Browsing "Toscana godereccia"
Mar 12, 2015 - Toscana godereccia    No Comments

Trequanda /SI): Quando la Chianina è…..

La macelleria RicciChi di voi sa dov’è Trequanda? Non mi sembra si alzino molte mani…. un aiutino? E’ vicino a Montisi! Ancora acqua? Montefollonico, Asciano, Torrita di Siena vi dicono niente? Vedo che incominciate a capire…siamo nel cuore delle Crete Senesi, terre di una ruvida e quasi incontaminata bellezza.
Trequanda è a circa 40 chilometri da Siena, a 30 da Montalcino, a 20 da Montepulciano. Quindi non è proprio alla fine del mondo anche se per arrivarci le curve si succedono alle curve in un panorama che da solo vale il viaggio. Ma il viaggio vale il viaggio perché a Trequanda, borgo di pochissime anime, c’è la macelleria della famiglia Ricci, macellai dal 1895 (e scusate se è poco).
Il capofamiglia nonché “capo macellaio” attuale, da quasi un quarto di secolo è Enrico Ricci, che in realtà assomiglia più ad un insegnante di italiano o, se proprio vogliamo stare nel commercio, ad un sarto vecchio stile. Alto, magro, elegante anche con il grembiule bianco, sempre misurato nei toni e nelle parole, sembra tutto fuori che un macellaio. Eppure Enrico non solo è un macellaio, ma uno di quelli “severamente macellai”, dato che macella solo le bestie dell’allevamento che ha dietro casa (di proprietà del Fondo pensioni Cariplo), che naturalmente ha solo bestie di razza chianina.

RicciQuando parlo di allevamento vorrei che mi si capisse: siamo di fronte a centinai di ettari di terreno dove circa 400 bestie vivono per molto tempo allo strato brado. Ad un certo punto la maestria di Enrico porta le bestie ad un’alimentazione e ad un regime di vita diverso, preparandole (ma con calma) al loro non proprio roseo futuro. Ho detto con calma perché le bestie che macella Enrico non hanno mai meno di 18-20 mesi e poi rimangono a frollare per periodi che vanno dai 25-30 giorni per le femmine e arrivando fino a 40 per i maschi.
Altre carni vaccine non entrano dai Ricci, anche se la macelleria propone carne di maiale (se possibile di grigio senese) e pollame vario.
Ma è per la carne di manzo che circa una volta ogni 40-50 giorni mi faccio il viaggio fino a Trequanda, anche se il capocollo che ho comprato l’ultima volta faceva rinvivire i morti. Ho parlato prima del loro stile da “macellai severi”: questo vuole anche dire che non dovete pensare di arrivare lì e sperare di uscire con 10 bistecche…una chianina non è mica una bistecca con le corna! La bestia ha molti tagli e non si può pensare solo ad uno, anche se famoso e soprattutto buono: Enrico cercherà di farvi capire che anche i pezzi per lo spezzatino o lo stracotto, oppure la carne per il macinato hanno la loro grande qualità e giusta importanza. E Enrico ha ragione da vendere!!! Tre giorni fa ho cucinato uno brasato al barolo da leccarsi i baffi e proprio adesso, mentre scrivo, stanno cuocendo lentamente tre ossibuchi che emanano un profumino eccelso.

La famiglia RicciIl bello di andare dai Ricci è quello di farsi anche una cultura sui tagli e di ritornare a casa con pezzi che avranno magari bisogno di un minimo di attenzione per essere cucinati, però vi faranno riappacificare con le parti meno nobili ma più saporite di una chianina. Perché in realtà di una sola chianina per volta si parla: i Ricci non macellano venti bestie ma un capo o due al massimo e cercano di proporlo e di venderlo solo al momento in cui lo reputano frollato a dovere.
Vedo che state per dire “ma non è che comprando più carne del normale e mettendola in congelatore questa perde qualità”. Può anche darsi (ma non è detto), ma vi garantisco che una carne del Ricci messa in congelatore (con attenzione) e poi scongelata e cucinata è 10 volte meglio di un taglio uguale comprato al supermercato. Lo si capisce subito dall’odore e poi la cosa è confermata dal gusto. Sempre l’ultima volta che sono andato ho comprato del macinato e ho fatto un ragù che mi ha profumato la cucina per due giorni.
Se poi ci mettiamo che i Ricci spediscono in sottovuoto per corriere in tutta Italia potete anche pensare di farvi arrivare a casa questo bendiddio. Ma la soddisfazione è andare a trovarli (attenti agli orari…non sono aperti tutti i giorni lavorativi) e farsi consigliare i pezzi che, una volta cucinati, vi faranno godere come ricci (OPS!).

