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Giu 8, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Castelnuovo Berardenga (SI): Alle Porte del Chianti

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La Porta del Chianti

 

 
 

Piazza Castelli 10/12 – fraz. San Gusmè – Castelnuovo Berardenga
Tipologia cucina: Carne
Telefono: 0577 358010 – Chiuso: Domenica escluso festività ed eventi su prenotazione

 

Nell’incantevole borgo medievale di San Gusmè, tra le verdeggianti colline del Chianti Classico, a soli 20 km da Siena, vale la pena fermarsi al ristorante “La Porta del Chianti” che si trova nella piazza principale del paesino. La purezza,  l’armonia cromatica della pietra e del cotto ed il vecchio pozzo all’interno dello stesso, caratterizzano il locale, dove si possono gustare piatti tipici della tradizione culinaria toscana. Carpaccio di manzo, crostini misti, pici della tradizione, tagliatelle al cinghiale, ribollita, bistecca alla Fiorentina, cinghiale in umido, coniglio fritto e tagliata di manzo: sono questi i piatti base che caratterizzano il menù del locale gestito da Aldo Spinelli, Marco Elia e Vincenzo Giangiordano. Ottima anche la selezione dei vini, preferibilmente espressione della Toscana vinicola con il Chianti Classico che è, a tutti gli effetti, il padrone di casa. L’esperienza ventennale portata avanti dai titolari sia sul territorio che all’estero, ha permesso l’apprendimento di varie lingue straniere quali l’inglese, il tedesco e il francese che permettono di mettere completamente a proprio agio la clientela internazionale che si ferma ad assaporare la cucina  dello chef Vincenzo Giangiordano.
Giu 8, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Siena: Il Mugolone

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Mugolone

 

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Via dei Pellegrini, 8/12 – Siena
Tipologia cucina: Carne
Telefono: 0577 283235

 

Un giovane cuoco per rilanciare uno degli storici locali di Siena. E’ la sfida di Federico Natale, 27 anni, proprietario nonché chef del ristorante Mugolone, ambiente di classe, sulla via dei Pellegrini, strada che prende il nome dai viandanti medievali che la percorrevano recandosi in Duomo. Coronando un sogno che cullava fin da bambino, Federico ha rilevato il ristorante dopo aver fatto varie esperienze in importanti cucine a cominciare dalla scuola alberghiera di Pescara dove si è diplomato. La tradizione della cucina toscana è alla base del menù: aiutato ai fornelli dalla mamma Rita, il giovane cuoco propone piatti che puntano sulla semplicità e l’esaltazione della materia prima variando spesso le proposte per gli ospiti sia seguendo la stagionalità dei prodotti che la sua fantasiae creatività. I classici però non mancano mai: il collo ripieno o la Fiorentina li potete trovare sempre. La pasta ed i dolci sono fatti nella cucina del ristorante ed anche questo è una garanzia di genuinità. Il cliente può scegliere tra le proposte alla carta oppure provare i menù degustazione:  quello tradizionale con antipasto, primo, secondo e dolce, oppure il vegetariano o ancora quello a base di pesce. Dopo la splendida immagine della veduta di piazza del Campo dalla Costarella e prima di una visita al Duomo fate come i Pellegrini del medioevo, percorrete questa antica via e fate una sosta da Mugolone. Federico vi accoglierà nei suoi eleganti ambienti per rifocillarvi con le sue specialità.  
Giu 8, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Borgo San Lorenzo (FI): La Fiera Agricola Mugellana a tavola

Si scrive Fiera Agricola Mugellana, si legge qualità.

A Borgo San Lorenzo si rinnova un grande appuntamento con i prodotti del territorio con la Sagra del tortello e della bistecca. Al Foro Boario, in occasione della Fiera Agricola, dal 7 al 10 giugno, i prodotti del Mugello protagonisti in tavola.

Un menù a km zero che parte con percorino del Mugello e miele di Luco, passa attraverso i tortelli con mille condimenti o la zuppa di farro, si esalta con la bistecca o la trippa, approda ai fiori di zucca fritti per finire in dolcezza con il gelato. Special guest: la birra artigianale. Tutto questo e molto altro a Borgo San Lorenzo, per la Fiera Agriciola Mugellana.

La Sagra del Tortello e della Bistecca (con musica dal vivo) è al Foro Boario dal 7 al 10 giugno. Info e prenotazioni 333-9015380, 393-3585477 o sagradeltortello.com.

