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Giu 16, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Pietrasanta (LU): Dalla Franciacorta alla Versiliana

Due settimane di iniziative nei locali della zona: degustazioni, finger food e musica saranno il leit motiv dell’aperitivo più esclusivo della Versilia.

Il Festival Franciacorta ritorna in Versilia: l’evento dedicato all’eleganza e al buon gusto tipici del Franciacorta, per brindare all’estate in modo esclusivo. L’appuntamento è per sabato 23 giugno all’interno della storica Villa La Versiliana a Marina di Pietrasanta, dove 30 aziende produttrici proporranno in degustazione le loro etichette, accompagnate da sfiziosi finger food e un gradevole sottofondo di musica live.

“E’ un piacere per noi tornare nelle eleganti località della Versilia. Una splendida occasione per incontrare direttamente molti amici interessati di vino e per raccontare l’impegno, la passione che ogni giorno dedichiamo alla realizzazione di un prodotto di altissima qualità, in grado di stupire ed affascinare anche i più sofisticati intenditori”, commenta Maurizio Zanella, Presidente del Consorzio Franciacorta. “Franciacorta è la sua denominazione. Franciacorta è l’unico nome con cui chiamare il nostro vino, espressione di un magnifico territorio e di un metodo di produzione ben definito, che in questi giorni tutti gli ospiti della Versilia potranno apprezzare in prima persona”.

Franciacorta sarà, inoltre, il protagonista delle prossime due settimane per quanti avranno occasione di trascorrere anche solo qualche giorno a Forte dei Marmi, Pietrasanta, Viareggio, al Lido di Camaiore, ecc… Ha appena preso il via, infatti, la manifestazione Aspettando il Festival: ristoranti, enoteche e wine bar della Versilia organizzeranno ogni sera aperitivi, cene e degustazioni dedicate alle varie tipologie di Franciacorta: Brut, Pas Dosé, Satèn, Riserve e Millesimati. Per informazioni: www.franciacorta.net.

 

Fonte: Beatrice Archetti per teatronaturale

 

Giu 14, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Firenze: Borgo San Jacopo

   per l’acquabuona

 

Il ristorante di Firenze Borgo San Jacopo, annesso alla prestigiosa struttura ricettiva del dilà d’Arno che si raggiunge facendo pochi passi verso destra oltrepassato Ponte Vecchio, era partito per svolgere un importante (ma in fondo parziale) ruolo nella nuova tendenza cittadina dei ristoranti di pesce. La cuoca marchigiana, che come vedremo non fa difetto di personalità, mise subito in carta nel capoluogo di una regione assai tirrenica (ohibò!) il brodetto di pesce.

Ma la natura di questo ristorante è andata cambiando, come se avesse acquisito sicurezza rinunciando a connotazioni specifiche. La terra è entrata di prepotenza nel menu, poi l’apertura a pranzo (piatti unici realizzati “componendo” proposte del menu serale), l’eliminazone del giorno di chiusura e l’apertura in agosto per quei (molti) che passano per Firenze. Sono tutti segnali che si può credere in una ristorazione di qualità che cresce e conquista mercato.

Certo, va ricordato che dietro Borgo San Jacopo c’è il gruppo Ferragamo, insieme a pochi altri vero e proprio simbolo del comparto lusso (uno dei pochi che guadagna posizioni, anche in borsa), e che accanto al core business della moda si sta impegnando molto su quello dell’enogastronomia, partendo dalla Tenuta Il Borro a Cortona, e arrivando al resort di Castiglion del Bosco a Montalcino. E a Borgo San Jacopo, nel quale evidentemente si crede.

Entrando,  una fitta schiera di flaconcini d’olio d’oliva sulla parete scandiscono l’inizio di un ambiente lungo e profondo, e guidano lo sguardo verso il punto finale, il finestrone affacciato sul fiume. Tavolini (necessariamente) disposti lungo le pareti “alla bistrot”. Grande dispiego di personale, efficiente, coordinato e anche un po’ marziale, che gestisce le comande digitando su touch screen, e che non esita a richiamare all’ordine la madre di un bambino che bussa sul tavolo. Le luci basse e la musica ipnotica danno all’atmosfera un che di onirico. Seduti a tavola in genere stranieri che si indovina amino il bello, e allegri giapponesi fotografano bottiglie di Bourgogne.

Menu da 7-8 proposte a portata, che indubbiamente incuriosiscono e attraggono per ricchezza di ingredienti e accostamenti che appaiono sensati. Inizio valido anche se in fondo un po’ “già visto” con la Millefoglie di baccalà mantecato e biscotto di Parmigiano, agretti fritti e salsa di risina. Per unmisunderstanding con il personale si assaggiano anche le Caramelle di ricotta e piselli con mazzancolle e salsa ai fiori di zucca,  una dimostrazione della familiarità con il registro dei sapori sottili, rassicuranti e nitidi.

Ma il piatto un po’ “mattoide”, adocchiato proprio per la sua anticonvenzionalità e che non deluderà le attese rimanendo fra i ricordi più vividi delle ultime esperienze sono i Bottoni di animelle con gambero rosso. Qui ci vuole veramente del coraggio per abbinare due dei sapori più viscerali che si possano immaginare fra mare e terra, quelli della frattaglia verace e povera, e le sensazioni dolci e ferrose del crostaceo. A quel punto, la generosa presenza di erbe aromatiche suona quasi come una ostentazione/provocazione, aggiungendo ancora un altro elemento forte e portando il risultato finale a produrre vere e proprie esplosioni di sapore, dal sicuro effetto anche perché concentrate in elementi piccoli e raccolti.

Il Maialino da latte con tortino di patate, uovo in camicia e fiocchi di pata negra (impeccabile la cottura della carne e la stratificazione delle consistenze) può far pensare ad una allusione alla gastronomia tradizionale iberica, proponendo la “verticalizzazione” di un piatto popolare come l’huevo frito, l’uovo accompagnato appunto da prosciutto e patate. Ultimo tocco di originalità nel dolce-non-dolce, la Mousse di asparagi bianchi e gelatina di pomodori Pachino con spuma di cioccolato bianco.

Tanti Champagne, e vini bianchi e rossi e relativi territori italiani tutti più o meno ben rappresentati per l’abbinamento, compresi naturalmente quelli della Tenuta Il Borro, e ricarichi onesti. Due menu degustazione, “Venti di terra” a 70 euro, e Correnti marine a 90 euro; un menu completo con quattro piatti si aggira sui 70-75 euro.

Ristorante Borgo San Jacopo
Borgo San Iacopo, 62  – 50125 Firenze
Tel. 055.27261
www.lungarnocollection.com/it/