Macelleria Ricci S.n.c., Via Traversa dei monti, 4 – 53020 Trequanda (SI)
T. 0577 662252, Fax 0577 661849
email: macelleria.ricci@libero.it

Mar 11, 2015 - Toscana godereccia    No Comments

Montalcino (SI): Brunello e Barolo a confronto

 

Exploit dei prezzi alla produzione di due importanti vini a denominazione, il Brunello di Montalcino e dal Barolo. Lo segnala Ismea nell’Overview di questa settimana.

Nel caso del Brunello, precisa l’Istituto di servizi per il mercato agroalimentare, “la qualità dell’annata 2010, considerata dagli esperti alla stregua di quella del ’97, sta ottenendo grandi riconoscimenti sul mercato nazionale ed estero, registrando ottime performance di crescita specialmente in Giappone. Il Barolo sta invece beneficiando di una forte spinta della domanda soprattutto statunitense, da sempre attenta ai grandi rossi certificati italiani”.

“Già dallo scorso anno – ricorda Ismea – si erano avuti segnali positivi su questi due dei grandi rossi italiani, ma è con l’inizio del 2015, e quindi con l’ingresso sul mercato delle nuove annate, che si può parlare di exploit dei prezzi alla produzione”.

A febbraio, precisa Ismea, il Barolo ha superato la soglia dei 700 euro al quintale e “bisogna tornare indietro fino alla metà del 2007 per trovare numeri simili. I listini attuali sono più del doppio rispetto a quelli di cinque anni fa”.

Situazione analoga per il Brunello di Montalcino. Il mese di febbraio, continua l’analisi, ci ha consegnato un valore medio all’origine di ben 880 euro al quintale, prezzo mai raggiunto negli ultimi dieci anni. In questo caso a spingere in alto le quotazioni dell’eccellenza toscana ha partecipato sì la domanda estera, come ad esempio quella del Giappone che, dal confronto del dato cumulato dei primi undici mesi del 2014 rispetto al 2013, ha visto un +8% in volume di tutti i rossi Dop toscani, ma fondamentalmente va ascritta alla grande annata 2010 presente sul mercato.

Secondo gli esperti l’attesa per questa produzione “è stata ripagata da una grandissima qualità delle bottiglie targate, appunto, 2010 che potrà essere annoverata negli annali dopo quella del 1997 e del 2001, portando il Vigneto Italia ad altissimi livelli”.

C.d.G.

Mar 10, 2015 - Toscana godereccia    No Comments

Rimini: Due vini toscani alla conquista della Romagna

 

Due toscani e un romagnolo. Si è chiuso con un tris di vincitori “ex aequo” il derby del Sangiovese tra Toscana e Romagna al “Romagna Wine Festival”.

In gara otto campioni del Vino Nobile di Montepulciano Docg Riserva 2011 e otto campioni del Romagna Sangiovese Doc Riserva 2011, giudicati alla cieca da una commissione tecnica composta da quattro sommelier e due enologi – tre toscani, tre romagnoli – a cui si è aggiunto il voto popolare dei partecipanti alla kermesse di Palazzo del Ridotto a Cesena.

A vincere, i vini Azienda agricola Le Bertille di Montepulciano; Cantina Terra della Pieve di Cesena; Podere Le Berne di Acquaviva di Montepulciano. Ai vincitori, premiati dal Presidente di Ais Romagna Roberto Giorgini, è stata consegnato un trofeo realizzato con legno riciclato di antiche barrique messo a disposizione dal Consorzio Rilegno.

C.d.G.