Facebook: www.facebook.com/sagradeltortello
Evento Facebook: www.facebook.com/events/384249954945949/ 

www.fieragricolamugellana.it

ANTIPASTI
Crostini misti
Antipasto mugellano in tagliere con affettati, formaggio e farro
Pecorino del Mugello e miele di Luco

PRIMI
Tortelli al ragù
Tortelli al ragu di agnello
Tortelli al cinghiale
Gnocchi al ragù
Gnocchi al pomodoro
Zuppa di farro

SECONDI
Salsiccia
Bistecca di maiale
Rosticciana
Tris alla brace (salsiccia, rosticciana, bistecca di maiale)
Bistecca alla Fiorentina
Cinghiale in umido 
Trippa
Peposo di chianina

CONTORNI
Insalata mista
Patate arrosto
Fiori di zucca fritti
Polenta fritta

DOLCI
Crostata
Panna cotta
Zuppa inglese
Fragole al limone
Fragole con gelato

BIBITE
Acqua
Vino 0.50 lt.
Vino 1 lt.
Vino bicchiere
Birra artigianale

PREZZI SPECIALI PER GRUPPI DI OLTRE 20 PERSONE
Giu 7, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Cortona: Carlo Monni

 per l’acquabuonma

 

Carlo Monni, l’eccentrico, burbero e bukovskiano attore toscano, volto-feticcio degli esordi cinematografici di Roberto Benigni nonché storico suo collaboratore nelle provocatorie e militanti prime apparizioni TV, in un folgorante skecth che si svolgeva in un fumoso circolino proletario di periferia (eravamo negli anni ’70), dopo lunghi istanti di silenzio propiziatorio, cupo e interiorizzato da parte degli astanti, tutti impegnati nella ricerca della coscienza di classe (che era un po’ come cercar se stessi), si alzava e sbottava: “ la donna, la donna, la donna…… o l’òmo?”. Come a dire: si parla sempre delle esigenze, delle rivendicazioni, della consapevolezza rinnovata delle donne nella società del tempo: ma di quelle “dell’òmo” ci se ne dimentica?

E’ così che, con ardita e surreale corrispondenza intellettuale (ma anche a casaccio, fa lo stesso), mi son chiesto: “qui stiamo sempre a parlare delle esigenze, delle rivendicazioni, delle ragioni e delle coscienze (rinnovate o meno) di un bicchiere di vino. O il cibo?”. Insomma, mi è parso doveroso mettere sul piatto dei ragionamenti alcuni brandelli di suggestioni culinarie in modo meno frammentario del solito. Sostanzialmente per un insopprimibile senso di colpa. E per rendere giustizia a tutte quelle esperienze che soprattutto gli enofili “terminali” come me appaiano (chissà mai perché) ad un contorno, ad un fedele gregario di una corsa vinta da altri. Niente di più sbagliato, a ben vedere: sono proprio quelle esperienza là, quelle con le gambe sotto a un tavolo, quelle che ci si può guardare negli occhi, a fissare i ricordi migliori nel turbinìo di un girovagare fin troppo frenetico. Quando all’accanito lavoro di fanteria, fra vigne e bicchieri, sostituisci per un attimo la bellezza di un momento condiviso, placido, discusso e….mangiato: sì, forse il senso sta tutto lì. Ed è bene non (dis)perderne il messaggio.

Tratteremo, in questa rubrica-contenitore, di esperienze vissute stagione via stagione, per lavoro o per diletto, con la complicità della zoccolo duro esistenziale, di qualche amico o di qualche collega. Ma mai da soli, mai. Una di quelle cose, sedersi da solo in un ristorante, che proprio non mi riesce di imparare. Anzi, che mi fa star male, pure fisicamente, con effetti subitanei incontrollati. Pensa te che bello, per una volta, non aver voglia di imparare!

Metti una sera a cena……. al Falconiere di Cortona (e dintorni)

Parrà strano, ma la cosa che più mi ha colpito dell’esperienza Falconiere e dell’universo Baracchi, ben oltre la stratificata, raffinata bellezza del contesto e delle storiche architetture, maritate che è tutto dire a una natura prepotentemente viva, è stato scoprire il reale affiatamento di un’intera squadra di lavoro. Qui praticamente ognuno di loro – dall’addetto alla reception, al maitre, al sommelier, alla responsabile della SPA, allo chef e via dicendo- vanta una esperienza pluriennale nella struttura e accanto alla famiglia Baracchi. Insomma, sono lì da sempre, o quasi. Qualcosa vorrà pur dire no?! E infatti il meccanismo dell’accoglienza ne risente eccome, tanta l’oliatura e il rodaggio. Mentre l’energia silenziosa che guida i gesti adeguati nei momenti adeguati fluisce con naturalezza, a rendere meno riverenziale la circostanza di trovarsi in uno dei Relais Chateaux più importanti dell’Italia centrale. Che bello non sentirsi minimamente a disagio! Un traguardo ammirevole. O forse son io che irrimediabilmente invecchio?

