienda Agricola e alla Cucina Dello Scompiglio, opera l’omonima Associazione Culturale. L’Associazione dal 2007 crea, produce e ospita spettacoli, concerti, mostre, installazioni; realizza residenze di artisti, laboratori, corsi e workshop; organizza e propone itinerari performatici all’aperto, visite guidate, lezioni Metodo Feldenkrais®; gestisce lo Spazio Performatico ed Espositivo (SPE). Una particolare attenzione è dedicata infine alle attività culturali per bambini e ragazzi, con rassegne teatrali, laboratori e campi estivi.

@loschermo

Feb 3, 2015 - Senza categoria    No Comments

Fauglia (PI): Il Museo Kienerk

 


Giorgio Kienerk Sotto la lampada
Dal 19 aprile al 19 luglio 2015, nel museo a lui intitolato, si terrà la mostra Giorgio Kienerk. Ritratti. Si potranno ammirare oltre trenta opere di cui diverse inedite, recentemente ritrovate in collezioni private o apparse sul mercato, che consentono di ampliare la conoscenza di questo poliedrico artista (pittore, scultore, illustratore e grafico) attivo a cavallo tra Otto e Novecento e di arricchire significativamente il quadro offerto dalla collezione permanente del museo.

Giorgio Kienerk Fra due luci 1915

La mostra parte dalla presentazione della scultura inedita di Giorgio Kienerk, Il ritratto in terracotta dello zio Guido, eseguito nel 1886 quando l’artista, appena diciassettenne, è allievo di Adriano Cecioni a Firenze. Questa scultura ha una primaria importanza nel percorso di Kienerk e segna il momento in cui il giovane artista, che pure si dimostra naturalmente dotato per la scultura, si affida al nuovo maestro Telemaco Signorini dopo la morte improvvisa del Cecioni, accostandosi nel giro di pochi anni alle principali e più innovative correnti artistiche italiane e internazionali.

Da qui la mostra si articola attorno al tema del ritratto, attraverso l’esposizione di sculture, dipinti, stampe e disegni selezionati, che segnano particolari passaggi nella carriera dell’artista: dai ritratti eseguiti a pastello, tecnica moderna per eccellenza attorno al 1900, passando attraverso gli esperimenti sul volto umano condotti con l’ausilio della fotografia e delle arti litografiche per sviluppare il potere evocativo della ‘macchia’, fino al rapporto con la modella e lo studio, tipico della stagione matura, quando Kienerk si alterna tra Fauglia e Pavia città a cui è stato legato dal suo incarico di direttore della Civica Scuola di Pittura.

Giorgio Kienerk Bosco incantato 1917

Il catalogo della mostra ospiterà anche un ampio approfondimento relativo ai rapporti intercorsi tra Kienerk e lo storico dell’arte tedesco Aby Warburg, che nel suo diario ha lasciato traccia dell’incontro con l’artista avvenuto nel suo studio fiorentino ai primi del 1900. Kienerk ha inoltre eseguito un ritratto a macchia di Warburg, solo recentemente identificato, che è tra i pochi ritratti dello storico dell’arte tedesco realizzati da artisti a lui contemporanei.

Giorgio Kienerk Interno con modella 1918

L’attività del Museo Kienerk in questi ultimi anni ha contribuito a ridare all’artista il giusto peso nel panorama nazionale, a conclusione di un lungo percorso di rivalutazione segnato da importanti mostre monografiche (Firenze, 1970; Pavia, 1997; Bologna, 2004), e dagli essenziali contributi storico-critici di Eugenia Querci, di Piero Pacini, di Raffaele Monti e di Rossana Bossaglia. L’importanza di alcune opere di Kienerk per l’evoluzione della storia dell’arte italiana è testimoniata dalla loro presenza in alcune mostre chiave degli ultimi anni: da quella sul Simbolismo di Palazzo Zabarella a Padova (2011-12), dove venne esposta Giovinezza del 1902, alla recentissima mostra sul Liberty di Forlì (2014), in cui il grande trittico L’Enigma umano, già protagonista di una recente esposizione all’Ermitage di San Pietroburgo, viene utilizzato come icona stessa della mostra

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