Mar 9, 2015 - Toscana godereccia    No Comments

Siena: Tutti dicono Chianti

 

Schermata 2015-02-15 alle 12.10.16

Il mondo si divide in due grandi categorie: i lettori di Intravino e quelli che scelgono un vino “a orecchio”. A loro, al 99,9% degli italiani che una volta l’anno sbevazzano, sono dedicati questi post che a confronto Bignami ci spiccia casa. Perché lo facciamo? Perché mentre noi stiamo qui a cercare il pelo nella bottiglia di Romanée-Conti, fuori c’è gente che il Codice Da Vinci lo ha decifrato ma le differenze tra Chianti e Chianti Classico ancora no. Per loro, e solo per loro, Intravino fa scendere in campo una squadra di esperti che a confronto Robert Langdon ci ri-spiccia casa, uomini e donne che la mamma li ha trovati sotto una pianta di nebbiolo a piede franco, altro che cavoli e rose. E allora che negroamaro, Barolo e verdicchio siano, perché la ggente deve sapere. Oggi tocca a:

Mi dia un Chianti non Classico, per favore.

Spiegare ad un amico italiano la differenza tra Chianti e Chianti Classico è un supplizio di Tantalo, figuriamoci ad un importatore cinese o all’imprenditore sudafricano che ha deciso di studiare a fondo il problema per cominciare il suo business nel settore enologico. Si, perché iniziare con il dire che in Chianti (territorio)  non si può fare Chianti (vino) già sconcerta gli astanti al primo ascolto, e sapere poi che le province dove lo si può produrre sono ben 6 lascia stupiti. Non solo Firenze e Siena, dunque, dove si sviluppa il Chianti come territorio e dove si produce Chianti Classico ( e qui già vedo fumare le meningi) ma anche Prato, Pistoia, Arezzo, Pisa.  Volendo essere precisi, però, non mancano le sottozone di riferimento come Colline Pisane, Colli Aretini, Montespertoli, Rufina, Montalbano, Colli Fiorentini. Infine, per non farsi mancare niente, c’è la distinzione tra Annata, Riserva e Superiore. Insomma, c’è Chianti e Chianti Classico che, è bene ricordarlo, è una DOCG separata, con tanto di disciplinare di produzione diverso. L’impresa titanica è consigliarne dieci, pescati tra tutte le sottozone, cercando di soddisfare esigenze diverse di stile. Al Chianti Classico, giocoforza, dedicheremo una puntata a parte.

Cantine Leonardo Da Vinci
Il Chianti Leonardo è il vino più rappresentativo di questa cantina che è riuscita nell’operazione di trasformazione da cantina sociale a moderna azienda cooperativa, con prodotti che sul mercato riscuotono successo in quanto al passo con i tempi pur senza scordarsi della territorialità. Sempre di loro proprietà è la Cantina di Montalcino, unico esempio di unione tra viticoltori nel territorio ilcinese  Il loro Chianti si fa apprezzare per l’eleganza, i sentori fruttati spiccati, la vena acida presente ma bilanciata .

Corzano e Paterno
Stare a raccontare la storia di questa fattoria e dei legami familiari che intercorrono tra i vari componenti occuperebbe una buona parte dello spazio e non servirebbe a comprendere a fondo lo spirito che aleggia in azienda. Aiuterà sapere che producono formaggi favolosi, che il loro olio Evo vince tutti i concorsi e che per il vino, come per una band, il front man è Aljoscha Goldschmidt, produttore di vini dalla grande personalità. E il suo Chianti Terre di Corzano ne è una riprova

Giacomo Mori
Il nome è quello del nonno, ma l’attività vinicola non è mai stata abbandonata in famiglia, anche se è merito dell’attuale Giacomo, il nipote, l’aver scelto di intraprendere un percorso di qualità, tornando ad imbottigliare il prodotto che andava venduto sfuso, concentrandosi su poche etichette e facendo del Chianti La bandiera della produzione. Fuori dal circo mediatico del vino, poco presente su riviste e kermesse di vario tipo, si caratterizza per una regolarità di produzione impeccabile.