Nel frattempo, la cucina di Silvia Regi (chef-patronne nonché moglie di Riccardo Baracchi) e Richard Titi si muove sicura pescando prelibatezze dalla campagna attorno (già in odor di Umbria) e restando fedele a una idea di toscanità culinaria sapientemente rivisitata, sfrondata, abbellita, senza che vi si disperdano gli umori più concreti (e veraci) che poi ne caratterizzano pur sempre gli accenti e le elaborazioni. Fra i millanta piatti provati quel giorno, estratti da due menu degustazione di cui uno vegetariano e l’altro carnivoro, fissano il ricordo una sorprendente ribollita con olio frantoiano e cipollina fresca rimodellata nel verso della freschezza, addolcita da una crema di cannellini aggiunta al momento e da una vibrante quenelle di pomodoro. Così come il minihamburger di cinghiale con pane al cacao, grué, verze sott’aceto e salsine assortite, ennesima riproposizione di una pietanza derubricata a junk-food sotto la dittatura “mcdonaldiana” ma che ti fa capire come si possa brillantemente scansare, se solo si volesse, ogni ovvietà e deriva gustativa, o la grande presenza scenica di olio e formaggio nel millefoglie di pane toscano con pecorino mantecato, puntarelle cotte e crude, emulsione di olio e colatura di alici, che orgogliosamente ci ha annunciato la primavera.

E se le pappardelle farcite di pecorino mi han ricordato una manifattura già apprezzata da Pinchiorri un annetto fa, non così il loro corredo (bocconcini di agnello e carciofi alla menta), che ha regalato al piatto una connotazione ibrida primo-secondo che non mi è dispiaciuta affatto. Fra le proposte di carne, spiccava ilconiglio ripieno di coratella e pomodoro candito con puré di fagioli cannellini, perché sia pur riproponendo gli stessi comprimari già assaggiati nella ribollita, ci ha pensato l’ardore della carne e delle interiora a scuoterti dal torpore e a scartare di lato.

Ma l’universo Baracchi non si esaurisce certo con Il Falconiere. Non molto distante da lì infatti, ai bordi di una strada di campagna e lungo il corso di un torrentello, poco fuori Cortona, c’è una vecchia locanda, ex mulino di un tempo, riattata amorevolmente dai Baracchi a punto di ristoro. Otto camere ben curate e una cucina orgogliosamente tradizionale (“i piatti che piacciono a Riccardo Baracchi”) proposta in un ambiente caldo e confortevole, mettono a proprio agio ogni tipo di viandante. La Locanda del Molino val bene una sosta, non foss’altro che per il sontuoso fritto di terra, un piatto che ispira i ricordi più intimi e l’istintività la più pura a noi campagnoli di sponda rivierasca, ahimè assai poco riproposto nelle cucine d’oggidì. E se le “tagliatelle più buone del mondo” (l’istrionismo e il carattere spigliato del patron sono ben riflessi dal menu) probabilmente non sono le tagliatelle più buone del mondo, il ragù di coniglio che le accompagna è di quelli seri, cotto lunghissimamente, quasi a succhiare tutti gli umori del mondo da una cucina pensata all’antica, struggente e compagnona.

E visto che siamo a Cortona, non dimentico la puntata di mezzodì in pieno centro storico (ammazza quanto è bella Cortona, vent’anni che non ci tornavo!): la Taverna Pane e Vino rappresenta un tuffo nella Toscana più autentica. Come stare nel ventre, anzi nella placenta, della vecchia città. Ne senti il battito, il benefico peso del tempo, l’avvolgenza materna. A colpire qui non è tanto la cucina, sincera e concreta, quanto la carta dei vini: un manifesto alla contadinità, con scelte molto ponderate via dalla pazza folla, in cui realmente mi è parso di respirare a pieni polmoni l’Italia vignaiola che piace a noi. Per una volta una certa visione critica, che traspare prepotente dalle pagine della Guida per cui lavoro ( “digiamolo“!), l’ho ritrovata sbandierata lì, peraltro a prezzi calibrati: una manna!

Le cinque giornate di…… Montalcino

La lunga tappa ilcinese affrontata quest’anno per assaggiare tutto lo scibile liquido della zona si è risolta ai primi di maggio. Il tempo è stato dalla nostra parte concedendoci giornate fresche e soleggiate. Respiri aria buona da quelle parti, se hai a disposizione giorni così. Defatiganti e piacevoli le soste mangerecce. Una, più di altre volte, mi ha favorevolmente colpito: Al Giardino diPaola Angelini (sala) e GiovanLuca Di Pirro (cucina), ritornato al vecchio ovile di Piazza Cavour dopo la breve migrazione a Poggio Antico (tanto da chiederti, come refrain di disco rotto: “ma a Poggio Antico come mai non ci resiste nessuno?”). Due “cartellini” timbrati in due giorni diversi e piatti indimenticabili per brillantezza, freschezza, ispirazione: gli agnolotti ripieni di maiale grigio con passatina di fagioli e ristretto di vitello (bis!), lo stupendo carré d’agnello e il riuscitissimosemifreddo di croccantino alle fragole suggellano il ricordo della cucina forse oggi più espressiva del comprensorio (e anche più in là).

Alla sera invece abbiamo ripetutamente testato “l’apparato” gastronomico del borgo-bomboniera diSant’Angelo in Colle, approdando una volta ancora a Il Leccio della famiglia Tognazzi (ritrovo abituale di un certo Gianfranco Soldera da Case Basse) e al suo pantagruelico fritto di terra (pollo e agnello a go-go), trionfo di verdure incluso. Mentre i pici della casa, elaborati secondo due o tre ricette super classiche del territorio, sanno bene come farsi piacere.

Di pochi fronzoli e più marcata veracità la cucina de Il Pozzo, per inciso il locale storico di Sant’Angelo, dove se ti accosti alla tagliata di manzo non hai da pentirti e dove i pici non temono rivali. Così come non ti penti mai se fai un salto, da parte nostra avvenuto puntualmente, alla Vineria Le Potazzine della famiglia Gorelli  -pure vignaiola- in pieno centro storico di Montalcino: piatti espressi, precisi negli accostamenti, stagionali nella sostanza, semplici ma efficacissimi. E poi, con la virtù innata di non appesantirti, rischio quest’ultimo che con la cucina senese non è da escludersi affatto. E siccome l’occhio vuole la sua parte, ci siamo concessi pure una divagazione dal buon Tullio, a L’Osticcio, dinamica enoteca osteria con vista spaziale sulla vastità dell’Orcia. Qui materie prime di livello propiziano piatti mai scontati, tanto curati nell’aspetto quanto saporiti nella sostanza, sì da distinguersi con merito nel panorama locale.

Citazione a parte merita infine il goloso, traditore ragù di carne di un giorno. Non di ristorante si è trattato, ma della sala da pranzo di una casa normale durante una sera normale, trascorsa in compagnia di gente normale, a respirare gli umori di chi Montalcino la vive davvero. Baricci rappresenta l’ortodossia enologica dei luoghi. I suoi vini un percorso obbligato per chi è alla ricerca dell’autenticità espressiva del sangiovese di lì, senza fronzoli, senza svolazzi. Quella sera il grande vecchio, Nello Baricci, non ha potuto farci compagnia per una influenza birichina. Al tavolo c’erano figlia, genero e nipoti, a cui oggi è affidato il futuro della piccola impresa artigianale. Dalla loro un modo di fare incantato, semplice, quasi ingenuo, senza arrière pensé. Ci si è potuti guardare negli occhi, confrontare e scherzare. Come una sera qualunque. Solo che eravamo nel cuore di Montosoli. E in compagnia di un ragù parlante. Lo scoccare di una scintilla di serenità è avvenuto senza preavviso, a bocca piena.

La foto del ristorante Al Giardino è stata estratta dal sito www.porzionicremona.it

Galleria fotografica: le prime foto dei piatti si riferiscono al ristorante Il Falconiere

Giu 6, 2012 - Toscana godereccia    No Comments

Lucca: La pappa con l’olio e l’aglio


Si tratta di una ricetta simile alla pappa al pomodoro, ma che viene fatta senza pomodoro. Cioè si mette a bollire un po’ d’acqua con sale, basilico e spicchi d’aglio. Nel frattemmpo si taglia a fettine del pane raffermo (di prefernza quello tipico toscano) Si butta il pane nella pentola fuori dal fuoco, lasciandolo gonfiare. Poi si rimette la pentola sul fornello facendo bollire leggermente la pappa per qualche minuto agginugendo pepe, olio vergine, altre foglioline di basilico e aggiustando di sale. Servire versando un filo d’olio su ogni porzione individuale.

foto mazzantini