Poggiotondo
Di proprietà di Luigi Massart, nella vita avvocato, è un’azienda di famiglia in cui il titolare è riuscito, grazie al suo impegno unito ad una sana dose di incoscienza, a sfatare luoghi comuni sul territorio nel quale ha sede la fattoria, il Casentino, che non sembrava adatto alla produzione di vino di qualità. Se poi si pensa che un’altra delle attività è quella dell’allevamento di asini, facile comprendere come fare cose ovvie non è comunque di queste parti . Il Chianti Le Rancole si mostra austero all’inizio, ma poi riesce a conquistare in maniera confortante, adatto a coloro che nel vino vanno oltre il primo sorso.

Fattoria Selvapiana
Una fattoria che rappresenta un territorio, quello della Rufina, che ha come motto “Il più alto dei Chianti”, ad indicare come i vigneti siano posizionati ad un’altitudine superiore alla media. Federico Giuntini Antinori è il titolare mentre la conduzione è affidata a Silvia e Federico Giuntini Masseti. La longevità è il tratto dominante dei prodotti ma il vino che più riesce a fornire l’idea del territorio è il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale , un “cru” in grado di sorprendere per la sua capacità di evoluzione nel corso dell’invecchiamento.

Marchesi de’ Frescobaldi
Le potenzialità della Rufina sono state poco valorizzate nel corso del tempo, anche se in tempi non sospetti uno come Luigi Veronelli affermava che dovesse essere tolto l’appellativo Chianti ad una denominazione che per le sue peculiarità si staccava decisamente, da un punto di vista stilistico, rispetto alle altre zone. La Marchesi de’ Frescobaldi ha fatto conoscere il territorio nel mondo, avendo qui la sede nel Castello di Nipozzano. Con il Chianti Rufina Riserva Vecchie Vigne ha centrato l’obiettivo di fare un vino elegante senza essere voluminoso e affettato.

Castello di Sonnino
Voler distinguere in maniera troppo esosa il territorio può portare alla creazione di sottozone vinicole che non riescono a farsi conoscere e caratterizzarsi per i loro prodotti. Alessandro De Renzis Sonnino  è il più grande produttore al mondo di Chianti Montespertoli, area conosciuta da chi abita a Firenze e dintorni: il suo Chianti Montespertoli rappresenta esattamente il concetto di vino rosso giovane, fresco e beverino, dai profumi fruttati e floreali, cioè il profilo stilistico che in molti si immaginano applicabile esattamente al Chianti

Tenuta San Vito
Esempio di azienda biologica primordiale in Toscana, visto che la certificazione arriva già dal 1985. Il fondatore è stato Roberto Drighi, che riesce e strutturare una fattoria modello negli anni Sessanta, quando tutti fuggivano dalle campagne; alla figlia Laura si deve la scelta di conversione al biologico mentre oggi è il nipote Neri Gazulli a tenere le redini. IlChianti Colli Fiorentini Darno rappresenta al meglio l’idea di un vino ricco di polpa, senza essere oppressivo in bocca, con un bagaglio aromatico che spazia in sensazioni fresche e piacevoli.

Montenidoli
Per alcuni territori ci sono produttori che rappresentano un riferimento preciso, sia per gli appassionati consumatori che per i cosiddetti esperti: a San Gimignano non si può prescindere da Elisabetta Fagiuoli e la sua azienda, convertita oggi al regime biodinamico è una di queste. Ben conosciuta per la sua Vernaccia, declinata in versioni diverse, sorprende anche con il suo Chianti Colli Senese Sono Montenidoli, che ha nella longevità e la tenuta dei profumi il suo elemento specifico, disponibile senza però essere lascivo.

Pacina
Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa sono i titolari di un’azienda che ha un popolo di fan accaniti dei loro vini, rappresentativi di una filosofia produttiva chiara e ben definita: territorio, vitigni autoctoni, naturalità per non rovinare con il lavoro dell’uomo quello che la natura fornisce. Il Chianti Colli Senesi è un vino che sorprende anche dopo un giorno di apertura, per la capacità di lenta evoluzione, complesso senza mettere in difficoltà il consumatore, appena scorbutico all’inizio per poi diventare aperto e disponibile

Pagine:«1234567...267»